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Il decreto del metal detector

Rispetto e Metal detector

di Salvatore A. Bravo - domenica 1 febbraio 2026 - 456 letture

Alla fine il provvedimento ministeriale tanto atteso è arrivato. Il Metal detector sarà il mezzo con cui le scuole che lo verranno faranno fronte alla violenza nelle scuole. Scuole di periferie e scuole professionali sono i due luoghi topici nei quali è molto probabile che i dirigenti richiederanno l’applicazione del mezzo di controllo. Un altro passo letale è fatto verso la militarizzazione e verso la sorveglianza delle comunità.

Si parla di imporre e di reintrodurre nelle scuole “il rispetto”. Ora se la barbarie avanza, ciò non è dovuto ad un dato ontologico iscritto nei geni di taluni, ma è l’iniqua distribuzione delle ricchezze, il taglio dei diritti sociali e il pubblico disprezzo verso l’etica della solidarietà e la cultura umanistica ad esserne le cause. Il rispetto non si impone, ma è un sentire che si forma con le buone abitudini e con la grammatica emotiva dell’empatia. Rispetto da respicere, guardare di nuovo, ovvero sentire la presenza dell’altro e riflettere sull’altrui presenza. Il rispetto è pensiero critico in cui il concetto è sostenuto da una socialità emotiva e capace di “sentire il mondo in modo disinteressato”. Il rispetto, ripeto non si impone, si forma nella comunità solidale e la prima è la famiglia integrata in una comunità che ne riconosce la valenza etica. Il rispetto imposto è solo liturgia della legge sostenuta dalla paura della punizione.

La scuola insegna il rispetto, se non è un “organo del mercato” . Il mercato, vero pedagogo dei nostri tempi, insegna l’ambizione e la vendita sul mercato delle competenze imprenditoriali, esse sono tutto. I sudditi del dio mercato divisi, in competizione, senza famiglie e in un contesto sociale pornografico, tali variabili sono addendi che sommati producono violenza. I pedagogisti tacciono, i partiti anche, perché hanno sposato la causa liberista. I Metal dector, al momento solo per le scuole che ne faranno richiesta, insegneranno ai nostri giovani il semplicismo. Con esso si reintroduce la logica del controllo e della sorveglianza. Il potere in tal modo opera sugli individui e punisce i dominati. La normalità del potere e del capitalismo militarizzato fanno un altro passo in avanti e si naturalizza nello sguardo dei giovani “cresciuti e deformati” in un tempo a capitalismo integrale senza dialettica e senza alternativa. Punire non basta, la punizione e la sorveglianza in un sistema che ha “rispetto della dignità umana” devono essere limitate al minimo, mentre assistiamo alla punizione e al controllo come soluzioni uniche e ultime.

Naturalmente saranno coloro con maggiore fragilità economica e culturale ad “usufruire della nuova svolta”. Le nostre scuole americanizzate tra inglese obbligatorio e laboratori ancora una volta sulla scia degli Stati Uniti ripropongono anche nella logica sottesa al Metal detector la visione antropologica anglofona. Il fallimento pedagogico degli Stati Uniti è palese nei film, nella politica estera e nella violenza della società americana. Si rinuncia all’umanesimo e si imita il mondo anglosassone. La soluzione del Metal detector sottintende una visione dell’essere umano pessimista, alla maniera protestante, e dunque non recuperabile. Colui che infrange le leggi è colpevole in sé, per cui la cultura del recupero è obliterata e al suo posto risorge spettrale la pedagogia repressiva che insegna il pessimismo antropologico.

Non si punta, dunque, al recupero e ad investire in buone pratiche pedagogiche con personale ottimamente formato; la buona volontà dei docenti e dei presidi, non basta, per tali fini etici e pedagogici bisogna formare personale seriamente preparato. Si assiste invece al fiorire solo di corsi sull’orientamento e sull’intelligenza artificiale. Su tutto questo e sull’alternativa politica e sociale al liberismo è sceso un silenzio agghiacciante. I docenti purtroppo presi dalla tossina della competizione dovrebbero unirsi alle famiglie per affermare la scuola come comunità di recupero e umanizzazione. Il conformismo sembra prevalere in una categoria umiliata da decenni.

Nel silenzio avanza la sorveglianza e il pessimismo antropologico con cui si giustificano i tagli al sociale. Dobbiamo prendere atto del paradigma culturale e pedagogico in atto per poter riaffermare la cultura del rispetto all’interno di comunità solidali e mai competitive ma collaborative.

Accogliere significa “ascoltare la presenza” nella scuola dei figli di migranti e precari per poter porre in essere un lungo e faticoso processo di recupero culturale che necessita di “contenuti buoni” e capaci di educare e di porre in atto le potenzialità che ogni ragazzo reca con sé, forse è banale, ma viviamo in tempi così tremendi che le banalità suonano rivoluzionarie e riorientanti. Le nuove miserie emotive e affettive dei ragazzi benestanti anch’essi necessitano di interventi.

Non cadiamo nella logica dei Metal detector, perché è l’espressione simbolica di una serie di significati antropologici repressivi e regressivi. Il rispetto è un processo dialettico, è come la democrazia, è una condizione dell’anima che si sviluppa e si forma all’interno di buone relazioni sociali e di un sistema economico etico nel quale la persona è al centro di un tenace processo di cura che necessita di buone parole, buoni esempi e buone pratiche sociali.


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