I Mondiali sono iniziati...
...ma non per tutte le persone.
I Mondiali di calcio sono iniziati e, come sempre, stanno facendo quello che solo il calcio sa fare: fermare il tempo, unire persone diverse, trasformare una partita in un’emozione collettiva che attraversa confini, lingue e storie.
Quando la FIFA ha assegnato la Coppa del mondo a Stati Uniti, Canada e Messico, ha promesso proprio questo, un torneo in cui tutte le persone avrebbero potuto sentirsi al sicuro, accolte e libere.
Mentre milioni di tifosi e tifose vivono la festa sugli spalti e davanti agli schermi, fuori dal campo la realtà è diversa.
Negli Stati Uniti alla celebrazione sportiva si affiancano detenzioni e deportazioni di massa, la repressione delle proteste pacifiche e misure discriminatorie che colpiscono migranti provenienti da determinati paesi. In Messico il dispiegamento di oltre 100.000 agenti di sicurezza, inclusi militari, solleva forti preoccupazioni per chi manifesta pacificamente e chiede diritti e giustizia. In Canada la crisi abitativa crescente rischia di tradursi in ulteriori marginalizzazioni delle persone senza dimora, proprio mentre il mondo è in festa.
Chi vive questo torneo, in campo, sugli spalti o nelle città ospitanti, dovrebbe poterlo fare senza paura, senza discriminazioni, senza rischiare di essere escluso. La Coppa del mondo appartiene a tutte le persone e dovrebbe restare fedele a questa promessa.
Firma l’appello e unisciti a noi per chiedere che i Mondiali restino quello che dovrebbero essere: una festa che unisce, non che esclude.
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Il torneo è già iniziato. Ma siamo ancora in tempo per ricordare alla FIFA che i diritti umani non possono restare fuori dal gioco.
Per questo chiediamo al presidente della FIFA Gianni Infantino e alle autorità di Stati Uniti, Canada e Messico di garantire il diritto alla protesta pacifica, fermare detenzioni e deportazioni di massa e proteggere tutte le persone da ogni forma di discriminazione.
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