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Green Pass, un attacco ai diritti dei lavoratori

di Redazione - venerdì 17 settembre 2021 - 579 letture

La scelta di imporre il greenpass nei luoghi di lavoro è l’ennesima dimostrazione di quanto questo governo (sostenuto direttamente da Pd, 5 stelle, Lega, Forza Italia e indirettamente anche da Fratelli d’Italia che fa la solita opposizione del re) sia al servizio di Confindustria. Come sempre il padronato attacca una minoranza, in questo caso i non vaccinati, per mettere in discussione diritti universali conquistati in anni di lotte.

Infatti le implicazioni ed i precedenti che questo provvedimento apre avranno conseguenze pesanti sugli ultimi pochi diritti dei lavoratori ed in particolare sugli aspetti positivi presenti nella legge 81/08 sulla sicurezza sul lavoro. 1. Che il tampone sia a carico del lavoratore mette in discussione il principio per cui le spese per la salute e sicurezza sul posto di lavoro siano totalmente a carico delle Aziende. Viene poi da chiedersi, qualora sia un lavoratore provvisto di vaccino e greenpass a dover fare quarantena e tampone, chi pagherà?

2. Lede totalmente il diritto alla riservatezza sulle materie inerenti la salute del lavoratore (di cui nelle Aziende si deve anzi dovrebbe occupare esclusivamente il medico competente aziendale) fornendo uno strumento invasivo, di controllo e ricattatorio ai padroni.

3. Che il lavoratore sprovvisto di greenpass venga sospeso senza retribuzione mette formalmente in discussione l’obbligo alla retribuzione in capo all’azienda su cui spesso già il lavoratore ritenuto temporaneamente inidoneo deve fare ricorso in tribunale.

4. Si mette in discussione l’obbligo dell’azienda a trovare soluzioni alternative qualora il lavoratore sia ritenuto inidoneo alla mansione ed al rispetto dei cosiddetti accomodamenti ragionevoli.

5. Dulcis in fundo mette nero su bianco quanto Confindustria da anni rivendica: scaricare le responsabilità economiche e giuridiche della salute e sicurezza sul luogo di lavoro sulle spalle del lavoratore.

Se a questo si aggiunge che ad oggi l’Inps NON PAGA PIÙ la malattia per i periodi di quarantena perché il governo non ha rifinanziato l’ente per questa casistica, colpendo in maniera grave il diritto alla malattia, si capisce bene la portata di quanto sta accadendo.

Tutto questo attraverso un provvedimento che è bene ricordare non ha alcuna efficacia in termini sanitari dal momento che l’efficacia del vaccino non sta nel eliminare il contagio ma nel ridurre significativamente le conseguenze gravi in chi si contagia.

Di fronte a questo attacco gravissimo ed alla arroganza di padroni e governo la Cgil dovrebbe immediatamente scendere in lotta e proclamare lo sciopero generale nazionale anziché continuare a perdere tempo su tavoli inutili con istituzioni che hanno già deciso fin dall’inizio da che parte stare!

Paolo Brini del Comitato Centrale Fiom-Cgil e cantante della Banda Popolare dell’Emilia Rossa


Questo articolo è stato pubblicato da Pressenza



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