Il fatto non sussiste

Tre esempi di giustizia + una bucolica

di Adriano Todaro - mercoledì 18 aprile 2018 - 5582 letture

Primo esempio – Porto l’auto dal meccanico perché debbo fare manutenzione. Quando la vado a riprendere, c’è una bella bocciata sul lato destro posteriore. Chiedo spiegazioni e il meccanico, di rimando: “Il fatto non sussiste”. Ah, beh; sì, beh.

Secondo esempio – Ho dovuto chiamare l’idraulico perché i termosifoni non riscaldavano. Ha cambiato un aggeggio per me molto misterioso. Costo 250 euro. E la fattura? Eh no, mi dice l’idraulico perché in quel caso, caro signore, lei dovrebbe pagare molto di più. E poi, continua, tanto se non rilascio fattura “Il fatto non sussiste”. Ah, beh; sì, beh.

Terzo esempio – Assemblea condominiale. L’amministratore spiega le spese che sono state fatte. Il ragioniere Filippetti, prende la parola. Si alza in piedi, si pulisce gli occhiali con il lembo della cravatta e mi guarda con un sorrisetto ironico. Poco prima, sull’ascensore mi aveva già anticipato: “Vedrà stasera come la sistemo io l’assemblea!”. Al che mi ero preoccupato perché quando ha queste uscite, significa che l’assemblea a schifio finisce. Il ragioniere Filippetti, terzo piano scala C, sa che, nel silenzio generale, tutti gli sguardi sono su di lui. Dalla Tv ha imparato che è necessario fare le pause giuste per tenere sveglia l’attenzione dell’uditore. Sa che non bisogna dire tutto subito, bisogna centellinare le notizie, prenderla alla larga e poi fare l’affondo finale. E così fa: “Vorrei sapere – chiede all’amministratore, un altro ragioniere – quanto spendiamo per lo spurgo della fogna”. Il ragioniere sfoglia un po’ di carte: “Ogni volta che lo chiamiamo, 150 euro”.

E quanti pozzetti pulisce?”. L’altro ragioniere risponde con un po’ di apprensione nella voce, perché forse ha capito che il Filippetti inizia la guerra per occupare il suo posto. Poi la stoccata finale. “Per me questa cifra è sottostimata – ribadisce il Filippetti –. Ci deve essere qualcosa di non chiaro”.

No, guardi ragioniere che ci fa questo prezzo perché siamo vecchi clienti”.

Eh no – sbotta il ragioniere Filippetti – queste cose non si fanno. Io mi sono interessato e ho trovato altre ditte che possono fare il medesimo lavoro”. “E quanto costa il tutto?”, domanda di rimando l’amministratore. “Non molto di più. Solo 450 euro”. A quel punto si scatena la bagarre, come sempre. Tutti parlano, inveiscono, si accusano di tramare a vicenda, di essere ladri. Ma sarà proprio il Filippetti a riportare la calma con una frase lapidaria: “Il fatto non sussiste”. Ah, beh; sì, beh.

Quarto esempio – Il sindaco di Milano, Beppe Sala, doveva acquistare 6 mila alberi per l’Expo. Non fa nessuna gara per la fornitura e spende 4,3 milioni di euro, soldi nostri, per le piante. Ogni pianta ci costa 716 euro. La ditta che doveva fornire le piante, va in un vivaio dietro casa e li acquista per 1,6 milioni, in pratica 266 a pianta. Lo Stato, tutti noi, ha pagato le piante tre volte di più, con un danno erariale di 2,1 milioni di euro.

Non è straordinario tutto ciò? E’ ancora più stupefacente, però, che il gup (Giudice udienza preliminare), che si chiama Campanile, vede molto meglio della Procura di Milano, e non manda il Beppe di Milano a processo per abuso d’ufficio perché “Il fatto non sussiste”. Ah, beh; sì, beh.

Più che giustizia ad orologeria questa mi sembra una giustizia bucolica-agreste.

Conclusioni: i primi tre esempi sono parto della mia mente bacata ma potrebbero essere anche veri. Il quarto, invece, è vero ma potrebbe anche essere parto della mia bacata mente. Le strofe (Ah, beh; sì, beh.) sono tratte da “Ho visto un re” di Fo-Jannacci.

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Elisabetta dixit 3 – “Cassazione o meno, Berlusconi è e rimane l’unico e irrinunciabile leader politico di Forza Italia e del centrodestra. Oggi con una sentenza che completa un percorso giudiziario lastricato da distorsioni giuridiche, palesi incostituzionalità, si è raggiunto il traguardo coltivato da venti anni di estromettere Berlusconi dalla scena politica. Un vero e proprio scippo della democrazia. Ma siamo sereni”. (Maria Elisabetta Alberti Casellati, eletta presidente del Senato, seconda carica dello Stato).


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