Il dissesto di Lentini
Lentini un comune in totale dissesto finanziario e urbanistico. Che va verso un nuovo dissesto finanziario lo sa chi non vuole saperlo...
Lentini un comune in totale dissesto finanziario e urbanistico. Che va verso un nuovo dissesto finanziario lo sa chi non vuole saperlo e che sono trascorsi 37 anni dall’avvio dell’iter del piano regolatore generale, 29 luglio 1988, oggi Piano urbanistico generale, lo sanno anche.
Per i conti non in ordine si va avanti pur di sopravvivere governando, mentre per mettere ordine all’assetto urbano e territoriale si finge di non sapere perché si è scelto e si sceglie la strada del variando variando più comoda e più sbrigativa. Con risultati talvolta inguardabili ma funzionali al trionfo della rendita e dalla speculazione immobiliare.
Alla normalità si può aspirare per un comune ben amministrato e rispondente ai bisogni dei cittadini? Si potrebbe se si avviasse un confronto aperto sulla città e la sua mutazione anagrafica, sociale ed economica. Una città che invecchia, con i giovani che scappano e i genitori che li seguono, un paesaggio agrario mutato, verde sì ma con grandi aziende capitalistiche, e il sistema della distribuzione: alimentare, articoli per la casa e dell’abbigliamento fuori da ogni calcolo di reddito della popolazione residente e dei comuni vicini.
L’occupazione nei servizi non cresce ma diminuisce, anche negli altri settori produttivi e artigianali. Una situazione così drammatica dovrebbe portare a ritrovare l’autonomia perduta d’essere e di agire, invece di invocare i santi protettori che vengono da fuori, che poi guardano ai loro interessi di bottega.
La Lentini che ho conosciuto nel tempo, con non pochi limiti e un anarchismo individualistico talvolta insopportabile, ma che in alcuni frangenti storici si ritrovava per dare un senso unitario e collettivo da fare parlare ovunque per l’autonomia che esprimeva nelle lotte sociali e nella politica. Qualcuno mi dirà altri tempi, vero, ma si può essere non servi per se stessi e la città.
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