Il delitto di Lago Santo
Lago Santo : Un’indagine del commissario Soneri / di Valerio Varesi. - Milano : Mondadori, 2025. - 336 p., br. - (Il giallo Mondadori). - ISBN 978-88-04-80414-7.
In un giorno di novembre, vicino al Lago Santo ai piedi delle aspre cime fra Emilia, Liguria e Toscana, su un pendio di ghiaia viene trovato il cadavere di Gianrico Bonaccorsi dal viso sfigurato e le braccia e le gambe scardinate. La sua auto è parcheggiata nel piazzale da cui parte la seggiovia, non lontano. Ex insegnante di filosofia al Classico, 68 anni, propugnatore di idee di estrema destra, lettore assiduo degli scritti di Julius Evola e del Superuomo di Nietzsche, appassionato di aeronautica, quando percorre col deltaplano a motore quei monti, sembra proprio voler emulare Italo Balbo, il suo eroe. I giornali scrivono che sia stato sbranato dai lupi e i contadini di quelle valli pretendono che sia fatta strage di quei branchi che, dicono, vengono anche dal Caucaso. Ma presto si scopre che Bonaccorsi è stato ucciso da un pallettone sparato da un fucile calibro 12.
Da qui comincia l’inchiesta del commissario Soneri, il quale fa la spola fra la Parma nebbiosa e i 1600 metri dell’Appennino innevato. E lassù in montagna con l’oste del rifugio e una piccola compagnia Soneri assapora l’essenzialità della vita: “Un rifugio contro il freddo, il cibo, un po’ di vino, qualche amico, una compagna. Forse un cane”. Ma già oltre i vetri si intravede la Capanna del Braida dall’aspetto esterno fatiscente, ma all’interno piena di umili cose che tuttavia danno il senso di una perturbante ambiguità. Dentro la baita il caldo accogliente, ma appena fuori un alone di mistero.
Valerio Varesi dà vita a una detective story fuori dagli schemi, sarà un delitto senza le motivazioni usuali, come soldi, eredità, gelosie, sesso; una detective story condotta con grande abilità nel mettere a fuoco dettagli anche minimi e di grande spessore nell’individuare il clima di questi nostri anni: le parti politiche spesso ridotte a tribù e comitati di affari, l’attività investigativa sospettata e condizionata dal Viminale, la gente o indifferente o coinvolta da un digitale che sposta all’istante consensi e dissensi. “Una gigantesca risacca dove tutto arretra: benessere, diritti, legalità”.
In questo bel racconto inusuale chi ha già letto altre indagini di Soneri ritrova luoghi a cui è affezionato, come l’enoteca da Bruno dove si possono mangiare piatti di culaccia e bere quartini di Bonarda, o il Milord da Alceste coi suoi tortelli e il divino Gutturnio. E poi i personaggi: gli ispettori Musumeci e Juvara, preziosi collaboratori di Soneri; la piemme Perone, così sobria nel parlare e attiva nel fare; il questore Capuozzo, sempre attento a non disturbare i piani alti della politica; il capo della Scientifica Nanetti, con cui Soneri interloquisce in un reciproco scambio di amichevoli offese; e soprattutto Angela, l’avvocata che capisce Soneri, e lo sgrida, e gli vuol bene. Oltre ai meriti compositivi Varesi ne ha uno particolare che riguarda il ritmo e lo stile, è quello delle sue scene dialogate. Si vada al capitolo 5, al primo dialogo fra Soneri e Dora, la moglie di Bonaccorsi, anche lei fascistissima, che non ha denunciato la scomparsa da qualche giorno del marito. Le battute di dialogo si alternano rapide e basta un tocco a sottolineare le parole e l’atmosfera del confronto: “apparve colpita”, “tornò rigida”, “scrollò la testa”. Una perfetta pulizia ritmica.

- Copertina di Lago Santo, di Valerio Varesi
Sinossi editoriale
A quasi vent’anni da Il fiume delle nebbie, di nuovo in libreria nel Giallo Mondadori, Valerio Varesi torna a raccontare la provincia italiana e gli scheletri nell’armadio dei suoi estremismi politici.
L’autunno è stato mite, e la neve non è ancora arrivata a sbiancare le cime dell’Appennino quando il commissario Soneri imbocca il sentiero per Lago Santo, un nido di falco a millecinquecento metri di altitudine dove, da ragazzo, tante volte è scappato per star lontano dal chiacchiericcio e più vicino ai propri pensieri. A spingerlo questa volta non c’è però la voglia di solitudine, ma la denuncia anonima del ritrovamento di un cadavere. Il morto ha il volto sfigurato – persino troppo, pur immaginando un accanimento da parte dei lupi –, ma Soneri sospetta che si tratti di Gianrico Bonaccorsi, un insegnante di filosofia in pensione recentemente scomparso. La moglie in effetti riconosce la salma, ma il caso è tutt’altro che chiuso, perché molte domande rimangono senza risposta: Bonaccorsi è caduto mentre camminava? Si è suicidato? Soneri non ne è convinto: troppi dettagli stonano. Ma chi poteva avere interesse a uccidere l’ex insegnante? Il quadro si fa fosco in fretta: Bonaccorsi era un esponente ben noto dell’ultradestra locale, con molti contatti e altrettanti nemici. Che sia da cercarsi tra i suoi avversari, l’assassino? O tra i suoi camerati, a cui l’integralismo di Bonaccorsi iniziava a risultare scomodo?
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