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I rischi del Gender in età evolutiva

Oltre l’etichetta della disforia di genere. Il viaggio complesso dell’identità sessuale, tra biologia, relazioni e crescita

di Laura Tussi - giovedì 30 luglio 2026 - 237 letture

Nel dibattito contemporaneo, la riflessione sul disagio di genere e sull’identità in età evolutiva richiede un equilibrio delicato tra la tutela della dignità della persona e il rigore dell’analisi scientifica. Una recente analisi critica della guida “Oltre lo sguardo” ovvero la recente guida “Oltre lo sguardo” , redatta dall’ Associazione pediatrica italiana, invita gli addetti e i medici ad un approccio affermativo di transizione sociale per bambini e giovani che presentino disforia di genere.

Alcuni medici competenti in questa area clinica rispondono con un documento “La scienza oltre lo sguardo” che invita invece a riflettere su quanto siano complessi i percorsi che accompagnano bambini e adolescenti nella definizione del proprio sé, evidenziando il rischio di un approccio eccessivamente generico quando si uniscono temi profondamente diversi tra loro.

La complessità dei confini clinici

Uno dei primi nodi critici sollevati riguarda la tendenza a racchiudere sotto un’unica etichetta ambiti clinici e sociali estremamente eterogenei: dall’orientamento sessuale alle questioni legate all’intersessualità, fino a temi complessi come l’omogenitorialità e la maternità surrogata. Ognuna di queste dimensioni, dal punto di vista medico, psicologico, sociale ed etico, poggia su presupposti radicalmente differenti. Trattarle in modo uniforme rischia non solo di generare confusione concettuale, ma di allontanarsi da quell’approccio rigoroso e basato su evidenze solide che ogni persona – in particolare se minore – merita per un reale rispetto del proprio vissuto.

Oltre il riduzionismo biologico e l’essenzialismo

Da un lato, la ricerca neurobiologica ricorda che la differenziazione sessuale non si riduce a una semplice definizione burocratica o a un’etichetta “assegnata alla nascita”. I fattori cromosomici, gonadici e ormonali interagiscono fin dalle prime fasi embriologiche con lo sviluppo del sistema nervoso centrale e dei circuiti legati alle emozioni, alle funzioni esecutive e alla regolazione dello stress.

Dall’altro lato, la stessa idea di una “vera essenza” innata e immutabile dell’identità sessuale o di genere entra in tensione con la realtà clinica ed evolutiva. L’identità non è un dato statico già scritto e pronto per essere svelato, bensì il risultato di un lungo processo di costruzione. Questo percorso affonda le radici nella percezione corporea e senso-motoria primaria, si plasma giorno dopo giorno all’interno delle esperienze relazionali e sociali, e trova infine un momento cruciale di consolidamento e ridefinizione durante la pubertà e l’adolescenza.

Una sfida di maturità culturale e scientifica

Riconoscere e validare il disagio o il vissuto di un ragazzo o di una ragazza non significa assumere che la sua autodefinizione momentanea coincida con un nucleo definitivo e immutabile. Al contrario, richiede agli adulti, ai clinici e agli educatori la capacità di accogliere la complessità senza scorciatoie ideologiche, unendo l’empatia clinica alla consapevolezza che la crescita è un cammino in divenire, nel quale biologia, psicologia ed esperienza sociale dialogano incessantemente.


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