IL PD VI OFFRE I TRE MINUTI DI CELEBRITA’ ALLA ANDY WAHROL? NON MONTATEVI LA TESTA

di Augusto Cavadi - giovedì 3 dicembre 2020 - 1472 letture

Mi è capitato col PD provinciale di Palermo, ma – dopo mezzo secolo di impegno nel sociale - non mi faccio illusioni: sarebbe potuto capitare in qualsiasi altra provincia e in qualsiasi altro partito politico. Ricevo un invito – in quanto membro del “Gruppo Noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne” – per una sorta di assemblea telematica sul tema della condizione femminile in Italia, prevista per le 16,30 del 27 novembre. Ovviamente informo dell’invito gli amici del gruppo e più di uno mi avverte: “Guarda che ai politici interessano meno di un fico secco la nostra esperienza, le nostre elaborazioni, i nostri libri. Serve qualche fiore all’occhiello per dire che il partito ascolta la società civile”. Tante volte nel passato è andata così, ma so che adesso ci sono volti nuovi, tra cui anche di amici e di amiche che stimo e a cui voglio bene: perché rifiutarmi pregiudizialmente? Perché non riprovare per l’ennesima volta? E così lo sventurato rispose. L’esordio è stato incoraggiante: invece della solita ora di ritardo, si inizia con puntualità asburgica. Ovviamente prende la parola l’organizzatrice dell’iniziativa. La passa al segretario regionale, poi al capogruppo al consiglio regionale, poi a due donne segretarie di sezione, poi a tre donne della segreteria nazionale…Già, nell’ascoltare gli stessi temi, ridetti con le stesse parole e conditi dalle stesse citazioni del manifesto del partito sul New Deal delle Donne, l’entusiasmo scema. Vorrei chiudere, ma sarebbe scortese: sono tra gli sciocchi che ritengono etico rispettare gli impegni. Passa la prima ora, poi la seconda: qualcuno ringrazia in chat, saluta e va via. Alla coordinatrice dell’incontro si accende qualche lucina e comunica che, da quel momento in poi, sarebbe stato giusto alternare un intervento ‘politico’ con un intervento da parte di qualche ‘invitato’ esterno al partito. La regola viene rispettata per due o tre interventi, poi la stessa signora che l’ha comunicata si smentisce: “Poiché M.M. ” – un ex consigliere regionale di un ex partito, approdato non so quando al PD, ma di cui non è nota la competenza in questioni femminili – “ha da fare, gli diamo la parola: per questa volta a due ‘politici’ di seguito”. Così mi s’illumina la mente: sono tra i tanti, e le tante, in collegamento perché – a ben pensarci – non ho nulla da fare. Se ho atteso due ore e mezza, perché non dovrei attendere ancora chi sa quanto che mi si concedano i “tre minuti” concordati al momento dell’invito (limite che al solito sarei l’unico a rispettare, secondo il mio vizio moralistico di rispettare i patti)? Mi ricordo di un simpaticissimo cartello esposto nella bottega del calzolaio di famiglia: “Chi non ha niente da fare, è pregato di andare a farlo altrove”. Tutto sommato un buon consiglio. Scrivo anch’io in chat il mio messaggio di ringraziamento e di saluti e torno a correggere le bozze del mio prossimo libro. La rivoluzione – magari sotto forma di ossequio delle regole – può attendere. Dal Sessantotto a ora sono cambiati i certificati anagrafici, ma a quanto pare anche per i ‘nuovi’ dirigenti politici resta valido il parere ascoltato allora: “Molti vogliono cambiare il mondo, pochi sono disposti a rendersi degni di tale cambiamento”.

Augusto Cavadi www.augustocavadi.com


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