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Il Council: fra tradizione ed evoluzione

Affinità, realtà e comunicazione sono gli elementi centrali dello stare insieme, ma credo che oggi per una serie di motivi che qui tratterò le parole hanno una : “funzione compensativa di regolazione delle attività biologiche”.

di Enzo Maddaloni - giovedì 11 ottobre 2007 - 2911 letture

Le attività delle Medicine Integrate e Complementari sono ormai una esigenza storica della possibilità di un Sistema Sanitario Nazionale di “prendersi cura" della persona e non più solo della malattia.

Finalmente, sembra che lo stesso Ministero della Salute stia lavorando a livello nazionale per implementare, all’interno del S.S.N., le cosiddette “medicine complementari”, avendo ache coscieza che le stesse hanno bisogno di maggiori "conferme".

Il mio rammarico resta un pò per il fatto che la mia generazione, che ha vissuto la “rivoluzione culturale” degli anni 70/80, con l’emanazione di importantissime Leggi la 180 sull’abolizione dei manicomi: la Legge 833 Riforma Sanitaria con i suoi principi basilari: prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, abbia poi "perso" un sacco di tempo solo a preoccuparsi di trasformare diritti di cittadinanza in piaceri e doveri in cortesie.

Da allora, se da una parte si è registrata quasi una metamorfosi: un viaggio di Gulliver. Oggi ognuno di quei cambiamenti (almeno nel suo ricordo e nella consapevolezza dell’incapacità a realizzarne quegli obiettivi) è diventato una sofferenza, peggiorando lo stato di salute di tutti. Di esempi ne potrei fare ancora oltre a quelli già fatti. Si pesa di modificare , accoprare strutture seza mai raccordarle i rete tra di loro, in un grande "cerchio".

Eppure, mai più di oggi sono messe in discussione certezze scientifiche frutto di studi ormai vecchi di 50 anni, nel mentre si discutono delle nuove medicine: dal Dr. Hamer; alla biologia delle credenze - l’epigentica del dr. Bruce Lipton o della nuova psicologia e delle medicine orientali o dei riti magici.

Ognuno di noi , almeno qui nel meridione d’Italia ha sperimentato la magia e le capacità magiche delle nostre nonne. Anch’io quando ero piccolo soffrivo di paure terribili e mi veniva la febbre a 40°. Mia madre, a quel punto, chiamava mia nonna Carmela che mi “n’carmava i mammuni” (calmava, o meglio, attraverso riti magici rendeva inoffensivi gli spiriti maligni) è così mi passava la febbre a 40°. Tutto vero ve lo assicuro.

Quindi, l’epigenetica, nella (nostra) cultura meridionale, era già presente, "Sud e Magia" (De Martino) resta uno dei libri più belli dell’epoca che ci riaprono ancora oggi ad una diversa lettura dei "riti magici" nel contesto della nuova ricerca scientifica. Quando l’antropologia culturale può assumenre anche un valore terapeutico.

Infatti, solo negli ultimi anni stiamo comprendendo meglio la “meccanica” che questi "riti" grazie proprio agli studi più recenti in fisica quantistica ed in biologia cellulare.

Gli stessi tamburi degli Sciamani dei nativi d’america che ci ritornano nei riti “curativi” della “tarantola” pugliese, si iseriscono i tutta questa ricerca e dei benefici delle vibrazioni sulla chimica del nostro corpo.

Il do del tamburo è il do che rappresenta la nota che avviò la creazione dell’universo. La creazione è musica, suono e parole. "Ritorno alla Creazione di Maninoquant" è uno dei libri più belli sulla cultura del council dei nativi d’america.

Ancora oggi dobbiamo “combattere” contro “spiriti maligni” per superare ogni resistenza. E, gli spiriti maligni, si nascondono dappertutto e prendono, a secondo i casi, le sembianze di chiunque incrociamo nel nostro cammino.

Credo che il miglior posto dove stare in questo momento sia in una sala d’aspetto o "stazione di transito" (partenze e arrivi) nella quale è favorito l’incontro con tante persone e semmai è anche più facile che incontri un angelo.

Nel "tempo presente", in attesa di un cambiamento vero, che non appartiene ne, al passato e neppure al futuro che avevi immaginato e che non si è realizzato. Ecco aspettando che arrivi qualcuno a salvarti.

Alcuni giorni fa mi sono affidato al sapere di un mio amico medico specializzato in agopuntura il quale mi ha fatto leggere il “Guazi”, uno dei più antichi testi mistici cinesi, dal quale ho tratto questo passaggio che credo sia molto significativo rispetto al "mio viaggio" …”Lo Shen (la Stella Polare del nostro cuore che và alla ricerca dell’equilibrio) nell’uomo ora va e viene, nessuno può immaginarlo, se si perde c’è disordine, se si afferra c’è ordine …. preoccupazione o tristezza, euforia o collera, il Dao non ha luogo dove dimora … bisogna quietare amore e desiderio, correggere follia e disordine…”

Mi è sembrato di comprendere che il bene ed il male viene individuato in noi ed è dappertutto e che vivere con amore non basta, o meglio, c’è bisogno che ognuno di noi, aiutato dalla “stella polare”, trovi l’equilibrio.

Ecco la "stazione di transito" il luogo delle "partenze e arrivi" può rappresentare quel luogo del perenne equilibrio. Il luogo, lo spazio che non si svuota mai, che ci fa confrontare nel tempo presente con noi stessi e con gli altri dove il passato ed il futuro si confrotano nel presente. E’ proprio in questo luogo magico che ci può capitare di incontrare le persone più starne e diverse ed ache gli angeli che ci possono aiutare a riflettere.

Nel contesto attuale proprio in “ragione” dei cambiamenti “epocali” che sta attraversando il mondo e la nostra società e che senz’altro influiscono sui nostri comportamenti, trovo che vi è sempre di più l’esigenza, (credo che la percepiamo un po’ tutti), che ogni nostra sensazione debba includere un’altra sensazione “quella degli altri” o meglio ancora “altro”. Lo stesso approccio alle medicine non è “immune” da questa considerazione all’apparenza solo legata ad un valore filosofico.

Credo che vi sia l’esigenze, a fronte della perdita di punti di riferimento: valori, miti, ecc. di “crearne di nuovi” o meglio ridefinire significati e simboli, recuperare la ritualità dei gesti e delle nostre azioni.

La stessa scienza non trova più conferme, come se avesse esaurito la spinta creativa. Si parla di cellule staminali che modificano i geni quando si è visto nelle ultime ricerche che sono le proteine che determinano il destino degli uomini e non i geni. Che le stesse proteine "parlando" tra di loro sono assoggettate all’ambiente.

Creare un modello condiviso, che abbia coscienza che il male ed il bene è in ognuno di noi e che dobbiamo avere solo la capacità di “n’carmarlo” oggi "consapevolizzarlo" come faceva mia nonna, è, come ci suggerisce il “Guazi”, uno dei nostri obiettivi: “…quietare amore e desiderio, correggere follia e disordine”, come cerca di fare ogni bravo Clown Dottore.

Ecco credo che dobbiamo far nascere una “nuova modalità” di relazioni, un nuovo modello sanitario che non si basa solo e semplicisticamente sulla scienza, ma fondamentalmente sull’arte della scienza e sui riti che abbiamo perso "ascolto e parola". Questi sono i due elementi fondamentali per costruire quell’amore incondizionato di cui tutti noi sentiamo in bisogno. Perchè non istituire negli ospedali un ambulatorio/laboratorio di coccole? Molti medici e psicologi hanno sostenuto che attraverso l’ascolto possiamo ricostruire la nostra consapevolezza, la nuova biologia ci dice che modificando le nostre percezioni modifichiamo anche le nostre credenze ed aiutiamo così i nostri processi di guarigione.

Oggi grazie a queste ricerche sappiamo anche che, attraverso le parole la nostra comprensione può raggiungere una nuova coscienza e che la (nostra) ragione da sola non basta per produrre un cambiamento.

Ma, come è possibile, per noi, costruire, “far nascere” (o meglio far rinascere) una migliore struttura sociale, ed in quale contesto oggi si può inserire la nostra "azione di buona salute", se non quella di modificare: l’ambiente, non solo fisico, ma anche emozionale dei nostri ospedali ?

Come fare?

La soluzione non è in noi ma solo nella costanza di saper aspettare che il cambiamento avvenga. La soluzione sta nel processo, nell’attesa tra la "partenza e gli arrivi" di questo viaggio magico che è la nostra vita.

"Praticare la speranza" se da una parte significa saper attendere che le nuove generazioni possano arrivare e darci il cambio e solo cosi potremmo ripartire dall’altra, come una Stella Polare (Shen) che sorge dall’oceano, abbiamo bisogno di creare un raccordo personale tra il Cielo e la Terra, attraverso lo sviluppo un metodo universale di presa in cura della persona.

Per questo più che “chi siamo” a volte ci sarebbe bisogno anche di chiederci “dove siamo” (come ci suggeriva Michael Focault).

In questo caso il motto di “E’ l’ambiente, stupido!” rappresentatoci da Lipton nel suo libro “La Biologia delle Credenze” ci risulta come è appropriato.

Certo c’è da chiedersi: quanto altro potrà essere di cruciale importanza per noi, dentro ed al di fuori di questo “ambiente” o spazio delle “partenze e degli arrivi” tanto da essere sempre più convinto, ancora oggi, di stare in una sala in attesa e dedicare (semmai) un fine settimana per accostarmi a una di queste idee, e comprendere in poco tempo, attraverso un processo di condivisione, di affinità, l’esigenza di modificare la realtà che ci circonda semplicemente attraverso un sorriso, e cosa può essere questa idea così elusiva (oggi), ma nello stesso tempo così eterna, da rincorrere ancora a riti magici con miti e credenze ?

Il council è uno spazio, il luogo fisico delle "partenze e degli arrivi" dove si è guidati dall’amore, dal rispetto, dalla comprensione, dall’apprezzamento, dall’empatia e dall’interessamento verso gli altri, anziché dall’egoismo, dall’avidità, dall’odio, dal pregiudizio, dal sospetto e dalla paura di sentirsi coinvolti.

Realizzare questi "luoghi di transito" dovrebbe essere un obiettivo costante di tutte le comunità e perché non anche di un ospedale dove prendiamo in cura non più la malattia ma la persona?

Questo dovrebbe essere un obiettivo costante della nostra ricerca personale nell’ambiente in cui viviamo. I nuovi manager ed i nuovi politici dovrano osare di fare progetti che sprofessionalizzano le professioni sanitarie per renderle più umane. Non si può costruire il nuovo rattoppando il vecchio.

I folti curriculum, gli ECM, non bastano più. Bisogna costruire nei nuovi ospedali “esperienze di ascolto” delle persone e non delle malattie.

Dovremmo alleviare il dolore anche delle vittime di questo sistema, per le quali questi fallimenti determinati dalla mancanza di ascolto non siano più esperienza quotidiana e di enormi solitudini.

Per questo e urgente confrontarsi sul tema della “stazione di transito” o meglio di questo spazio delle "partenze e degli arrivi", e facilitare anche quegli incotri più magici con il nostro angelo. Gli angeli in certe occasioi ci possono apparire anche senza le ali.

Dico ciò, nella consapevolezza che il nostro strumento di lavoro è l’utopia: tra “arte e scienza” gli elementi di base delle medicine ed anche della figura del Clown Dottore.

La partecipazione al Council, mi ha insegnato a lasciar perdere le aspettative “personali” ed a prestare un’assoluta attenzione agli altri ascoltando se stessi, senza che questo significhi perdere le proprie aspettative di vita ma, anzi, rafforzarle insieme agli altri.

Sentirsi parte dell’interezza del cerchio, riduce la paura e la disperazione da isolamento. Le parole come le proteine ci possono aiutare a guarire.

Attualmente, l’esperienza del council viene utilizzata già in alcuni ospedali americani che hanno realizzato i Dipartimenti delle Medicine Integrate, con ottimi risultati nei processi di cura. In questi ultimi anni la consapevolezza dell’interdipendenza di tutte le medicine e delle forme di vita con la terra ha preso piede in tutto il mondo e questo concetto è vivo e presente sia nella tradizione del council dei nativi d’america che nell’evoluzione delle nuove scienze biologiche e psicologiche.

Sentire questa interdipendenza nel cerchio di un council, trasforma un concetto astratto in una personale ed irripetibile esperienza diretta. Le nostre percezioni negative vengono riscritte modificando anche le nostre credenze.

Quindi, il cerchio del Council, non è solo una forma di relazione sociale e qualcosa di più e deriva da un modo di pensare a questa esistenza, una filosofia, un’utopia scientifica e medica che tende a disabituarci ai nostri comportamenti quotidiani e locali ritornando a raccontarci le fiabe come da bambini, o come la chiamano gli indiani d’america, una via spirituale del tempo presente.

Tutto ciò che i Clown Dottori & Volontari del Sorriso fanno ha bisogno di spiritualità, (che non significa esclusivamente religiosità), di comprensione, di consapevolezza, di valori, di cosa siamo noi adesso in questo momento che possiamo utilizzare anche il cerchio per rafforzare quel senso di fiducia nei pazienti ed aiutarli a guarire, supportando le terapie mediche.

Carl R. Rogers (psicologo) ci diceva che “forse solo i futuri giovani psicologi, non soffocati dalle resistenze e dalle proibizioni universitarie, saranno capaci di investigare la possibilità che esista una realtà legittima che non è aperta (solo) ai nostri cinque sensi; una realtà in cui passato, presente e futuro sono reciprocamente presenti l’uno nell’altro, in cui lo spazio non è una barriera , e il tempo è scomparso; una realtà che può essere percepita e conosciuta solo quando siamo passivamente ricettivi, piuttosto che attivamente rivolti a conoscere.” (Tratto da libro : "Un modo di essere" di Roger)

Guarda caso le stesse parole sono usate da Ida Magli – Antropologa - in un suo saggio introduttivo al libro “Onorate il Grande Spirito” (Fiabe degli indiani d’America) la quale ci dice: “La stessa scienza è erede della mitologia greca e latina, che cambia la forma, ma appare uguale, come esperienza, a molti popoli, anche se lontani tra di loro, ma non si fa riconoscere al momento, che la metafora o l’esperienza si compie.” , inoltre, ci spiega che: “..c’è una differenza sostanziale fra i nostri racconti e quelli degli indiani d’America: E’ il vissuto del Tempo”.

Nella sostanza, i miti greci li abbiamo fatti uscire fuori dalla storia dando loro il taglio “mitico - fantastico” perché troppo “incredibili e irrazionali”; nelle fiabe dei nativi d’America raccolte nel libro “Onorate il Grande Spirito” si avverte il fatto che: “... il presente... il creduto... l’agente” deve essere compreso con la stessa logica del due più due fa quattro e quindi è vero! Il tempo “c’è o non c’è” ci ha spiegato Ida Magli e non solo, ma ci invita a credere che il futuro e il passato indichino un tempo che non c’è. "Siamo consapevoli di esistere in un tempo, siamo in grado di distinguere delle fasi: passato, presente, futuro e questa consapevolezza nasce contemporaneamente alla consapevolezza dell’esistenza di ognuno di noi: nel gruppo, insieme al gruppo, ma separato dal gruppo."

Credo, nella sostanza, che la modalità del Council possa essere “vissuta” nelle nostre strutture sanitarie, ospedali come luoghi di frontiera come momento di sostegno alle terapie mediche, considerando lo stesso council come il bere ed il mangiare e non (solo) come atto terapeutico in se, anche se co questa grande valenza.

Due sono oggi i mali del secolo (o meglio le cause di mortalità maggiori nel mondo) le cardiopatie ed i tumori. Per il cuore è semplice pensare che il cuore avendo la nostra "stella polare" al suo interno è la prima cosa che va ad "infartuarsi" e considerate le gravi crisi di "equlibrio" che l’uomo affronta oggi, si evidenziano sempre più malattie auto-immuni, le ipersensibilità, il tumore quindi come un "comportamento" biologico sensato e non patogeno del nostro organismo che si ribella a se stesso. Un corpo che nella sostanza fa confusione, un corpo al quale manca l’ascolto ed il discernimento e quindi si svaluta. Non riesce più a stare in piedi.

Per questo gli antichi testi di medicina cinese ci invitano non ad eliminare le nostre emozioni ma a raggiungere un equilibrio e quindi la prima operazione da fare è quella di “svuotare” il nostro cuore, attraverso la parola ricevendo attenzione ed ascolto anche da parte di medici e personale infermieristico compreso.

Basterebbe dedicare un’ora al giorno, considerato anche che c’è tanto tempo passato in ua corsia di ospedale nella totale assenza di ogni significato di vita. Neppure quello di aspettare che passi qualcuno che alla fine non ti ascolta o per scambiare un’opinione, sulla tua codizione di persona malata e non più sana.

Nella cultura Cinese non esistono emozioni positive o negative esistono “le emozioni” che se caricate in maniera sbagliata possono indurre malattie al di la del fatto se noi pensiamo che siano positive o negative.

Il problema ritorna all’equilibrio tra gli estremi: il male ed il bene, l’amore e l’odio. Ogni pensiero eccessivo consuma la materia, fa sfumare il reale ed il concreto sino a far rinnegare i bisogni del corpo così come avviene nelle persone anoressiche.

L’ospedale come accumulatore di malattie?

Ognuno può diventare facilitatore e maestro di vita per condurre un council, esso non è un atto terapeutico e quindi non ha bisogno di professionisti ma è certamente educativo e per questo va praticato.

Affinità, realtà e comunicazione sono gli elementi centrali dello stare insieme, ma credo (oggi) per tutti i motivi prima accennati anche: “funzione compensativa di regolazione delle attività biologiche”.

Spero, nella sostanza, che su questa riflessione ci possa essere prima o poi qualcuno che, raccogliendo il messaggio di un naufrago, possa promuovere ogni giorno nelle nostre strutture sanitarie questa pratica della speranza.


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