Il Quadro della settimana: “L’Urlo” di Edvard Munch

Olio, tempera e pastello su cartone.
 83,5 x 66 cm.
 Ubicato alla Nasjonalgalleriet di Oslo.

di Orazio Leotta - martedì 11 settembre 2012 - 3602 letture

Precursore (come Van Gogh) dell’espressionismo, Munch rappresenta ne ”L’Urlo” un momento realmente da lui vissuto. Mentre sta passeggiando con due amici sul ponte di Nordstrand viene colto da una sensazione di panico e imminente terrore. 9 L\'Urlo.jpg I due amici continuano nel loro incedere e compaiono sullo sfondo incuranti dello strazio del pittore. Il protagonista appare deformato, la testa simile a un teschio, il corpo sembra privo di colonna vertebrale quasi serpentiforme. Il cielo assume color rosso fuoco, come presagio della fine del mondo. Sia il cielo, che le acque del mare che tutto il resto sono rappresentate con conformazioni ondulate, dando l’idea di un movimento confuso supportato da una varietà di colori molto luminosi che ne acuiscono lo stato di angoscia. Soltanto la strada rimane dritta, sinonimo di ancora di salvataggio ma al contempo equivalente di freddezza del genere umano. L’uomo in primo piano, che appare come sotto un flash, è raffigurato nell’attimo in cui emette l’urlo e il suo dramma contralta con quello della realtà circostante col solo inframezzarsi delle palizzate (longa manus della strada retta). Quindi l’ineluttabilità della tragedia, la forza superiore della natura sull’uomo, che impotente ne prende atto e quando ne prende atto è come se impazzisse, preda di confusione e spaesamento tanto da finire col perdere le stesse sembianze umane, circondato da luci, fiamme, vortici (le lunghe pennellate dell’artista, fanno il resto) e cecità di chi (..i due amici che ignari continuano il loro percorso) non comprende tutto ciò e continua a vivere fondando la sua esistenza sulla superficialità e falsità dei rapporti umani. Esistono quattro versioni dell’urlo: due sono conservate al Museo Munch di Oslo, una alla Galleria Nazionale, un’ altra è in mano a privati.

Edvard Munch (1863-1944) è senz’altro il pittore che più di ogni altro anticipa l’espressionismo, soprattutto in ambito tedesco e nord-europeo. Egli nacque in Norvegia e svolse la sua attività soprattutto ad Oslo. In una città che, in realtà, era estranea ai grandi circuiti artistici che, in quegli anni, gravitavano soprattutto su Parigi e sulle altre capitali del centro Europa.

Nella pittura di Munch troviamo anticipati tutti i grandi temi del successivo espressionismo: dall’angoscia esistenziale alla crisi dei valori etici e religiosi, dalla solitudine umana all’incombere della morte, dalla incertezza del futuro alla disumanizzazione di una società borghese e militarista.

Dopo un soggiorno a Parigi, dove ebbe modo di conoscere la pittura impressionista, nel 1892 espose a Berlino una cinquantina di suoi dipinti. Ma la mostra fu duramente stroncata dalla critica. Egli, tuttavia, divenne molto seguito ed apprezzato dai giovani pittori delle avanguardie. Espose nelle loro mostre, compresa la celebre Secessione di Vienna del 1899.

Nell’opera di Munch sono rintracciabili molti elementi della cultura nordica di quegli anni, soprattutto letteraria e filosofica: dai drammi di Ibsen e Strindberg, alla filosofia esistenzialista di Kierkegaard e alla psicanali di Sigmund Freud. Da tutto ciò egli ricava una visione della vita permeata dall’attesa angosciosa della morte. Nei suoi quadri vi è sempre un elemento di inquietudine che rimanda all’incubo. Ma gli incubi di Munch sono di una persona comune, non di uno spirito esaltato come quello di Van Gogh. E così, nei quadri di Munch il tormento affonda le sue radici in una dimensione psichica molto più profonda e per certi versi più angosciante. Una dimensione di pura disperazione che non ha il conforto di nessuna azione salvifica, neppure il suicidio.


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