Il Fatto riduce le pagine
Gaza: caccia al giornalista – Inchiesta della BBC: lasciato morire ragazzo palestinese – Signorini: dimissioni da direttore editoriale – Quotidiani: due giorni di sciopero – I 60 anni di Radio Montecarlo (oggi Mediaset) – Telegram bloccato in Russia
GAZA: CACCIA AL GIORNALISTA – L’organizzazione Reporter Senza Frontiere ha stimato che i giornalisti uccisi dall’inizio della guerra di Gaza nell’ottobre 2023 sono 220. Tra i reporter uccisi a Gaza ci sono il cameraman di Reuters Hussam al-Masri, morto mentre trasmetteva in diretta dall’ospedale Nasser, insieme ad Anas al-Sharif, uno dei volti più noti di Al Jazeera nella Striscia. In un messaggio pubblicato postumo sui social si legge: «Questo è il mio testamento e il mio ultimo messaggio. Se queste parole vi raggiungono, sappiate che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce». Il 21 gennaio un raid aereo ha colpito un’auto con a bordo tre giornalisti palestinesi diretti a documentare un campo per sfollati nell’area di Netzarim. Anche in quel caso l’esercito ha dichiarato di aver preso di mira presunti militanti che avrebbero utilizzato un drone, senza fornire alcuna prova. In passato le autorità israeliane hanno dichiarato che le operazioni militari prendono di mira esclusivamente combattenti. In alcuni casi poi si sono appellati sia al fatto che alcuni giornalisti colpiti avessero legami con Hamas, senza però rendere pubbliche prove verificabili, sia alla fatalità di un «tragico errore», come ha definito il primo ministro Benjamin Netanyahu un attacco che ha causato la morte di cinque operatori media.
QUOTIDIANI: DUE GIORNI DI SCIOPERO – Dopo aver protestato a Sanremo, nel giorno dell’apertura del Festival, i giornalisti hanno fissato altri due giorni di sciopero, il 27 marzo e il 16 aprile. L’1 aprile, invece, ci sarà una manifestazione nazionale a Torino. La giornata non è stata scelta a caso ma determinata dal fatto che proprio il primo aprile di dieci anni fa, è scaduto il contratto di lavoro.
TELEGRAM BLOCCATO IN RUSSIA – Creato nel 2013 dai fratelli Pavel e Nikolaj Durov, fondatori del social network russo VK, a breve sarà bloccato. Secondo AdnKronos, le autorità russe hanno già informato i principali provider di servizi Internet e di telefonia, della decisione anche se «nel governo rimangono posizioni diverse e le cose potrebbero ancora cambiare». Primaonline ci fa sapere che nei giorni scorsi l’Fsb aveva aperto una inchiesta a carico di Pavel Durov, il fondatore della app di messaggi con 90 milioni di utenti in Russia, per favoreggiamento del terrorismo. E il Cremlino aveva criticato la app, sostenendo che viene usata per la ‘guerra ibrida’ contro la Russia, per attentati come quello alla Crocus Hall del 2024, o contro gli alti ufficiali militari.
IL FATTO RIDUCE PAGINE – Nel momento in cui i dati Ads certificano che il Fatto Quotidiano è il quotidiano italiano più in espansione, il direttore Marco Travaglio, ha annunciato di tornare alle origini e cioè 16 pagine nei giorni feriali e 20 pagine al sabato e domenica. Numero degli articoli invariati ma testi più brevi. Le rubriche non perderanno le firme storiche. Cancellati, invece, i programmi tv, le pagine di moda e motori mentre alcune recensioni culturali saranno trasferiti sul sito. Le motivazioni del direttore sono legate al fatto che, da parte del pubblico, si riducono i tempi di lettura mentre aumentano i costi di produzione. Si punterà, invece, sul digitale con l’obiettivo di 100 mila abbonamenti così da garantire stabilità economica.
SIGNORINI: DIMISSIONI DIREZIONE EDITORIALE DI CHI – Da oggi, 4 marzo, Alfonso Signorini non è più direttore editoriale del settimanale Chi. Signorini, dal 2006 al 2023, era stato direttore responsabile del settimanale per poi passare nel ruolo di direttore editoriale. Ricordiamo che il direttore editoriale, rappresenta all’interno della redazione, l’editore mentre il direttore responsabile ha la responsabilità della fattura e dei contenuti del giornale. Secondo Signorini la scelta era maturata sin dal 2023 quando «ho cominciato a sentire che il lavoro, tutto quello per cui fino ad allora avevo vissuto, non era più prioritario». Sempre secondo Signorini il caso Corona «non ha minimamente influenzato una decisione maturata da anni».
I 60 ANNI DI RADIO MONTECARLO – L’emittente del gruppo Mediaset compie 60 anni il prossimo 6 marzo. Per il 6 marzo è prevista una programmazione speciale con conduttori di ieri e di oggi, ospiti, materiali d’archivio, jingle storici e contenuti esclusivi. Radio Monte Carlo in Italia inizia nel 1966, quando l’imprenditore milanese Alberto Hazan avvia la versione in lingua italiana dell’emittente che trasmette dal Principato di Monaco verso la Liguria e il Nord Italia. In un’epoca in cui in Italia vige ancora il monopolio Rai, Radio Monte Carlo diventa una delle più importanti “radio di confine”, offrendo un’alternativa moderna, musicale e commerciale alla radio pubblica. Negli anni ’90 Radio Monte Carlo entra nell’orbita di RCS MediaGroup, consolidando la diffusione nazionale. Dal 2016 fa parte di RadioMediaset.
INCHIESTA BBC: LASCIATO MORIRE – È stata grazie a un’inchiesta della Bbc la ricostruzione della morte di un ragazzo palestinese di 14 anni, Jad Jadallah, colpito a bruciapelo dai soldati israeliani lo scorso novembre in un campo profughi nella Cisgiordania. L’inchiesta della Bbc, basata su filmati e testimonianze oculari, rivela che Jad è rimasto a terra per almeno 45 minuti mentre moriva dissanguato, circondato da un cordone di 14 soldati dell’Idf, l’esercito dello Stato ebraico. I militari avrebbero anche bloccato due ambulanze palestinesi, impedendo i soccorsi. Idf aveva parlato di lancio di pietre da parte del giovane, ma i video mostrano un soldato che sembra depositare un oggetto accanto al corpo esanime per poi fotografarlo: un’azione che, secondo la famiglia di Jad e le organizzazioni per i diritti umani, era un tentativo di produrre prove false. In un video girato di nascosto, si vede il ragazzo, ancora vivo, che agita le braccia e lancia il suo cappello verso i militari per attirare la loro attenzione e chiedere aiuto. I soldati, però, lo ignorano completamente, uno calcia via il cappello. Gli israeliani hanno inoltre bloccato sotto la minaccia delle armi due ambulanze della Mezzaluna Rossa palestinese arrivate sul posto otto minuti dopo la chiamata. Il paramedico Hassan Fouqha ha confermato di essere stato fermato a meno di cento metri dal ragazzo, impossibilitato a intervenire mentre Jad moriva dissanguato.
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