Gruppi di potere e litigi interni

Non c’è pace nei Dem siciliani, come nei partiti di destra per non aver risolto la questione morale...

di Luigi Boggio - giovedì 7 maggio 2026 - 449 letture

Non c’è pace nei Dem siciliani, come nei partiti di destra per non aver risolto la questione morale, ma sanate le contraddizioni con la nomina dei nuovi tre assessori regionali. L’indomani però è venuta fuori la vicenda della verifica della giunta del sindaco di Palermo Lagalla. Un tormentone con dei protagonisti che guardano alle prossime elezioni regionali e al comune. Entrambi i vertici delle due amministrazioni: Schifani e Lagalla non sono graditi, non solo nei rispettivi partiti. ma nell’insieme dello schieramento di centro destra.

Non c’è solo questo ma anche tutti gli inciuci avvenuti in questa tornata elettorale che hanno creato non poca confusione nell’elettorato di destra. Una confusione che si riscontra anche nel centro sinistra per le tante variabili messe in campo per andare alla conquista di qualche Palazzo municipale. Ciò ha creato dentro il partito democratico non poche discussioni e polemiche che occupano le cronache dei quotidiani locali.

Per farsi un’idea non bisogna fare altro che sfogliare le cronache dei quotidiani locali. C’è di tutto e di più. Al momento tiene l’attenzione la polemica tra il già sindaco di Catania Enzo Bianco e il segretario regionale Barbagallo. A mio avviso potrebbero giungere ad un accordo per mettersi entrambi da parte.

Sarebbe un atto di generosità e di responsabilità. Bianco per il suo passato, Barbagallo per non fare altri danni come in questa campagna elettorale. Quello che avvenuto in Sicilia ha dell’incredibile a causa di una direzione senza principi e idee alternative per far crescere il centro sinistra.

Non c’è un partito, finito anche in Tribunale, ma dei gruppi di potere che invece di far crescere e aprire le finestre guardano ai propri interessi elettorali anche piccoli pur di sopravvivere.

Una sopravvivenza effimera, lontani dai bisogni della gente in una Sicilia che invecchia, il cuore interno che si spopola e i giovani che scappano. Un’isola che non cresce e dove non si nasce. Un Paese, come si legge sul quotidiano Avvenire, dalle culle sempre più vuote, anche tra gli emigrati. Lo sguardo dovrebbe essere rivolto verso questo mondo per creare fiducia e speranza nell’accoglierli e integrarli.

Una politica che trattenga i nostri ragazzi, che sappia accogliere, che sappia formare di pari passo all’evoluzione della tecnica. L’orizzonte di una sinistra che guarda al domani che inizia da oggi.


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