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Il latitante Edgardo Greco resta in carcere in Francia

Un anno fa circa – era il 2 febbraio 2023 – la polizia francese arrestava a Saint-Etienne, vicino Lione, il latitante calabrese Edgardo Greco

di francoplat - mercoledì 14 febbraio 2024 - 439 letture

Cosentino, nato il 7 giugno 1959, Greco era latitante da sedici anni, dall’ottobre 2006, quando si era sottratto all’esecuzione della misura cautelare in carcere, emessa dal gip di Catanzaro all’interno del maxi-processo “Missing”. Gli inquirenti, che avevano ricostruito alcuni fatti di sangue che avevano opposto nei primi anni Novanta a Cosenza le cosche “Pino-Sena” e “Perna-Pranno”, lo avevano condannato all’ergastolo per il duplice omicidio dei fratelli Stefano e Giuseppe Bartolomeo, nel gennaio 1991, e per il tentato omicidio di Emiliano Mosciaro nel luglio dello stesso anno. I due fratelli erano stati attirati in un’imboscata in una pescheria nella disponibilità di Mario e Pasquale Pranno e qui uccisi a colpi di spranga; i loro cadaveri, poi, erano fatti sparire e non furono più ritrovati. «Quando iniziò la stagione dei primi pentiti nella Sibaritide, qualcuno disse che erano stati prima sotterrati in Sila e poi disciolti nell’acido» (Giuseppe Legato, “La Stampa”, 2 febbraio 2023).

Dopo la condanna Edgardo Greco si era volatilizzato, era scappato prima in Germania e, poi, in Francia, dove aveva lavorato come pizzaiolo in diversi ristoranti italiani, con il nome di Paolo Dimitrio, sino a quando non era stato individuato dalla polizia francese a seguito dell’indagine coordinata dalla Dda di Catanzaro e svolta dai Carabinieri del Reparto operativo - Nucleo investigativo di Cosenza e dal personale delle unità catturandi italiana e francese e dell’unità I-Can (cooperazione Interpol contro la ‘ndrangheta) dello Scip del Ministero dell’Interno.

Da sempre proclamatosi innocente, nei giorni scorsi Greco si è visto respingere dalla Corte d’Appello di Lione la richiesta di scarcerazione avanzata dal suo legale, David Metaxas. In due precedenti occasioni, nel febbraio e nel marzo 2023, le richieste di rimessa in libertà avanzate dall’avvocato erano state ricusate. In realtà, già nell’aprile dello scorso anno, la Corte d’Appello aveva deciso di estradare il latitante, ma la procedura era stata bloccata, a gennaio di quest’anno, dalla Corte di Cassazione per un vizio di forma. Ora si tratta di capire quando Greco sarà riportato in Italia.

Di fatto, l’arresto in Francia del “pizzaiolo” cosentino aveva seguito di pochi giorni quello più vistoso del siciliano Matteo Messina Denaro. Ma anche l’ex latitante calabrese potrebbe godere del suo momento di celebrità mediatica: almeno stando alle parole di Metaxas, la piattaforma Netflix sarebbe interessata a realizzare una serie basata sulla vita e sulle vicende processuali di Edgardo Greco. Forse, la società californiana trova di qualche interesse un uomo che si è sempre proclamato innocente e che, secondo le cronache, ha dichiarato di «essersi trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato».

Non si sa se le intenzioni di Netflix prenderanno forma e se, in futuro, sarà sdoganata una qualche versione in streaming della vicenda del detenuto calabrese in Francia. Dato il passato e attuale approccio dei media al mondo mafioso – si intende alla dimensione spettacolarizzata di un certo mainstream mediatico –, è lecito pensare con cauto scetticismo all’eventuale fiction sulla vita e sul decorso processuale di Greco: è lecito ipotizzare che emergeranno il “caso” giudiziario, le ombre sul processo e sulla sentenza, il rilievo dato alla fuga, il pathos sul latitante che fugge tra le maglie della rete sino alla caduta. In effetti, si resta, spesso, con un po’ di amaro in bocca quando i fatti nostrani di mafia vengono rielaborati da qualche produzione mediatica estera, per via di quella rappresentazione non di rado folkloristica ed esotica delle consorterie criminali italiane, con protagonisti sopra le righe, muscolari e passionali ai limiti della brutalità e delle violenza, che paiono essere usciti dalla penna di Verga, come Jeli il pastore, figli di una realtà ancestrale e priva di rapporti con la modernità. Una rappresentazione che esclude, quasi automaticamente, un costrutto lucidissimo di Giovanni Falcone, quello relativo alle “menti raffinatissime” e che comporta, non solo fuori dal nostro Paese, la continua sottovalutazione del fenomeno, garantendo a quest’ultimo il suo florido perpetuarsi.


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