Il lupo e l’agnello
Fino a ieri il Presidente biondo che fa impazzire il mondo era, per i nostri governanti, il genio della politica.
Fino a ieri il Presidente biondo che fa impazzire il mondo era, per i nostri governanti, il genio della politica. Uno che apriva conflitti e cambiava opinione con la stessa facilità con cui si scarta una caramella, era visto come il leader visionario destinato a portare la pace nel mondo. C’era persino chi ne proponeva la candidatura al Premio Nobel per la Pace. No, dico, non dimentichiamocelo.
Oggi però è bastata una sua dichiarazione, oggettivamente fuori luogo, contro Giorgia Meloni perché diventasse all’improvviso un irresponsabile, un ingrato, uno che non capisce gli equilibri internazionali e manca di rispetto all’Italia.
Ora, la Meloni è il mio presidente, non l’ho votata ma ha vinto democraticamente le elezioni e mi rappresenta, (che poi io non sia d’accordo su quasi nulla di quello che dice non ha importanza e che la mia sinistra si meriterebbe tante di quelle randellate nella schiena che neanche immagini, ma tant’è…Noi “sinistri” siamo sempre in piena sindrome Tafazzi e non se ne vede l’uscita. Dolce Enrico se tu ci fossi ancora…cantava lo stornellatore romano). Dicevo, la Meloni rappresenta l’Italia quindi anche me e scusate se mi girano quando qualcuno ci manca di rispetto.
Ma, e detto ciò, poi ci sono due risposte: o Trump era davvero il grande statista celebrato per anni, oppure era già allora il personaggio imprevedibile e impulsivo che il resto del mondo aveva già imparato a conoscere.
Perché non si può passare in ventiquattr’ore dal Nobel per la Pace al pericolo pubblico solo perché, questa volta, le sue parole non colpiscono gli avversari ma gli amici.Il dettaglio più divertente, e forse più rivelatore, è però osservare l’indignazione di chi per anni lo ha difeso da qualsiasi critica, spiegando che ogni sua provocazione fosse una mossa geniale e che dietro ogni frase ci fosse una strategia raffinata.
Poi arriva una dichiarazione sgradita e, come per magia, il genio scompare: Trump non è più il visionario da interpretare, ma l’uomo che ha parlato troppo e a sproposito. È il capolavoro della politica da tifoseria: le idee non contano, contano le maglie. Le stesse parole possono essere considerate profonde o scandalose a seconda di chi ne viene colpito.
E così il problema non è mai ciò che viene detto, ma a chi viene detto. Non importa se il lupo è sempre lo stesso: finché azzanna il gregge degli altri è un animale affascinante. Lo scandalo scoppia soltanto quando, per sbaglio, mette i denti tra le pecore di casa nostra.
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