Gribaudi: il novecento delle donne

Appunti da:Gabriella Gribaudi, Le donne nel Novecento: emancipazione e differenza, in "Storia contemporanea", Roma, Donzelli, 1997

di Pina La Villa - sabato 2 dicembre 2006 - 4972 letture

Gabriella Gribaudi, Le donne nel Novecento: emancipazione e differenza, in "Storia contemporanea", Roma, Donzelli, 1997

La storia della famiglia, e quindi delle donne, come osservatorio privilegiato per scoprire i cambiamenti del XX secolo.

"Lo sguardo femminile amplia la gamma delle interpretazioni possibili, fa emergere la doppia faccia dei fenomeni, le contraddizioni che caratterizzano il mutamento sociale"(p. 572)

"Nell’Ottocento e ancora agli inizi del Novecento è paradossalmente proprio nelle classi medio alte che la segregazione spaziale si attua con maggior evidenza, provocando sul lungo periodo le più accese rivendicazioni. […] contro tutto ciò si muove il femminismo militante soprattutto nordeuropeo (ma anche italiano) dei primi del Novecento, il quale chiede non solo diritti politici e autonomia giuridica, ma anche accesso a tutte le scuole e occupazioni per le donne, in particolare alle libere professioni , negate loro per tutto il corso dell’Ottocento.

Intorno agli anni venti nella maggior parte dei paesi europei esse conquistano l’accesso all’università, alle professioni e al pubblico impiego.

Il periodo fra le due guerre vede però svilupparsi fenomeni contraddittori: cresce l’occupazione femminile nelle fabbriche, ma molte delle donne sposate che vi avevano trovato lavoro durante la prima guerra mondiale per sostituire gli uomini al fronte vengono rimandate a casa. Inoltre i regimi fascisti e reazionari, che dominano l’Europa degli anni trenta, attuano politiche fortemente antifemministe proponendo una figura di donna tradizionale, sposa e madre esemplare di figli destinati a combattere per la patria. L’ideologia si accompagna a concrete politiche a favore della natalità, con premi per madri e famiglie numerose, istituzione di enti assistenziali ecc. In alcuni casi queste politiche ottengono anche un certo consenso femminile.

Nel secondo dopoguerra le costituzioni degli stati democratici fanno della piena uguaglianza fra maschi e femmine un principio basilare, che viene attuato più o meno velocemente [soprattutto nel campo dell’istruzione].

Negli anni sessanta i movimenti studenteschi e giovanili, a cui le giovani donne partecipano in massa, mettono in discussione l’autoritarismo nei rapporti sociali e nella famiglia. " (p. 576)

"è stato ampiamente dimostrato dagli studiosi della stratificazione sociale che arriva più facilmente all’apice della scala sociale chi è partito da una posizione elevata, ma ciò conta ancora di più per le donne. Il bagaglio familiare, le risorse economiche ma anche gli studi della madre e le sue aspettative rispetto alle figlie, i modelli di educazione, le reti di socialità dell’infanzia e dell’adolescenza sono decisivi nel rendere possibili percorsi di emancipazione e di mobilità autonoma e indipendente dai maschi. "(p. 577)


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