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Il caso Mimmo Lucano: nessuno è profeta nel suo paese

Il caso di Domenico Lucano è sorprendente e rivelatore. In Italia è quasi anonimo, mentre di questi tempi il mondo per il suo approccio coraggioso all’integrazione dei migranti lo cerca per nutrirsi della sua testimonianza. Un articolo di Rocco Femia.

di Redazione - mercoledì 14 settembre 2022 - 1193 letture

Il caso di Domenico Lucano è sorprendente e rivelatore. In Italia è quasi anonimo, mentre di questi tempi il mondo per il suo approccio coraggioso all’integrazione dei migranti lo cerca per nutrirsi della sua testimonianza. È il caso nel suo recente passaggio alla famosa “Fête de L’Humanité” il 9 settembre scorso, organizzata dal giornale quotidiano del Partito Comunista francese nella periferia di Parigi. Davanti a più di 25 mila persone, Mimmo Lucano si racconta e racconta Riace. È vero che, come tutti sanno, nessuno è profeta nel proprio Paese.

Un’estate calda quella dell’Italia politicante, addirittura soffocante. Non tanto per il sole che non risparmia mai il nostro Paese, quanto per le parole inutili e confuse che hanno costellato la cronaca di questa assurda campagna elettorale. Parole che si contraddicono e screditano la nostra classe dirigente. Innanzitutto, le strategie di Meloni e Salvini (Berlusconi forse non è più da citazione) che, da specialisti dell’affabulazione, stanno portando il Paese in una turbolenza senza precedenti. Sempre con l’obiettivo di usare le parole per trasformare la realtà.

E qui, in questa estate confusa e insensata, quando il caldo rende più difficile l’uso della ragione, cerchiamo un pretesto per sperare ancora in un’altra umanità.

Poi, all’improvviso, un nome, un volto, uno sguardo che trafigge come una spada la nostra tranquillità e che non possiamo dimenticare: quello di Mimmo Lucano davanti a una folla di più di 25 mila persone della “Fête de L’Humanité”. Nell’immenso parco di Le Plessy, a qualche chilometro dal cuore di Parigi.

Nessuna strategia politica da parte di quest’uomo che ha dedicato tutto ai rifugiati e ai dimenticati del nostro mondo, nessun vittimismo di facciata su questo volto e sulle sue parole. Nessuna propaganda. Nei suoi occhi, il vuoto che c’è stato per anni, l’orrore che i suoi occhi hanno visto e la violenza che tanti uomini e donne hanno subito. Avrà la forza di resistere di fronte a politici così cinici e dubbiosi, pronti a usare la loro posizione e lo Stato per sostenere un consenso elettorale tanto indegno quanto effimero? È uno sforzo titanico. Io sono certo che resisterà, è nel suo DNA, non sa fare altro. Perché quello che anima Mimmo Lucano è un pensiero. E vedrete che nei prossimi anni si studierà anche il pensiero politico di Mimmo Lucano. Un pensiero semplice e complesso nello stesso tempo in cui la chiarezza degli intenti e la credibilità e il coraggio delle azioni sono legati in maniera indelebile alla sua coerenza morale.

Qui in Francia lo hanno capito. Ed è per questo che lo accolgono con una vera e propria ovazione. Forse sono anche più di 25 mila assiepati sotto il grande palco. E fa impressione sentire che per loro è una fierezza di poter avere un ospite d’onore di questo livello.

Ecco perché la cosa più rivoltante, oggi, è la profonda indifferenza di molti italiani, di quelli che non hanno tempo, di quelli che non vogliono capire cosa sta realmente accadendo nel nostro Paese condannando un uomo del genere. Questi italiani che, purtroppo, sempre più hanno rinunciato ad avere dei veri leader politici mentre gli basta il bulletto di turno, che tira fuori pistole e cazzate alla velocità della luce; quella luce che, assente all’interno, sta diventando grigia, addirittura nera. Ed eccoli qui, i nostri indifferenti, pronti a credere a ogni post pubblicato sui social network da Giorgia Meloni o da Matteo Salvini, slogan fatti su misura e su cui costruire una propaganda che, ahimè, sembra vincente. Forse nei prossimi anni si studierà questo assurdo atteggiamento di sottomissione di un paese di fronte alla mistificazione e alla bugia.

Ed ecco che, nel Paese alla rovescia, le indagini si sono concentrate su Mimmo Lucano piuttosto che su certi governanti italiani e le loro reti internazionali (Viktor Orban e l’Ungheria, per esempio). È vergognoso che la maggior parte dei giornali si presti a questo gioco.

In un’Italia smemorata si incriminano i senza potere, non i potenti. L’esempio dell’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, accusato di aver favorito l’immigrazione clandestina, è un banco di prova. La sua colpa: trovare tutti i mezzi possibili, a volte anche forzando la legge, per aiutare i più sfortunati.

Ed è proprio per tutti questi motivi, che molte organizzazioni in Francia hanno deciso di sostenere Mimmo nella speranza di portare un po’ di luce in questo periodo buio.

Tutti invitano a scegliere un campo, a volte largo a volte giusto. Quello di Mimmo Lucano è il campo dei più deboli, degli ultimi, e ha dimostrato per anni – fino ad oggi – che l’accoglienza non solo è possibile, ma che è anche un modello di sviluppo e di umanità. Perché ha sempre creduto nell’idea di una cittadinanza attiva che deve avere consapevolezza di ciò che accade nella società e nel mondo. Viviamo purtroppo un’epoca di regressione delle coscienze.

Allora, il messaggio che Mimmo annuncia alla folla francese è quello di una piccola comunità dove c’è una storia di emigrazione e di dolore, di un sogno di riscatto, il messaggio di non rimanere indifferenti a ciò che ci circonda.

Lo sforzo è immane, perché dall’esterno nessuno può sapere quali siano gli sforzi di un tale impegno, né la gioia e la sofferenza di portare a termine un’opera così grandiosa e così fragile. In ogni caso, chiediamoci: perché Mimmo Lucano non ha mai suscitato l’interesse che meritava in Italia? Perché coloro che costantemente trovano difetti e criticano tutto, ora lo incolpano del fatto che un tale miracolo è stato possibile solo grazie al denaro pubblico e a una visione un po’ disinvolta del potere conferitogli dalla sua posizione di sindaco?

E anche se ci fosse del vero in queste accuse, che posto c’è per la giustizia e la fraternità in un Paese dove esiste la legge Bossi-Fini [una legge particolarmente repressiva sull’immigrazione]? In un Paese in cui l’unico obiettivo dei suoi leader è l’immigrazione piuttosto che la corruzione o la mafia? Un Paese in cui ogni contratto pubblico diventa inevitabilmente una questione di soldi e speculazioni mafiose? Uno Stato serio e responsabile non dovrebbe proteggere coloro che, come Mimmo Lucano hanno dedicato la loro vita a curare i più poveri e vulnerabili? Addirittura guidarli, assisterli nel loro lavoro per evitare certi errori?

Al contrario, lo Stato italiano agisce come un nemico nei loro confronti. Le coorti di razzisti e fascisti, che sono ormai legioni in questo nostro sfortunato Paese, sostengono che le lodi del mondo a Lucano sono solo la prova di una cospirazione mondiale per assicurarsi una fonte di manodopera a basso costo a spese della popolazione locale. Questi piccoli analisti pagati per dire bugie, dimenticano ovviamente che la popolazione locale ha lasciato Riace già da molto prima dell’arrivo dei rifugiati. Ma la reazione più eclatante è sempre quella della classe politica: silenzio radio. Come mai in questo Paese che sperpera miliardi di euro in esperti e in consulenti di ogni tipo e per ogni scopo, nessuno ha mai pensato che valesse la pena di chiedere della questione dell’immigrazione all’unica persona che l’ha capita e superata? In realtà, Domenico Lucano fa paura perché mette in evidenza la totale inadeguatezza della legislazione italiana in questa materia. Ecco, questo non è sfuggito ai francesi, ma nemmeno ai tedeschi o agli argentini che in tutti questi anni non hanno fatto mai mancare il sostegno alla Riace di Lucano.

Ed ecco che un italiano eletto sindaco, disinteressato, impermeabile a qualsiasi tentazione di arricchimento personale (povero, in realtà), crea con dedizione un modello di sviluppo interessante ed efficiente, in barba alle convenzioni, agli esperti, agli specialisti di ogni genere, ai polemisti dei talk show e soprattutto ai mafiosi. E cosa fa l’Italia? Lo condanna. Certo, lo fa per motivi legali che sono anche terribilmente ingiusti. Perché sarebbe ingiusto dimenticare che se Riace è la storia di un problema, è anche la storia della sua soluzione.

Sarebbe ingiusto dimenticare che si tratta di una storia italiana, e abbiamo bisogno di belle storie ed esempi da seguire. Ne abbiamo bisogno come l’aria del nostro Paese, che a volte diventa irrespirabile. Se avessimo dato a Mimmo Lucano l’attenzione che meritava e, perché no, se lo avessimo aiutato a perseguire la sua avventura senza costringerlo a bypassare la burocrazia e una legislazione indegna, forse non saremmo qui oggi a discutere dell’assurdo arresto di un uomo che è un simbolo vivente di pace e accoglienza.

Questa tappa parigina rafforza la scelta che solo un vero umanesimo può vincere contro l’assurda barbarie.

Rocco Femia. Direttore della rivista franco-italiana RADICI


Questo articolo è stato pubblicato nel circuito Pressenza.



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