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Il Gobbo di Notre Dame e la Piscina di Venere

Al Teatro Trifiletti di Milazzo ottimo debutto del musical Il Tempo delle Cattedrali dell’associazione Blu Notes Ets
di Piero Buscemi - sabato 1 giugno 2019 - 779 letture

Milazzo è una cittadina occultata dal circuito del turismo isolano. Non si va in Sicilia con l’intenzione predominante di trascorrere un soggiorno nella città della provincia tirrenica peloritana. Spesso è solo un transito veloce dal quale i turisti di tutto il mondo salpano per raggiungere le più note Isole Eolie.

La presenza delle raffinerie è condizionante nella scelta di Milazzo come luogo di vacanza. E’ ipocrita sostenere il contrario. Le scelte politiche economiche dei decenni precedenti, oltre a dimostrarsi fallimentari sullo sviluppo economico della zona, hanno dirottato investimenti che sarebbe potuti confluire nell’unica vera risorsa dell’isola, anche da queste parti, che è racchiusa nelle parole "Cultura" e "Turismo".

Ci sarebbe il tempo, forse, di salvare il salvabile, come Edoardo Bennato provò a consigliarci qualche anno fa con una sua nota canzone. Non è facile ipotizzare un ritorno al passato pre-raffinerie, ma è doveroso sognarlo. Girando per Milazzo, sono frequenti gli incontri con palazzi barocchi, abbandonati all’incuria che, aggravante in questi casi, fanno da contrasto a moderni edifici di dubbia estetica.

Il percorso è impervio e nessuna certezza sull’esito finale può realmente stimolare la voglia di cambiamento e di opposizione ad ulteriori saccheggi del territorio. Un particolare è evidente, trattando di Milazzo, quello che molti turisti non conoscono affatto il territorio circostante la città né le sue attrattive naturali ed architettoniche, degne di essere visitate. Tralasciando il castello, che sarebbe impossibile non incontrare durante un fugace passaggio per la città, rimane inspiegabile come non sia di diffusione pubblica la Piscina di Venere. Un anfratto marino, a forma semicircolare che si offre allo sguardo delle Eolie ed invita, una volta scesi da una comoda scalinata da un promontorio, a immergersi nelle sue acque, sognando di vivere tempi e culture dei secoli precedenti.

Lo stesso sogno che ci hanno fatto vivere gli artisti dell’associazione Blu Notes Ets che, guidati sapientemente dalla regista Gaia Foti e dal direttore artistico Davide Borgia, hanno ricreato una delle storie più intriganti ed attuali dell’intero panorama letterario e teatrale. La scelta si è indirizzata verso la rivisitazione dell’ineguagliabile romanzo di Victor Hugo, Notre-Dame de Paris, e delle vicende del gobbo Quasimodo, innamorato follemente e non corrisposto della bella Esmeralda, gitana emigrante del popolo zingaro, perseguitato già allora da un potere politico ed ecclesiastico, votato allo schiacciamento e al sopruso nei confronti di una diversa cultura.

Un musical ben articolato. Una scenografia essenziale ma trascinante, in circa due ore di spettacolo. Gli attori-personaggi sono stati gli elementi imprescindibili dell’intera interpretazione che ha saputo convogliare al teatro un numero sufficiente di spettatori, da colmare per intero i posti disponibili del Trifiletti.

Le esecuzioni vocali delle canzoni, prelevate dalla rivisitazione della sceneggiatura di Riccardo Cocciante, che tanto successo ha riscontrato nel mondo, sono state eseguite con partecipazione e recitazione che, in alcuni momenti, è riuscita ad inchiodare gli spettatori dentro la narrazione di questa drammatica storia di discriminazione. Uno dei mali dell’umanità, nato con la nascita del mondo e, dal quale, non si è mai avuto la forza e, soprattutto, la voglia di liberarsene. Peccato che l’impianto sonoro del teatro, non sia stato all’altezza dell’interpretazione degli artisti.

Questa rivisitazione non poteva aggiungere altro alla già ben nota storia di Quasimodo ed Esmeralda. Né pretendeva di farlo. L’allestimento di un’opera conosciuta al pubblico di tutto il mondo ha lo scopo di dare risalto e personalità alla propria sensibilità nei confronti di un proprio vissuto artistico. Interpretare con animo e dedizione il dramma dei personaggi del romanzo di Hugo deve limitarsi ad emozionare. E questo è il risultato innegabile riscontrato ieri sera.

Foto by Matteo Smillo e Piero Buscemi (c) 2019

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