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Ho un figlio di tre anni

Per mio figlio io sono dovuto diventare una sardina, prima che ci fossero le sardine.
di Ugo Giansiracusa - mercoledì 11 dicembre 2019 - 986 letture

Ho un figlio di tre anni.

Un avannotto.

Questo mi da un grosso vantaggio.

Mi costringe ad essere il mio me migliore. Mi costringe ad essere una sardina.

Mio figlio è un esercizio di rafforzamento quotidiano.

Mio figlio mi obbliga a ripassare le basi.

E a immaginare una costruzione alta come un grattacielo.

Quando sono con lui il mio linguaggio deve essere limpido e preciso. Senza nessun insulto e imprecazione. Senza nessun tipo di violenza o minaccia.

Quando sono con lui ammiriamo le cose belle e facciamo bleah alle brutture. Osserviamo ogni cartaccia lasciata in terra e ogni macchina posteggiata sul marciapiede.

Lui e i suoi perché mi costringono a spiegare, la maleducazione, l’ignoranza, l’assenza di senso civico, l’egoismo. E vedo come tutto nasca dai piccoli gesti quotidiani e dalle parole che diciamo (e non diciamo), ogni giorno e ogni momento della nostra vita.

Quando sono con lui il mio comportamento deve essere impeccabile, come e più del presidente del senato. E se mi capita di dover richiamare qualcuno che commette atti di inciviltà è necessario che io lo faccia con la massima compostezza, senza mai perdere il controllo e cercando il dialogo.

Una fatica...

A mio figlio devo spiegargli che per essere maschio non è necessario giocare con una pistola o a calcio con un pallone. Che le bambine sanno arrampicarsi bene quanto i maschi sulle giostre o forse anche meglio. Che lui è bello, forte e dolcissimo e che abbracciare è una delle cose più belle che ci siano.

A lui devo insegnargli che gli schiaffi non si danno, anche quando è tanto arrabbiato e se un bimbo lo mena sarà il caso di farlo notare alla maestra, che forse cercherà di controllarlo e spiegargli qualcosa. E la sera contiamo i graffi che io e lui ci siamo procurati, per motivi diversi. Ma anche quanto si è divertito con i suoi amici. E quanto è bello quando si gioca tutti insieme.

Devo insegnargli che le foglie non si strappano dagli alberi e che gli insetti non si splaccano, perché senza figlie l’aria avrebbe un gran brutto odore e senza insetti non ci sarebbero più neanche gli uccellini. E quanto sarebbe triste un cielo senza uccellini...

Insieme guardiamo il cielo e dentro di me mi auguro di non lasciargli un inferno.

E quando passiamo davanti una chiesa mi chiede di quel signore che si è fatto bum e gli racconto la storia di un bambino scappato dalle persecuzioni che, quando è diventato grande voleva giustizia, e accoglieva i poveri intorno a se.

Per mio figlio io sono dovuto diventare una sardina, prima che ci fossero le sardine.

Poi mi sono ritrovato in branco.

Ma ve lo dico.

Dovreste immaginare sempre di avere accanto a voi un bambino di tre anni. Sareste sempre la parte migliore di voi.

Un magnifico esercizio civico.


Questo articolo fa parte del nostro speciale girodossier dedicato al movimento delle sardine.



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