He-Yin Zhen anarchica e pensatrice
He-Yin Zhen (1884-1920) è stata pensatrice e anarchica cinese.
He-Yin Zhen (1884-1920) è stata pensatrice e anarchica cinese. Anche lei da anarchica, in primo luogo, e da donna, in secondo luogo, è tra i sommersi della storia. I saggi pervenutici non sono organici al mercato come al femminismo liberista, pertanto il suo nome è caduto nell’oblio della damnatio memoriae.

- He-Yin Zhen
Da pensatrice colse l’elemento strutturale e inaggirabile di ogni vera e autentica rivoluzione, ovvero non vi è rivoluzione autentica e uguaglianza reale senza ribaltare i rapporti di potere. Potere, economia e gerarchia sono un trittico inscindibile. Fu consapevole che la richiesta di eguali diritti per le donne, se scissa dall’abolizione della proprietà privata non risolve il dramma delle disuguaglianze. La proprietà privata è veicolo di ingiustizia in Cina come nel mondo intero.
Ella non guardò solo alla specificità storica della Cina, ma evidenziò nei suoi studi e saggi che la radice del male, ovunque nel mondo, è l’iniqua distribuzione delle ricchezze:
“In questo mondo, sin da quando sono state istituite le nazioni e l’umanità esiste, non vi è nulla nella società che si basi sulla giustizia. La prevaricazione verso altri popoli, la separazione tra sovrano e sudditi, il distacco tra ricchi e poveri sono tutti meccanismi ingiusti. Col nazionalismo, ricaduto poi nelle mani degli invasori, le persone hanno vissuto la disgrazia; con il prosperare delle teorie relative al contratto sociale, ricaduto poi sotto il controllo dei tiranni, il popolo è stato oltraggiato; con l’emergere del socialismo, di cui si sono impadroniti i ricchi, la gente è stata umiliata. Per questi motivi, la rivoluzione razziale, politica ed economica devono avvenire per rivendicare i diritti naturali dei popoli. Anche se, dando un’occhiata ai paesi del mondo, la rivoluzione razziale parrebbe essere quella che va per la maggiore, per quanto riguarda quella politica, anche dove è stato implementato il modello repubblicano, non si può affermare che le persone abbiano raggiunto l’uguaglianza. Per quanto riguarda la rivoluzione economica, non ha neanche senso discuterne. L’origine di questa situazione risiede nella natura della società mondiale, che si basa su un sistema suddiviso per classi sociali che, a sua volta, si basa sull’accumulazione di innumerevoli ingiustizie. Quindi non importa quanti cambiamenti potranno avvenire al suo interno, questo rimarrà comunque un sistema dalla natura ingiusta. Se non si distrugge la società nel suo intrinseco allora non si potrà smantellare il sistema delle classi col fine di renderla collettiva” [1].
Il ricatto economico è il mezzo con cui i padroni, quasi tutti uomini, ricattano donne e uomini che si sfiancano di fatica per sopravvivere. Fatica e umiliazione sono i sentimenti che connotano la condizione degli esseri umani sotto il giogo del capitale. Le donne, se povere, sono costrette a prostituirsi. Il ricattato può essere sottoposto ad ogni violenza, ma sarà costretto a tacere, sopportare e subire, perché senza il lavoro non vi è possibilità di sopravvivere.
Il cibo è un diritto naturale, a nessun essere umano dovrebbe essere negato il libero accesso ai bisogni fondamentali che ne consentono la vita dignitosa, indipendente e libera. Il potere, invece, si è impossessato delle risorse della vita e con esse i sottoposti sono ridotti a condizione di “animali da soma”. Non si avranno diritti reali fin quando le risorse economiche saranno gestite in modo privato e saranno “merci” da vendere agli sfruttati. In tale condizione le donne vivono in un contesto che rende le loro esistenze ben peggiori degli uomini sfruttati, perché non possono lavorare, per cui la prostituzione è spesso l’unica possibilità che hanno per sopravvivere.

- He-Yin Zhen - lei è la prima seduta sulla sinistra. Questa è l’unica foto esistente che la ritragga.
He-Yin Zhen visse la Cina di fine Ottocento nel drammatico passaggio verso la Repubblica. Anche il matrimonio scelto in cambio del “pane” è una forma di prostituzione finalizzata alla sopravvivenza:
“Qual è la cosa più importante in questo mondo? Il cibo. Voi donne volete davvero subire i maltrattamenti che ricevete? Lo fate perché avete bisogno di qualcuno per mangiare. Se proviamo a catalogare le donne degne di compassione, ne abbiamo di tre tipi: la prima è una governante, o una ragazza che fa da serva. Se il padrone la picchierà o la sgriderà lei non oserà mai ribellarsi; inoltre lei dovrà lavorare al posto suo per tutto il giorno, alzandosi alle cinque del mattino e andando a dormire a mezzanotte. Perché prostrarsi a ciò? Perché il padrone possiede denaro e io ho bisogno di lui per mangiare. Poi ci sono le operaie. In ogni luogo di Shanghai, le fabbriche di seta, i cotonifici, le fabbriche tessili e quelle di orologi assumono donne. Non so quante, ma anche in questo caso si lavora fino a tardi e non ci si può distrarre nemmeno per un quarto d’ora. Non riesco a vedere con i miei occhi e ho la schiena ingobbita, perché mi abbasso a ciò? Perché la fabbrica ha i soldi e io ho bisogno di lei per mangiare. Infine ci sono le prostitute. Tutto il giorno sono soggette alla dominazione del fallo e non importa che tipo di donne siano, se devono prostituirsi o esibirsi lo fanno senza indugio e comunque verranno viste dagli altri come donne frivole. Ci sono anche le prostitute da strada di Shanghai che a qualsiasi ora tarda della notte, che ci sia pioggia o neve, devono stare lungo le vie ad aspettare i clienti. Perché ridursi a questo? Perché la mia famiglia non ha soldi, allora devo vendermi e affidarmi a questo tipo di mercato per mangiare” [2].
He-Yin Zhen molto avrebbe da insegnare al femminismo liberista, che riduce l’uguaglianza di genere a eguagliamento della donna all’uomo. La donna è giudicata libera, se può ricoprire posizioni di potere economico e politico e sfruttare altri esseri umani a prescindere dal genere. L’Occidente attuale muore tra le burrasche del potere, perché ha idolatrato il dominio. Libero è chi domina, l’uguaglianza è la libera lotta per accedervi. He-Yin Zhen ne ha scorto il pericolo fin da subito. L’uguaglianza reale è la caduta della linea che divide governati e governanti. I diritti individuali sono mascheramenti del sistema, a cui bisogna rispondere con la rivoluzione radicale.
Nessun essere umano in nome della libertà ha diritto a sfruttare i suoi simili:
“Noi rifiutiamo lo straniero per il suo sistema dispotico, non perché non appartiene all’etnia Han. Ogni governo tirannico deve essere annientato, anche se questo redige una costituzione e fonda poi una repubblica. Abbiamo la responsabilità di sovvertire qualsiasi governo che venga stabilito. In ogni caso, la costituzione di un nuovo governo richiederebbe degli organi politici, che andrebbero in mano agli uomini. Quale sarebbe allora la differenza con un sistema autoritario? Anche se gli uomini e le donne godessero degli stessi diritti politici, questi non sarebbero eguali poiché ci sarebbe comunque una distinzione tra chi governa e chi è governato. Che la donna sia sottomessa all’uomo non è giusto, ma non lo è neanche che una donna sia sottomessa ad un’altra donna. Per questo motivo, il nostro obiettivo deve essere sovvertire ogni tipo di governo. Solo così ogni uomo avrà pari diritti, le donne saranno tutte eguali e tra i sessi vigerà la parità. Non è forse questo il vero principio di giustizia a questo mondo? Ovviamente, una volta sovvertito il regime, vigerà la proprietà pubblica. Come? La separazione tra ricchi e poveri non nasce solo dal fatto che i potenti voltino le spalle al loro senso di umanità, essa trae origine dalla costituzione delle classi sociali. Volgendo lo sguardo verso la Cina, le donne sono trattate con disprezzo soprattutto dai ricchi. Più la famiglia degli uomini è ricca, più concubine essa possiede; più le proprietà sono copiose, più il loro comportamento si dimostra indecente. Ne deriva che la maggior parte degli uomini che gestiscono o che vanno con le prostitute sono ricchi. Se la classe dei ricchi non verrà eliminata, allora tutto il dolore che le donne subiscono non potrà essere fermato. Solo quando la terra e le proprietà saranno collettive non vi sarà differenza tra uomini e donne in termini di ricchezza e povertà. Così si imboccherà la via per l’uguaglianza, in cui gli uomini non cadranno nella trappola dei propri comportamenti indecenti dopo aver accontentato i loro bisogni, e le donne non dovranno umiliarsi per ricevere da mangiare” [3].
La condanna al potere è senza appello e le donne che lo hanno raggiunto non sono state migliori degli uomini che lo gestivano. Il potere è il “regno della forza”, e chiunque ne sia in possesso è un criminale. Solo l’esodo dal dominio e dagli iniqui rapporti di forza condurrà tutti gli esseri umani verso la libertà:
Se proviamo a capire il motivo di ciò, basti pensare che, ogni migliaio di donne, coloro che avevano un’istruzione erano pochissime. Riconoscendo la propria posizione come qualcosa di straordinario, non esitavano a intraprendere una vita dissoluta. Allo stesso modo, in migliaia di anni, le donne che hanno agito in posizione di comando e negli eserciti erano poche e, sentendosi fuori dall’ordinario, si sentivano legittimate ad agire contro ogni regola. Sebbene i crimini delle donne non siano contestabili, la limitazione dei loro diritti da parte degli uomini è talmente profonda e reiterata che quando una donna si imbatte in una forma di potere non ci si approccia in modo corretto perché la vede come qualcosa di nuovo, di strano. Coloro che osservano la questione in modo superficiale pensano che tutte le donne siano persone spregevoli. Constatando i crimini di alcune donne istruite che governavano o militavano nell’esercito, ritengono che la causa di questi mali siano proprio questi tre diritti. Non hanno chiare le radici di questi accadimenti, non riescono a trovarne la vera causa, l’unica cosa che fanno è continuare a sopprimere le donne” [4].
Vi è un “progresso autentico” e un “falso progresso”. Anche in Cina con il peggioramento delle condizioni economiche e con l’europeizzazione ci sono uomini che consentono alle donne di istruirsi e guadagnare, ma si tratta di “falso progresso”, perché lo scopo è il “guadagno” e con certo il riconoscimento dell’eguale dignità degli esseri umani, in questo caso delle donne. Ancora una volta è la logica del mercato a dominare. Lo spettro del “pane” allarga il numero dei lavoratori e delle lavoratrici, ma essi sono oggetto di sfruttamento. L’inclusione nel mondo lavorativo non è necessariamente “segno” di progresso, è il potere che in modo metamorfico cambia forma, ma nel suo grembo il fine è sempre il medesimo: sfruttare e comunicare ai sudditi la necessità di vendersi sul mercato. Si liberano le donne dalle stanze in cui erano recluse per chiuderle nelle industrie ed estrarre plusvalore:
“Adesso, con il processo di europeizzazione in corso, devono promuoverne la liberazione con lo scopo di avere una nomea. Questo è ciò che io definisco strumentalizzazione della liberazione delle donne da parte degli uomini per acquisire uno status. La seconda è che, negli ultimi anni, in Cina i mezzi di sussistenza della popolazione sono sempre più scarsi. Questo fa sì che le famiglie facciano difficoltà a trovare del cibo e le loro forze non bastano più per mantenere moglie e figlie. Gli uomini, che sentono la pressione di dover mantenere la famiglia, hanno capito che recludere le proprie mogli non apporta nessun beneficio, bensì causa delle grandi perdite. Per questo motivo sostengono l’indipendenza delle donne, incoraggiandole a non dipendere più dal lavoro del marito. Uno dei modi per ottenere questo risultato è mandare le donne in apposte scuole femminili, in cui il livello d’istruzione più basso include il lavoro manuale di artigianato, il ricamo, il lavoro a maglia, il lavoro sartoriali e la cucina” [5].
He-Yin Zhen è una pensatrice di razza, riporta la “parte al tutto”. Solo il cambiamento radicale dei rapporti di produzione può condurre all’uguaglianza reale. Le osservazioni sul diritto di voto sono anch’esse parte integrante di tale visione olistica della realtà. Il diritto di voto alle donne senza la rivoluzione dei rapporti economici non muta nei fatti le relazioni di dominio. Solo una rivoluzione radicale può condurre alla felicità. Le mezze misurano possono migliorare la condizione materiale, ma l’infelicità causata dai rapporti di potere non potrà che continuare a divorare gli esseri umani:
“Le donne che aspirano alla felicità sanno che essa risiede in una rivoluzione radicale della società, non nel suffragio universale” [6].
Senza rivoluzione reale e radicale non vi è uguaglianza. L’uguaglianza formale non è uguaglianza reale, è l’inganno con cui il potere perpetua se stesso. Senza l’uguaglianza nessuna persona può esprimere e realizzare la propria natura. Il mito dell’uguaglianza europea tanto ammirato è solo “un fuoco d’artificio”. Dietro il gioco dei diritti formali si nasconde la prepotenza di “sempre”del potere:
“La liberazione delle donne consiste nel far sì che queste possano condividere le gioie dell’uguaglianza e della libertà. Nel sistema europeo e americano le donne godono di libertà solo con le parole ma non con i fatti, idem per l’uguaglianza che, nella pratica, non esiste. La libertà e l’uguaglianza dei diritti, così tanto millantate, sono in realtà fasulle. Se non vi è reale libertà, allora l’individualità delle donne non può svilupparsi. Allo stesso modo, la mancanza di una reale uguaglianza tra i generi ha reso impossibile lo sviluppo di diritti umani egualitari. Le donne asiatiche sono scioccate positivamente dalle culture europee e americane, pensano che le donne di quei paesi siano davvero riuscite a liberarsi e si godano la gioia dell’uguaglianza e della libertà. Credono che seguire le orme di queste donne sia abbastanza. Ah! In questo periodo di rivoluzione delle donne non dobbiamo assolutamente puntare a libertà e uguaglianza fittizie. Io voglio che si raggiunga uno stato di libertà e di uguaglianza reali” [7].
He-Yin Zhen fu critica verso il confucianesimo, stampella del potere in Cina, ma non si lasciò abbagliare dal “progresso europeo e occidentale”. Della sua vita si conosce poco ed è dubbia anche la sua data di morte.
L’autonomia intellettuale la pagò con il silenzio e con la rimozione della sua opera. Dare voce ai “vinti” non è solo un gesto etico, ma è anche pugnace resistenza al dominio che vorrebbe inabissare i rivoluzionari nel “niente” per poter continuare la sua corsa senza inciampi.
Nella storia il “possibile” è categoria intramontabile, essa è la speranza dei vinti. Dare voce a coloro che sono negli abissi della storia non è solo ricordo, ma è specialmente atto con cui si semina nel presente per dare una possibilità al futuro.
[1] HE-YIN ZHEN, Il tuono dell’anarchia, D Editore 2023, Documento 1: Promozione della rivista Giustizia Naturale. 义报» ⼴告 .
[2] Ibidem, Documento 3: Quello che le donne dovrebbero sapere del comunismo 论⼥⼦当知共产主义.
[3] Ibidem.
[4] Ibidem, Documento 4: Sulla vendetta delle donne. ⼥⼦复仇论.
[5] Ibidem, Documento 5: Sulla liberazione delle donne. ⼥⼦解放问题.
[6] Ibidem.
[7] Ibidem.
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