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I vichinghi senza le corna

Il primo re crociato : La spedizione di Sigurd in Terrasanta / Francesco D’Angelo. - 1 ed. - Roma-Bari : Laterza, 2021. - X, 209, [5] : br. ; 21 cm. - (Storia e società). - ISBN 978-88-581-4380-3.

di Sergej - sabato 7 agosto 2021 - 811 letture

E così i vichinghi non avevano le corna. Appartengo a una generazione che è vissuta con l’immagine dei vichinghi, i loro barconi con le punte piegate a testa di dragone, i funerali con i corpi deposti su questi barconi e dati alle fiamme e lasciate alla deriva, le razzie, le barbe lunghe e bionde... e gli elmetti in testa con ai lati le corna. Alessandro Barbero, in uno dei suoi interventi televisivi - presentando alcune puntate dedicate ai vichinghi nella serie di RaiStoria "A.c.D.c.", qualche anno fa ma ancora in replica su RaiPlay (vi invito a vedere queste puntate) passa la spugna su una delle immagini più radicate del mio immaginario. Niente corna. I popoli del nord, tra l’altro non tutti biondi ma molti bruni, forse solo nei primissimi secoli della loro esistenza avevano di tali elmetti, ma certamente non quando si affacciarono a partire dal 1000 (dc) sulle coste continentali e sulle isole britanniche. Temo che anche le generazioni più giovani, cresciute con alcuni cartoni animati giapponesi, o con qualche film disneyano dovranno risistemare il proprio immaginario.

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Copertina de: Il primo re crociato, di Francesco D’Angelo

E anche usare il termine "vichingo" può essere scorretto, anzi addirittura offensivo. La parola serviva a indicare, tra di loro, i "razziatori" insomma i pirati di qualsiasi etnia - persino gli equivalenti per noi dei "saraceni". Se incontri per strada un vichingo e gli dici "vichingo", quello potrebbe anche offendersi. C’è una bellissima serie di fiction tv, "Beforeigners" (su RaiPlay, altre notizie su Wikipedia), che mi è capitato di vedere di recente e che consiglio davvero di vedere, ambientata in Norvegia: dal mare spuntano improvvisamente oriundi norreni, e il mondo contemporaneo deve fare i conti con questi immigrati dal passato: scene bellissime in cui la quotidianità tecnologica odierna si mischia a vestiti, umori e corporature di quel passato; e il "political correct" contemporaneo deve fare i conti anche con abitudini e comportamenti del passato altro (ma forse non troppo) di quelle popolazioni. Così la disposizione, per le forze di polizia e non solo, di non usare il termine "vichingo" e simili, per evitare forme di discriminazione o disprezzo razzista.

L’utilizzo e la presenza costante dei vichinghi... ehm, dei popoli del Nord o norreni... nella produzione filmica e televisiva contemporanea sta a dire quanto abbia colpito nell’immaginario usi costumi e vicende di queste popolazioni. Non riguarda solo l’ascesa più recente di queste regioni, in Europa, al rango di "modelli" culturali ed economici. Vi è una costanza della presenza del loro apporto alla "civiltà" europea nonostante la (presupposta) "lontananza" geografica dal Mediterraneo. Ma si pensi all’importanza che hanno avuti i variaghi per la nascita delle popolazioni rus’ (la dippoi Russia); la consistenza etnica delle truppe dell’élite posta a protezione dell’imperatore di Bisanzio; fino poi a Cristina di Svezia che ebbe un ruolo importante all’interno delle vicende dell’umanesimo-rinascimento; e all’amalgama etnica che che costituito la base dell’ascesa della "nazione nuova", gli Stati Uniti d’America - accanto a inglesi, tedeschi, irlandesi e italiani c’erano anche loro, gli scandinavi...

Un tassello molto interessante sulla storia dei popoli del Nord ci viene da un libro serio di storia, Il primo re crociato : la spedizione di Sigurd in Terrasanta, scritto da Francesco D’Angelo e pubblicato da Laterza. D’Angelo è uno storico e filologo, e ci conduce per mano, con molta competenza e con piglio analitico, su uno degli episodi più interessanti che riguardano la storia scandinava nei suoi contatti con il "resto del mondo". Un ottimo spaccato su quel mondo e sui suoi usi costumi e sul suo immaginario.

Il saggio è leggibile anche da un non specialista, rende conto della "crociata" che fece questo re scandinavo tra il 1107 e il 1111: con 60 navi toccò l’Inghilterra, le coste francesi, poi le coste spagnole e portoghesi occupate allora da musulmani; entrò nel Mediterraneo attraverso lo Stretto di Gibilterra, e poi le isole Baleari, la Sicilia dove incontrò Ruggero II d’Altavilla (che aveva origini normanne) e infine Gerusalemme - primo re della cristianità ad andare a trovare il neo-re cristiano della regione appena "liberata" Baldovino I; qualche battaglia contro i musulmani, scambi di doni ecc_; la spedizione prosegue verso l’altra grande meta della cristianità del tempo ovvero Costantinopoli. Qui l’incontro con Alessio I Comneno - la consacrazione in pratica della civiltà scandinava all’interno del corpus della civiltà cristiana e "occidentale" (come diremmo oggi). Poi una parte del seguito rimane a Costantinopoli, il resto con Sigurd a capo, prosegue via terra, attraverso le odierne regioni di Romania, Ungheria, Germania fino in Danimarca e poi a casa (quest’ultima parte nel saggio è trattata in maniera più sbrigativa, probabilmente per la minore presenza di documentazione).

È una vicenda molto interessante, "epica". Non a caso oggetto dei canti degli scaldi contemporanei e successivi che opportunamente D’Angelo analizza utilizzando quali documenti storici, comparandoli agli altri documenti che di parte latina sono rimasti, più o meno coevi e successivi. Occasione, nel frattempo, opportunamente, per dare un quadro di com’era l’Europa in quegli anni - dandoci un affresco storico di una società che stava costruendo un "risveglio" culturale oltre che economico di grande portata. Per chi è interessato alla storia del cosiddetto "medioevo", e alla storia non solo dei popoli scandinavi, questo è un saggio da leggere.


Sinossi

Dall’Inghilterra alla Spagna musulmana, dalla Sicilia a Gerusalemme e oltre, fino a Costantinopoli, in un susseguirsi di battaglie navali e assedi, prestigiosi incontri con re e imperatori e violenti scontri con nemici musulmani ma anche all’occorrenza cristiani. Come le saghe islandesi affermano «si dice che dalla Norvegia non è stato intrapreso nessun viaggio più famoso di quello compiuto da re Sigurd».

«Un crociato sui generis, Sigurd: figlio di un mondo lontano, la cui storia, grazie a questo libro, arricchisce la nostra percezione di un Mediterraneo medievale che fu più ricco e vasto di quanto in genere si immagini» - Amedeo Feniello, la Lettura

Il re norvegese Sigurd Magnússon è stato il primo sovrano cristiano a visitare la Terrasanta dopo la conquista crociata di Gerusalemme. E la sua storia è unica nel panorama delle crociate medievali proprio per la sua provenienza: uno scandinavo, signore di un regno lontano in cui il cristianesimo si era affermato da appena un secolo. Un viaggio straordinario: dall’Inghilterra alla Spagna musulmana, dalla Sicilia a Gerusalemme e oltre, fino a Costantinopoli, in un susseguirsi di battaglie navali e assedi, prestigiosi incontri con re e imperatori e violenti scontri con nemici musulmani ma anche, all’occorrenza, cristiani. Un periplo del mondo allora conosciuto che, in cinque anni (1107-1111), condusse sessanta navi dagli estremi confini della terra fino al cuore della cristianità e da qui nuovamente in patria. Uno degli episodi meno conosciuti e più affascinanti della grande storia delle crociate che unisce ai tratti tipici delle scorrerie vichinghe (desiderio di avventura, di fama e di ricchezze) quella tensione spirituale di cui è permeata tutta l’epoca, e che farà guadagnare al suo giovane protagonista fama imperitura.


L’autore

Francesco D’Angelo, è ricercatore in Storia medievale presso l’Università di Roma "La Sapienza" e collabora con il Cnr, Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea. I suoi principali ambiti sono la storia religiosa dei paesi scandinavi e i rapporti tra il mondo nordico e quello mediterraneo nel Medioevo. È autore delle monografie «In extremo orbe terrarum». Le relazioni tra Santa Sede e Norvegia nei secoli xi-xiii (Roma 2017) e Il primo re crociato. La spedizione di Sigurd in Terrasanta (Laterza 2021).



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