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Il Grande Capo

Un film di Lars von Trier. Con Jens Albinus, Peter Gantzler, Fridrik Thor Fridriksson, Benedikt Erlingsson, Iben Hiejle, Henrik Prip, Mia Lyhne, Casper Christensen, Jean-Marc Barr, Louise Mieritz.

di Antonio Cavallaro - mercoledì 17 gennaio 2007 - 5064 letture

Il proprietario di una piccola azienda di informatica per poter gestire meglio i rapporti con i suoi dipendenti non ha mai rivelato la sua identità, ha sempre finto di essere solo il portavoce di un fantomatico “Grande Capo”. Al momento di vendere la società e licenziare i dipendenti, ingaggia un attore disoccupato per interpretare il ruolo del “Grande Capo”, ma il coinvolgimento di quest’ultimo è destinato a cambiare le cose.

L’ultimo lavoro di Lars von Trier veste i falsi panni della commedia, come lo stesso regista è pronto a definire il suo nuovo film fin dall’inizio, apparendo con la camera nel riflesso delle finestre degli uffici dove la trama del “Il Grande Capo” si dipanerà. Ma in realtà, tra le righe della sceneggiatura o nelle battute dell’attore protagonista, compendia buona parte del pensiero dell’autore sul cinema, sul suo modo di farlo e concepirlo, sullo “strumento” attore e sul rapporto col pubblico.

Più che commedia, “Il Grande Capo” è quindi una efficace satira provocatoria, che non risparmia niente e nessuno. A partire dalla sua realizzazione, fatta con un nuovissimo sistema messo a punto dallo stesso von Trier, “l’Automavision”, grazie (o per colpa) al quale la cinepresa sceglie indipendentemente dal regista (ed in maniera casuale) il tipo d’inquadratura, mettendo dentro il film immagini tagliate, fuori campo, improbabili angolazioni di ripresa e quant’altro.

Ridimensionata per l’occasione l’ortodossia Dogma, in pausa rigenerativa dalle tese atmosfere della personale trilogia americana, von Trier da libero sfogo ad uno dei suoi stilemi preferiti, quella sadica ironia sempre presente nelle sue opere, anche in quelle più drammatiche e controverse; applicandola, da moralista qual è, al mondo del lavoro e degli affari che meglio di altri si presta per esemplificare il degrado etico dell’uomo e della società del presente.

Se per i detrattori dell’autore danese è sempre facile essere motivati, a causa delle scelte non convenzionali ed estreme che cocciutamente von Trier persegue, non si può però non riconoscere, nello smodato e smisurato ego dell’autore danese, principale combustibile della sua arte (a volte a torto, a volte a ragione), un morboso ma genuino contributo vitalistico dato al cinema: Lars von Trier è uno dei pochi registi rimasti a pensare cinema e farlo in forma contribuitiva; per quanto poi possa risultare irritante, o sia capace o meno di riuscirci è una argomentazione che prescinde dai gusti.

Bizzarrie come introdurre nel film elementi per un concorso a premi (all’interno de “Il Grande Capo” sono presenti oggetti alieni al contesto filmico ma uniti da un sotterraneo legame che permetterà a chi lo svelerà una ricompensa di quattromila euro), sono satiriche provocazioni di denuncia morale. E per un maniacale egocentrico come von Trier è impensabile non collocare al centro del suo provocatorio sistema l’autore stesso. C’è lui in cima alla classifica dei suoi bersagli.

A margine riferiamo di una querelle che ha riguardato il film e che risulta anche essere in qualche modo indicativa dello stato in cui verte la cinematografia in Italia. La commissione di censura ha valutato “Il Grande Capo” meritorio di un divieto ai minori di anni quattordici per una scena “esplicita e chiaramente rappresentativa di un rapporto sessuale poco coerente con l’intero contesto narrativo e di carattere molto spinto e gratuitamente volgare”. La stessa commissione che almeno in prima istanza, aveva dato il via libera ad “Apocalipto” di Mel Gibson e che poi a seguito delle proteste sollevate ha riveduto le proprie valutazioni, applicando al film del regista-attore australiano, il divieto di visione per i minori di quattordici anni.

Andrea Occhipinti proprietario della Lucky Red, co-produttore e distributore in Italia del film di von Trier, ha così commentato l’episodio: “Mi chiedo se chi valuta i film non sia inadeguato a questo ruolo, dal momento che protegge i minori da opere come “Il Grande Capo”o Resnais (perchè due uomini si baciano), e non da pellicole con scene gratuitamente violente o piene di vere volgarità”. E ancora ha aggiunto: “Sembra che per questi signori i minori debbano essere protetti più dalla sessualità, in tutte le sue sfaccettature, che da immagini di efferata violenza. E non è un caso che vengano penalizzate più frequentemente le distribuzioni indipendenti, che da sempre propongono cinema d’autore”.


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Il Grande Capo
21 gennaio 2007, di : arturiano

bello, unico film non convenzionale sui 10 in programmazione nella multisala. S i può fare bei film senza sorecare montagne di danaro.