6. I colori della Vltava

di Sergej - sabato 12 febbraio 2005 - 3880 letture

A una cert’ora della sera - ma solo in quella cert’ora -, la Vltava assume in questa stagione il colore magico del blu. Accade attorno alle otto nove di sera. Il cielo scurisce ma permane il chiarore che la città rimanda agli dèi slavi. Il lungofiume, il Karluv most e soprattutto il complesso del Hrad vengono illuminati da una fosforescenza opalina. Il Karluv most è un nastro di lucine colorate - rosso, verde, giallo… -, i puntolini dei turisti che si riversano in questa passerella della città. E la Vltava risponde illuminandosi dall’interno. E’ come se la luce riflessa provenisse dal profondo. Un blu intenso, come gli occhi della sua principessa.

Di giorno la Vltava è verde e giallo. Torbido in alcuni punti. Ha sofferto fino a qualche decennio fa l’inquinamento delle fabbriche che riversavano qui tutti i liquami e gli inquinanti possibili della modernizzazione sovietica. Dopo l’89 i ceki hanno deciso di tutelare il loro fiume che ha ripreso man mano le sue funzioni vitali. Ora è possibile persino pescare. I ceki amano molto il pesce proveniente dai fiumi e laghi. La Vltava è un fiume non molto profondo, normalmente addomesticato grazie a un sistema di chiuse. Abbiamo assistito allo spettacolo funzionale dell’uso di queste chiuse dal ponte Legij, guardando in direzione dell’isola Detsky (Detsky ostrov). La pazienza dei battelli in fila, in attesa del riempimento e dello svuotamento dei bacini. Il sistema della navigazione fluviale era un tempo molto comune anche nel nord Italia, prima dell’avvento della civiltà dei treni e delle auto.

Nel 2002 il dolce Vltava si è gonfiato, inondando inesorabilmente le parti basse della città. Incontenibile, l’acqua ha raggiunto in alcuni punti anche i cinque metri, sommergendo interi palazzi. Una città che ha esperienza della propria precarietà è sempre diversa da una città che si presume immortale. Oltre a Detsky, sono lungo il Vltava gli isolotti di Slovansky, Strlecky e Kampa. Solo Kampa è abitato, gli altri hanno parchi e qualche caseggiato di supporto. Kampa è detta "la Venezia di Praha" proprio per il suo contatto con l’acqua. Sull’isola è anche un ottimo museo d’arte moderna.

Acquistando il biglietto, è possibile guardare Praha dal "basso verso la riva", approfittando del servizio dei battelli lungo il fiume. Sono piccoli battelli con il fondo piatto, molto parigini. All’ora di pranzo è possibile anche mangiare. Ammirare Praha dal punto di vista del suo fiume è in ogni caso imperdibile. Il fiume agostano è quasi immobile, l’imbarcazione procede senza scosse e quasi senza lasciare scia dietro - l’odore acre della nafta dei vecchi motori sovietici.

Lo spettacolo del tramonto visto dall’isola Slovansky (Slovansky ostrov) è suggestivo. Le nuvole con i riflessi del sole. Il Hrad dorato, e i palazzi attorno che assumevano le colorazioni del verde. L’isola è collegata al lungomare da due brevi ponti. Alberato, con un ristorante quasi al centro, il resto è parco alberato con panchine e prati su cui è possibile sdraiarsi e dormire. Diverse scalette portano ai noleggiatori di barche e pedalò. Il rumore della città, vicina, giunge attutito. Sui sedili gente placida, assonnata. Qualche ragazzo o ragazza è seduto sul muretto degli spalti che danno sul fiume. Famigliole che passeggiano, brezza leggera. C’è chi parlotta - ma piano, le voci si sentono a stento -, chi legge libri, chi scrive. Un ambiente ovattato, una sospensione rispetto ai ritmi turistici che dominano pochi metri più in là. E’ il ritmo placido del fiume che si trasmette agli umani rilassandoli.

Anche il lungomare presenta diversi punti in cui è possibile scendere e stare a diretto contatto con il fiume, così come avviene nel lungomare parigino. Anche qui ci sono pub e ristoranti, ombrelloni per chi vuole stare al coperto godendo la vista del fiume.


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