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Green pass, basta ipocrisie!

Nei luoghi di lavoro vogliamo vera sicurezza

di Redazione Lavoro - mercoledì 22 settembre 2021 - 678 letture

Questo green pass esteso a tutti e tutte come altri provvedimenti del governo e gli stessi protocolli Covid sottoscritti dagli altri sindacati sono misure che non contrastano la pandemia ma sono serviti come “scudo” per le imprese, per derogare alle necessarie misure anticovid nei luoghi di lavoro. Questo perché al padronato interessa di più la “convivenza con il virus” per garantire ad ogni costo la produzione e i profitti, abbassare i costi delle misure anticovid risparmiando milioni di euro e aggirare le norme sulla privacy.

L’adozione del green pass per tutti i dipendenti è la riproposizione della stessa logica sbagliata usata fin dall’inizio della pandemia: scarica le responsabilità sui cittadini e sui lavoratori mentre poco o nulla si è fatto per mettere veramente in sicurezza i luoghi di lavoro e ora con l’obbligo del green pass si consentono ulteriori deroghe come quella sul distanziamento nelle scuole o sui trasporti, o come quella di rilasciare il green pass subito dopo prima dose e non dopo 14 giorni, creando l’illusione di spazi “covid free”. Questo mentre le lavoratrici e lavoratori messi in quarantena non hanno più copertura economica.

Il vaccino è uno strumento indispensabile per il contrasto alla pandemia, doveroso soprattutto per la tutela dei soggetti più deboli. Uno strumento su cui andrebbe subito rimessa al centro la battaglia sull’abolizione e l’esproprio dei brevetti. L’accesso al vaccino è un diritto, ma le vaccinazioni non possono diventare la soluzione sostitutiva di tutte quelle norme e degli investimenti necessari per garantire salute e diritti sociali. Diciamo con chiarezza che mentre non possiamo accettare idee o iniziative che scadono nel complottismo o nella totale mancanza di buon senso, non possiamo nemmeno accettare l’introduzione di strumenti che non tutelano effettivamente la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori.

Con il green pass si cerca di aggirare la questione sull’obbligo o meno della vaccinazione per chi e con quali vaccini: scelte che devono essere basate logiche sanitarie mirate a salvaguardare la salute pubblica e non su logiche di mercato e compatibilità politiche. Questo lo diciamo per contrastare la semplificazione che sta caratterizzando un dibattito molto divisivo e per far emergere le ipocrisie in atto da parte di questo Governo, dal padronato e le contraddizioni di Cgil Cisl e Uil.

Il green pass utilizzato in tutti i luoghi di lavoro diventa una misura sbagliata e insufficiente perché al lavoratore e alla lavoratrice deve essere garantito la tutela su contagi e malattia, garanzia che va data soprattutto per soggetti più fragili ed alle persone che pur volendolo non hanno la possibilità di fare il vaccino.

Le aziende – le stesse che chiedevano le aperture totali in pieno lockdown - non possono lavarsi le mani dall’assunzione di responsabilità. Il lavoro non è un luogo di svago dove si sceglie se andarci o meno: le persone per vivere hanno bisogno di lavorare e di ricevere un salario.

Per questo USB ritiene che vada richiesto a tutte le aziende di adottare a loro carico i tamponi rapidi salivari come misura di sicurezza obbligatoria e quotidiana nei luoghi di lavoro.

Ancora più importante e urgente dare una forte risposta contro le politiche del governo Draghi e all’arroganza del padronato a partire dallo sciopero generale dell’11 ottobre 2021, contro lo sblocco dei licenziamenti, per adeguate misure di contrasto alla Covid-19 nei luoghi di lavoro, nelle scuole e sui mezzi di trasporto pubblici.

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Green pass


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