I tre porcellini

Inquisito il capo Unipol che ha sposato la creatura di Ligresti. Comunque la Coop sei tu
di Adriano Todaro - martedì 27 maggio 2014 - 2220 letture

Ogni qualvolta mi capita di guardare una fotografia di Carlo Cimbri, detto Carletto, sono sempre un po’ disorientato. Un po’ perché ho la mente bacata e chissà perché mi immagino sempre che chi lavora nelle cooperative abbia una faccia, appunto, da cooperatore, del tipo dei Probi Pionieri di Rochdale. Convengo che è una distorsione mentale perché oggi non si tratta di pionieri e neppure di probi. Ma sono disorientato, e un po’ invidioso, perché il Carletto, che di cognome fa Cimbri, come la fiera tribù germanica o celtica e che di mestiere fa l’amministratore delegato Unipol, ha una bella capigliatura.

Capello sapientemente scomposto ma gelatinato, baffetti alla d’Artagnan, pizzetto sale e pepe, il giovin guascone ha 49 anni ed è stato baciato dalla rossa cooperazione o, meglio, dalla cooperazione rosa-pallido. Sguardo vacuo ma deciso, negli ultimi tempi lo vediamo un po’ appannato e nervoso. Che si sia innamorato? Se così fosse ne saremmo lieti perché starebbe a significare che nel suo cuore finanziario trova posto anche un sentimento nobile come l’amore e non soltanto pacchetti azionari, derivati e manovre di borsa.

E a proposito di derivati, termine oscuro e incomprensibile ad uno come il sottoscritto, anzi minaccioso, la vicenda che vede protagonista il Carletto parte da qui. Avevamo più volte parlato di questa storia cominciata nel 2012 ed era la storia di un salvataggio che riguardava il costruttore siculo don Salvatore Ligresti e la sua compagnia assicurativa Fonsai. Qua entra in scena un’altra aquila della finanza, quello che dirige il cosiddetto "salotto buono", cioè Mediobanca.

Alberto Nagel ha gli stessi anni del Carletto e una mente fervida. Don Salvatore deve parecchi soldini a Mediobanca e lo sbarazzino Alberto con il suo pigiamino a righe non ci dorme la notte, al punto che la moglie è disperata: Alberto si volta e si rivolta nel letto, suda, ha gli incubi, ogni qualvolta si appisola, grugnisce, fa versacci, pronuncia discorsi sconclusionati, parla di Salvatore, di salvataggi, di derivati... insomma una lagna da separazione se non fosse per i piccioli che l’Alberto porta a casa ogni mese. Poi, improvvisamente, una notte, alle tre, Alberto ha una folgorazione. Si alza dal letto ed esclama gridando: "Ho trovato!" e in un impeto di trasporto abbraccia la moglie cosa che ormai non faceva più da oltre due mesi.

Lui pensava sempre ad un salvatore, non quel Salvatore, ma uno che possa salvare la Fonsai e dare un benservito a don Salvatore di 45 milioni di euro tanto che la Procura di Milano lo accusa di ostacolo all’attività di vigilanza. Ma questa è un altra storia o quanto meno è una conseguenza della storia principale. E a chi ha pensato Nagel? All’Unipol! Tombola. Non proprio perché la compagnia assicurativa una volta rossa ed oggi palliduccia e in sofferenza, ha debiti proprio con Mediobanca. Un piccolo debito da 400 milioni di euro.

Ora voi vi sareste scoraggiati perché, come il sottoscritto, siete ‒ finanziariamente ‒ dei mediocri, abituati ad acquistare solo se avete i soldi e ad onorare i debiti. Per usare un termine moderno siete out, siete fuori. Ma Alberto non è mica come voi. Lui non va mica ad acquistare al supermercato della coop sotto casa. No, lui dirige Mediobanca.

Dunque tutto è pronto per il matrimonio. E come in tutti i matrimoni d’interesse, bisognerebbe sapere cosa si porta in dote. L’erede, diciamo così, di Enrico Cuccia indaga e si legge un documento della stessa Fondiaria dove si dice che Unipol ha un patrimonio rettificato di 302 milioni mentre a bilancio risultano 1,1 miliardi di euro. E qua spuntano i derivati che Unipol tiene nel suo corpaccione rosellino che avrebbero un valore molto inferiore rispetto a quello dichiarato a bilancio.

Allora salta tutto? Ma va! Questi sono i geni della finanza allegra. Certo se un genitore si fosse comportato come questi qua, sarebbe stato giustamente preso a calci nel sedere dai figli. Ma questi sono "più oltre", non mezze cartucce come voi. E poi esiste anche un organismo di controllo, che diamine. L’organismo è la Consob, la Commissione nazionale per le Società e la Borsa, diretta da un altro talento naturale, Giuseppe Vegas, appartenente al partito dell’Omino Sfatto ed Inutile, classe 1951, viso rotondo, uno che a Milano lo definirebbero un bel paciarotto.

L’Ufficio analisi quantitative della Consob indaga e dà un responso negativo sul matrimonio. Voi cosa avreste fatto a questo punto? Avreste detto no al matrimonio? Allora non capite proprio nulla. Non siete dei creativi, Vegas, invece, è molto creativo perché sennò non starebbe sulla poltrona Consob. E cosa ti fa il nostro Las Vegas? Mette il funzionario che ha detto no al matrimonio nella condizione di non nuocere e celebra il matrimonio Unipol-Fonsai.

Il 6 gennaio 2014 la Befana porta il carbone ai cattivi e 10 milioni di clienti a UnipolSai. Di tutto ciò i Probi Pionieri di Rochdale non sanno ‒ per fortuna ‒ nulla. Non sanno neppure che un cooperatore è diventato ministro e che il Carletto fa pateracchi senza soldi e con tanti debiti che, alla fine, pagheranno anche quelli che vanno a fare la spesa al supermercato Coop. D’altronde la Coop sei tu e allora paga. E io pago perché sono socio Coop.

Da qualche giorno Cimbri è indagato per aggiotaggio. Finalmente anche le cooperative si sono allineate all’andazzo comune, sono diventate moderne. Essere inquisiti, oggi, è titolo di merito e spalanca le porte del Parlamento. Basta con la diversità comunista, le mani pulite di Berlinguer, i sacrifici per costruire le cooperative, le rinunce, basta cuocere salamelle nelle feste di quella che fu l’Unità. Oggi è necessario essere spregiudicati, giocare in Borsa, acquistare senza soldi e, se proprio capita un crack, farlo pagare ai cooperatori.

Federico Caffè, il grande economista sparito, nel senso che è proprio sparito, nel 1987, una volta ha affermato che "Al posto degli uomini abbiamo sostituito numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili".

Il Carletto non ha fatto neppure il riequilibrio contabile. Questo non sa neppure redigere un bilancio e l’hanno messo a capo dell’Unipol. Mia moglie dovrebbero nominarla, quantomeno, ministro delle Finanze visto che da tantissimi anni redige, in modo impeccabile, il bilancio familiare. Malgrado tutto riesce a far quadrare i conti, senza derivati e senza gli amici paciarotti di Las Vegas.


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