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Il Re è nudo!

Si è tutti concordi nel dire che il Covid-19 sta dimostrando i limiti di difesa, spero momentanei, della scienza moderna nei suoi confronti.
di Gaetano Sgalambro - domenica 29 marzo 2020 - 469 letture

Si è tutti concordi nel dire che il Covid-19 sta dimostrando i limiti di difesa, spero momentanei, della scienza moderna nei suoi confronti.

Papa Francesco legge in questa pandemia la solitudine dell’uomo e la sua debolezza nei confronti delle forze della natura.

Il Capo dello Stato nel giusto tentativo di sostenere il morale del paese, cita opportunamente la dedizione e il sacrificio, che in molti casi ha significato la morte, degli operatori del mondo sanitario. Fa un discorso accorato, ma v’infila una inopportuna nota sciovinista quando dice: gli altri paesi stanno prendendo ad esempio il metodo con cui “stiamo” affrontando l’epidemia. E chiaramente si riferiva agli uomini delle istituzioni e non ad altri. Io, invece, non riconosco alcunché d’invidiabile in detto metodo di gestione, come ho dichiarato in precedenti occasioni, ormai così tante da essere una solfa.

A oggi siamo secondi solo all’Inghilterra di Johnson per testacoda e improvvisazione di provvedimenti: tra quelli governativi, regionali e comunali.

Riconosco nella classe politica una certa buona volontà. Però occorre riconoscere anche che è oggettivamente condizionata dal volerne trarre vantaggi di bottega. Ne è pesantemente probante il fatto che continua a tenere il comando della cabina di regia della crisi epidemica, quando non ne ha la minima competenza.

Che per questo abbia anche l’avallo del Capo Dello Stato, no! Si dia a Cesare quel che è di Cesare.

La gravità della situazione lo impone. Si stanno assommando crisi sistemiche, una sull’altra, e il paese non può reggerle oltre.

Se non fossimo difronte a una tragedia umana, mi verrebbe da dire che “non tutti i mali vengono per nuocere”. Il Covid-19 ha slatentizzato la profonda crisi sistemica dello Stato, che a questo punto solo gli stolti possono fingere di non vedere o di ignorare.

Il Covid-19 ci ha messi, nudi, con le spalle al muro.

Un esempio fra i tanti: a prescindere dalle catastrofiche proiezioni macroeconomiche degli esperti che vedono lontano, io, da vicino e microscopicamente, vedo che i provvedimenti di quarantena globale del paese hanno bloccato il lavoro in nero («finalmente!», immagino che dicano i sindacati); hanno paralizzato gli investimenti della mafia nel tessuto economico virtuoso («evviva!», direbbe qualcuno con l’abito talare); hanno ridotto l’evasione fiscale («era ora!», direbbero i moralisti della prima ora) e il rientro dell’evaso anch’esso nel circuito virtuoso.

Detti indispensabili provvedimenti collateralmente hanno bloccato quei tre fattori che, anche se deprecabili, puntellavano, appena appena, il nostro disastrato sistema economico. Erano quel minimo ultimo sul quale si reggeva la pace sociale. E’ indubbio che, per i ceti più deboli, la capacità di resistere alla mancanza di un salario qualunque sia vicino allo zero. E non sono in pochi.

E a questo c’è da aggiungere la netta restrizione del lavoro strutturato attuale e di quello prossimo.

Se la buona intenzione d’iniettare della liquidità nel sistema economico, per sostenere la pace sociale, non è seguita dal coraggio di cambiare radicalmente la classe politica e di puntare sulla competenza e la meritocrazia di quella che dovrà immediatamente seguire, la manovra avrà il sapore solo di un bonus generalizzato all’italiana. E ci ritroveremo punto e a capo. Anzi, peggio di prima.


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