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Il Cile è nelle mani di una donna

Per la prima volta nella storia del Cile una donna diventa presidente, cosa può cambiare.

di Ornella Guidi - martedì 10 gennaio 2006 - 3062 letture

Per la prima volta nella storia del Cile una donna diventa presidente, cosa può cambiare.

Il 15 gennaio 2006 nel Cile, una donna, Michelle Bachelet, socialista, battendo il candidato della destra, Sebastian Pinera di Rinnovazione Nazionale, con il 53% dei voti è diventata il nuovo presidente della nazione.

La vittoria al di là del significato politico è epocale perché la Bachelet è la prima donna ad entrare nel palazzo della Moneda come presidente e per di più ciò è accaduto in uno stato fortemente conservatore.

Il pinochetismo infatti sconfitto nelle torture delle prigioni sotterranee continua alla luce del sole a farla da padrone a livello sociale ed economico con il perdurare di una politica di neoliberismo che avvantaggia le classi abbienti mentre congela i ceti più popolari ad una sempre più misera qualità di vita.

Considerando a parte la parentesi circonstanziale del breve governo di Isabelita Peron, oggi questa signora di 54 anni si aggiunge alle donne che in America Latina, Violeta Chamorro in Nicaragua e Mireya Moscoso per la Repubblica di Panama, sono state elette capo dello Stato.

La Bachelet appartiene allo schieramento "Concertazione per la Democrazia" al potere dal 1990, formato dall’alleanza tra un partito Socialista fortemente moderato e una cauta Democrazia Cristiana, con aggiunta dei Radicali.

Ai tempi della dittatura di Pinochet fu imprigionata e torturata insieme alla madre, poi costrette entrambe all’esilio; il padre invece, generale dell’Aeronautica ma vicino al presidente Allende, fu torturato fino alla morte.

Una vittoria come questa è anche un segnale importante per l’affermazione di capacità personali che spesso, in condizioni analoghe sono state penalizzate perché appartenenti ad una donna, ma questa volta non sono state mortificate nello scontro diretto con un avversario più che temibile come Pinera, a capo di un impero economico e perciò dotato di grandi mezzi di supporto.

Le proprie qualità la dottoressa Bachelet (è medico pediatra) aveva dimostrato ampiamente di possederle durante la sua lunga attività politica e l’hanno portata a ricoprire incarichi prestigiosi come quello di Ministro della Sanità e di Ministro della Difesa Nazionale, prima donna in tutta l’America Latina a rivestire quest’ultima carica.

Anche la Germania, forte stato europeo, ha decretato la vittoria di una donna; Angela Merkel è infatti il nuovo Cancelliere.

In Finlandia, altro stato dell’Unione Europea, ha ricoperto la carica di presidente della Repubblica dal 2000 ad oggi un’altra donna, Tarja Halonen, socialdemocratica.

Queste scelte non possono essere casuali, penso che possano invece essere interpretate oggi, in questo contesto storico, come una risposta trasversale degli elettori, un sincero tentativo di trovare delle soluzioni giuste ai problemi di questa società ritenendo persone affidabili quelle dotate di concretezza, misura, passione, tolleranza, solidarietà, qualità da sempre espresse attraverso il lato femminile dell’esperienza.

Seguendo il mito, per accenni schematici, la donna in quanto tale presenta due modi di esprimersi, la donna "demetrica" che fa riferimento alla dea Demetra e pertanto incarna i valori della maternità e legata a questo si fa portatrice di valori come la solidarietà, la compassione, la capacità di tessere punto punto preziosi mosaici umani d’intesa attraverso le forze dell’umiltà e della pazienza.

In opposizione e complementare a questi simboli troviamo la donna "afroditica" riferita alla dea Afrodite, colei che nei confronti dell’uomo si fa possedere ma non si concede spiritualmente, sfuggente e padrona di se stessa; icona nell’immaginario collettivo, resa più affascinante e seducente proprio dalla sua volontà di sottrarsi al possesso dell’uomo che in questo caso retrocede ad esempio di semplice materia nei confronti della inafferabilità dello spirito, una metafisica flessibilità.

Ecco che la donna oggi con consapevolezza e forse, nonostante le battaglie combattute, con un filo di meraviglia sta diventando a pieno titolo soggetto storico, non casuale, presente nella stanza dei bottoni.

Un punto di riferimento di quanti, nel principio femminile che nella natura muore e rifiorisce in eterno, cercano con una leggerezza nuova una strada intelligente per affrontare con amore, inteso nel suo significato universale, i nostri problemi di esseri umani stritolati dall’ingiustizia, dalla sete di potere, vittime di un manipolo di persone che con arroganza ci conducono alla morte di questo pianeta che nell’infinità delle galassie brilla per la sua infinita bellezza.

La sinistra cilena che per un contorto meccanismo ideato da Pinochet, a dispetto di un 10% di voti è fuori dalle aule parlamentari ed ha perso la corsa alla Moneda con il suo candidato Thomas Hirsh, nel suo pragmatismo non esulta per la vittoria della Bachelet ritenuta un’esponente di una coalizione così moderata da non voler e poter cambiare le ingiuste regole economiche che governano il paese e che lo penalizzano nell’evoluzione della sua economia anche attraverso il Trattato del Libero Commercio ratificato dal presidente uscente Ricardo Lagos con gli U.S.A.

Un patto economico che nella sostanza relega il Cile ad una condizione di cieca dipendenza dall’America di cui è diventato un fornitore di materie grezze come il rame e non lo favorisce invece come esportatore di prodotti lavorati. Soprattutto riferito al rame il Cile per la sua lunga tradizione mineraria avrebbe le competenze per esportare prodotti finiti come accade per altri settori in tutti i paesi con un’economia industriale avanzata.

Un’economia qualitativamente sottosviluppata e un sistema sociale classista dove i poveri diventano sempre più poveri, sono solo alcuni dei nodi sul tavolo della presidente Bachelet.

Con l’entusiasmo della bella vittoria la nuova presidente conferma la volontà di mantenere le promesse elettorali di riformatrice soprattutto in campo pensionistico e sociale a vantaggio dei più deboli e anziani.

Un altro punto forte del suo programma politico anche alla luce delle sue drammatiche esperienze personali è la battaglia per la difesa e il mantenimento dei pieni diritti civili.

Intanto, se riuscirà a far riaprire un dialogo fra i due stati, interrotto per questioni legate all’accesso al mare, potrà trovare un valido appoggio per politiche nuove in paesi confinanti come la Bolivia, dove per la prima volta è stato nominato presidente dello stato un autentico indio, Evo Morales, a conferma della tendenza a dare fiducia e a ricercare nelle proprie radici più vere ed intime le soluzioni a grandi problemi.


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