Haluntium
Un viaggio a San Marco d’Alunzio, tra il Tirreno e i Nebrodi
Αλοντιον, Haluntium, Demenna, San Marco, San Marco d’Alunzio. Nomi che si sono susseguiti per due millenni e mezzo a indicare un insediamento umano a 550 metri di altitudine sul Monte Castro, tra Messina e Palermo, sovrastante come un balcone la costa del Tirreno e con dietro di sé i boschi dei Nebrodi. Dai Greci (probabilmente Spartani) che fondarono la città alle ventidue chiese che oggi la trapuntano si dispiega un borgo dalla struttura medioevale, compatto, ripido, aperto in ogni angolo a un continuo belvedere, arricchito da quattro piccoli e diversi musei.
Il primo è la Galleria d’Arte Moderna, che ha sede nel Palazzo Meli e che in questo mese di agosto ha ospitato una mostra dedicata alla Sicilia cinematografica: locandine, fotografie, pagine di quotidiani che documentano i tanti film di storia, di costume e di mafia dedicati all’Isola e alla sua storia. Il Museo parrocchiale di arte sacra ha sede nella Chiesa di San Giuseppe e conserva paramenti, statue, gioielli provenienti dalle chiese della città. Il Museo della Scienza e della Tecnologia (Idea) occupa le stanze di Palazzo Crimaldi, aperte sul cielo e sul mare. Un Museo didattico che fa toccare - alle lettera - i princìpi e le formule della geometria, delle matematiche, della fisica; un luogo che si collega esplicitamente ai reperti e alle testimonianze conservate nel museo più importante, denominato Museo della cultura e delle arti figurative bizantine e normanne.
Questo Museo è accostato alla chiesa di San Teodoro (o Badia nuova), nasce dal recupero di un Monastero in rovina e contiene delle splendide opere, tra le quali degli affreschi trovati in loco e altri tratti dalle chiese della città; libri liturgici sia a stampa sia manoscritti (e dunque molto antichi); resti di edifici greci e romani; statue e gioielli provenienti dalle civiltà pagane.
Del mondo pagano restano ad Alunzio la porta denominata di San’Antonio, poche tracce delle mura, alcuni ruderi e il sottosuolo che è sovrastato dagli edifici contemporanei ma che conserva certamente intere città e probabilmente anche un teatro (elemento del quale i Greci non potevano fare a meno). Pochi ruderi sono anche quelli del Castello Normanno, che stai sopra l’intero abitato e nel quale abbiamo assistito a un concerto della Compagnia Sikania minor deus, musicisti e teatranti che recuperano con acribia filologica le musiche e i testi della musica siciliana dal Cinquecento alla metà del XIX secolo; uno spettacolo godibile e profondo in uno spazio del tutto coerente con le musiche eseguite e con le storie raccontate.
Delle ventidue chiese che cospargono l’abitato, molte delle quali piccolissime e altre chiuse, posso solo stilare un elenco di quelle viste, ammirate, toccate. Chiesa Madre dedicata a San Nicola (1584); l’Annunziata (XII sec.); San Salvatore (XVII sec.); San Teodoro (XVI sec.); Santa Maria dei Poveri (XII sec.); dei Quaranta Martiri (XIV sec.); San Giuseppe (XVII sec.); San Giovanni (1550); San Basilio (1748); Madonna delle Grazie (1398); Tutti i Santi (XIII sec.); SS. Salvatore (XII sec.); Maria SS. in Aracoeli (XVI sec., con la sua minuscola cripta dove sono mummificati dei nobili, con un effetto soltanto macabro); Sant’Antonio (XVI sec.).
Vicino a quest’ultimo edificio si trova appunto l’unica porta rimasta della città e a poca distanza il Tempio greco di Ercole, oggi a cielo aperto, trasformato dai Normanni in chiesa di San Marco ma che conserva la cella del tempio, il suo aprirsi al mare e allo spazio, la sacralità che i luoghi pagani conservano sempre, nonostante tutto.
E poi le persone. Gli abitanti di Alunzio sono di una gentilezza spontanea e completa, capaci di percorrere una strada in direzione opposta a quella dove erano diretti pur di aiutare il visitatore a trovare ciò che cercava. È a due di questi abitanti che dobbiamo il piacere della visita ai Musei di arte figurativa e Idea. Le signore Giusy e Donatella, impiegate del Comune, ci hanno accompagnati, hanno aperto le strutture per noi, ce ne hanno illustrato la storia e la funzione. Perché questo? Perché l’attuale sindaco, Filippo Miracula, ha deciso di lasciare gli impiegati nel Centro informazioni turistiche, affiggendo sulle porte dei Musei e di alcune chiese l’invito a recarsi presso questo Centro e chiedere di aprire gli edifici. Chiunque abbia un poco viaggiato si rende subito conto dell’assurdità di una simile decisione, che pone il visitatore davanti a luoghi sprangati, lo induce a recarsi da un’altra parte e costringe le impiegate ad andare su e giù per i forti dislivelli del paese. Abbiamo sentito molte lamentele sull’attuale amministrazione, che ha sostituito quella di Dino Castrovinci, precedente sindaco e architetto che ha creato o valorizzato i musei cittadini ora di fatto chiusi, a meno che la tenacia del visitatore non chieda di aprirli.
La signora Giusy ci ha parlato di un canonico che ritrovando molti dei reperti oggi conservati nel Museo, invece di lasciarli alla distruzione o di venderli (come tanti ecclesiastici hanno fatto nel corso dei secoli in molti luoghi) li ha conservati per la fruizione pubblica. L’amore verso il Genius loci fa la differenza tra una persona che si trova a nascere e a vivere per caso in un luogo e una che invece è e si fa una cosa sola con lo spazio e con la storia dentro cui è germinata. Le pietre sono forti e durano ma sono anche fragili rispetto all’abbandono e all’indifferenza. La bellezza di Αλοντιον abita nei gesti di chi ama questo spazio.
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