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Il Giovane Favoloso

Regia di Mario Martone. Con Elio Germano, Anna Mouglasis, Massimo Popolizio, Isabella Ragonese, Michele Riondino, Iaia Forte.

di Orazio Leotta - martedì 2 settembre 2014 - 5919 letture

Quello di portare sul grande schermo la vita di Giacomo Leopardi è senza alcun dubbio un progetto atipico in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, un periodo dominato cinematograficamente parlando, dalle commedie. E’ come andare in un certo senso dalla parte opposta del mercato. Per questo è doppiamente lodevole il lavoro del Mario_Martone_(il_regista_del_film)regista Mario Martone e degli sceneggiatori nonché il coraggio di Rai Cinema che ha prodotto il film.

L’anima di “Il Giovane Favoloso”, terzo e ultimo film italiano in concorso, è costituito dal carteggio relativo al più grande poeta romantico italiano di tutti i tempi, Giacomo Leopardi. Lettere da lui scritte o da lui ricevute. Non c’è stato bisogno di altre sovrapposizioni. Leopardi da solo è bastato per 137 minuti di uno struggente lungometraggio applauditissimo sia dopo la prima proiezione in Sala Darsena che durante la conferenza stampa.

Ad interpretare il poeta di Recanati è Elio Germano Elio_Germano_(Giacomo_Leopardi) (talmente tanto si è calato nei panni del personaggio nelle fasi di preparazione che lo stesso ha simpaticamente affermato che è stato quasi infastidito dall’inizio delle riprese, tanto si era abituato allo studio sempre più accurato del poeta). Gli altri interpreti principali sono Isabella Ragonese, nella parte di Paolina, la sorella di Giacomo; Massimo Popolizio nella parte di Monaldo, suo padre, e Michele Riondino in quella di Antonio Ranieri, l’amico del cuore conosciuto a Firenze e che Giacomo seguirà fino a Napoli, ove trascorrerà gli ultimi giorni della sua vita.

Naturalmente più di un cenno lo merita la poesia, che nel film non è considerata come lo sfondo letterario ma parte integrante del film stesso. E’ un modo di dire delle cose che altrimenti non potrebbero essere dette. Anna_Mouglasis_(Fanny) Quanto ai due personaggi maschili più vicini a Giacomo da segnalare il carattere quasi materno del padre Monaldo (aiuta il figlio a usare il coltello nel tagliare la carne, lo aiuta finanche nella minzione tutte le volte che l’imbranato Giacomo non ci riesce) e l’amicizia con Ranieri: essi si incontrano a Firenze, la fama di Leopardi è già al top e Ranieri vuole conoscerlo a tutti i costi. La loro vita, d’allora in poi, sarà in simbiosi, quasi a sospettarne una improbabile omosessualità; si dichiarano il loro amore ogni giorno, ma da intendersi come una passionale e fraterna amicizia, un bisogno reciproco l’uno dell’altro.

Per quanto riguarda le sequenze del film, una su tutte merita di essere segnalata; quella del dialogo forte e strutturato durante il “casalingo” processo a Giacomo, condotto da padre e zio, all’indomani della fuga non riuscita del poeta: stanza sgombra, solo una sedia, due telecamere a mano e l’urlo di sfogo liberatorio di Giacomo che corrisponde a un modo autentico di fare cinema.


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