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Il filosofo e la casalinga di Voghera

Un bel giorno Simona riceve una strana lettera su busta severamente intestata: Corte d’Appello di Milano.

di Gigi Monello - mercoledì 21 dicembre 2022 - 4033 letture

Se non la smetti, ti faccio mettere l’Amministratore di sostegno! Vedrete che prima o poi la sentiremo al bar dello sport a mo’ di battuta. Siamo il paese del Vario & Pittoresco: pizza, spaghetti, birra, mandolini, convergenze parallele e amministratori di sostegno. Una fantasia unica.

Un vecchio professore torinese, dichiaratamente gay, di anni 87, personalità di spicco della cultura filosofica italiana nei decenni ’70-’80, studioso di levatura mondiale, deputato al Parlamento europeo e personaggio tv stranoto, negli ultimi anni si è trovato costretto a deliziarsi con le rogne di una delle maggiori genialate legislative partorite in Italia: la oramai leggendaria legge 6/2004 (3° governo Berlusconi); nata con ottime intenzioni nel bel mezzo di un sogno di una notte di mezza estate.

Su premurosa iniziativa di ex amici (a lungo beneficati) che lo descrivono come circonvenuto dall’attuale amico-assistente (nuovo beneficato), Gianni Vattimo nel 2018 viene messo sotto Amministrazione di sostegno. La cosa sbalordisce l’ambiente universitario e rimbomba sui media. Il Professore - che nonostante una lunga dimestichezza con la categoria della Possibilità, mai avrebbe pensato di potersi trovare dentro una tale storia - reagisce con stizza e avvia una battaglia legale per liberarsi dal diabolico intrigo. Nel novembre 2021 ci riesce: la Corte d’Appello civile di Torino gli dà ragione: è capace di badare a se stesso; non c’è bisogno di nessuna AdS. Ma la Procura impugna e la parola passa, quindi, alla Cassazione, che nel giugno 2022 conferma: il professore è perfettamente capace di intendere e di volere, può amministrare da solo il suo patrimonio; non abbisogna di alcuna tutela e direzione. Sa cosa fare della sua vita; è lucido e orientato.

Storia finita? Non saremmo in Italia. Bisogna sapere che mentre a Vattimo veniva assegnato, nel 2018, l’Ads, al suo assistente-amico, Simone Caminada, un brasiliano di anni 38, veniva recapitato avviso di garanzia per circonvenzione di incapace. La situazione è grave ma non è seria, soleva dire il sommo “Italianista” Flaiano. Dunque, ricapitolando: abbiamo un anziano; da alcuni Magistrati ritenuto perfettamente lucido, e da altri circonvenibile da malintenzionato: l’anziano è un fenomeno della natura: è un capace incapace. Come dire: “questo masso è puro granito; ma potete plasmarlo come creta”. Strepitoso.

Nell’ultima udienza (dicembre 2022) del processo a Caminada, i due Procuratori sostengono che Vattimo è totalmente soggiogato dalla sua volontà, che lo tiene in pugno e ne fa quello che vuole; male hanno fatto, dunque, Corte di Appello e Cassazione a revocare l’Amministratore di sostegno; di cui l’anziano avrebbe più che mai bisogno. Mentre per Caminada, non guasterebbe una appropriata razione di galera: facciamo 4 anni. In una precedente udienza, parlando in favore del giovane amico-assistente, Vattimo spiega, “Ho fatto una bella vita, avevo delle possibilità e sono stato molto prodigo con le persone che mi erano vicine”. Come dire: “Sono sempre stato così, pure da giovane; perché non la piantate di tormentare la gente?”. E, in effetti, a parte questo, detto sinceramente, che farebbe uno qualunque tra noi, senza figli e parenti, a 87 anni, malato, non più autosufficiente? Prometterebbe qualcosa a qualcuno in cambio di aiuto continuato. Umano, no? Cosa successa un fracco e una sporta di volte. Ma la Procura (superUmana) non si lascia ingannare, e tira dritto: quattro anni di carcere; quattro.

Dall’intellettuale di fama mondiale alla casalinga di Milano (che non dista poi tanto da Voghera). Simona, sessantenne, di famiglia agiata, sette gatti e un cane, single per libera scelta, diversi lavori nel suo passato, con casa di proprietà ereditata dalla madre (di cui si è presa cura sino alla fine), un rispettabile patrimonio finanziario e neppure l’ombra di una patologia psichiatrica.

Un’esistenza assolutamente ordinaria. Se non fosse per una soavissima sorella, con la quale, da decenni, non ha più rapporti; e che d’improvviso si scopre preoccupata per il suo bene. Un bel giorno Simona riceve una strana lettera su busta severamente intestata: Corte d’Appello di Milano. La apre e ci resta secca: la congiunta - che vuole salvarla dal male - la cita in Tribunale sostenendo che non è più capace di badare a se stessa e ai suoi interessi: e fornisce circostanziate prove. Simona è un’asociale; non si è mai costituita una famiglia; gioca frequentemente al gratta e vinci; fa prestiti di denaro alle amiche; non frequenta nessuno; non lavora; vive con sette gatti e un cane; ergo ha urgente bisogno di Amministrazione di sostegno (e, per la bisogna, si propone lei medesima ). Il Magistrato tutelare, che sembra, in certi casi, avere assunto una sorta di funzione di controllo etico della conformità sociale, all’udienza va piuttosto per le spicce; poche domande: sul fatto di essere o no d’accordo; e poi la richiesta di dire in che giorno, mese ed anno ci si trova.

Due mesi dopo arriva la nomina dell’AdS; provvisorio dapprima; poi definitivo. Senza che alcuna perizia psichiatrica sia stata acquisita, il Tribunale prende una decisione che menoma gravemente la personalità giuridica di una cittadina di questo paese; così, con uno schiocco di dita. L’ avvocatessa-amministrante piove in casa di Simona e gli ritira carta di credito, libretto degli assegni e scrupolosamente censisce denaro contante e gioielli. Per due anni di attività la medesima riceverà euro 42000 tondi. Un’opera immane: ha pagato bollette, stipendio della colf e condominio. Per cercare di uscire da questa sinistra trappola, ora Simona si è rivolta ad un legale, che così commenta, “Se Simona può essere sottoposta ad Amministrazione di sostegno, questo significa che non c’è italiano che può ritenersi al riparo da questa eventualità”.

Le iene hanno dedicato alla stupefacente vicenda una puntata (la trovate on line); e, alla fine del reportage, hanno tentato un contatto telefonico con la famosa (e tanto pensosa) sorella; che prima di riattaccare testualmente esclama, “No, ditemi che è uno scherzo!”. Già, uno scherzo. Da prete.

La legge 6/04 sta diventando una barzelletta di risonanza mondiale: basta un parente risentito (e magari anche una puntina interessato), un magistrato che si pensa buon padre di famiglia nonché custode del buon senso, un avvocato bisognoso di fare reddito senza lungaggini d’aula, e il gioco è fatto. Eh, gli italiani; il Cavaliere fece scuola: veramente unici nel creare posti di lavoro.


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