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Grandi opere

Notte di nubifragio sulla costa orientale della Sicilia. Tutto nella norma: frane, incidenti, paesi isolati
di Piero Buscemi - mercoledì 6 febbraio 2019 - 1174 letture

Febbraio curtu e amaru. Un proverbio conosciuto in tutti i dialetti nazionali, che accomuna gli abitanti di tutte le regioni italiane. Il detto è legato ai giorni che il mese di febbraio può rivendicare in meno, ma anche alle più violente manifestazioni dell’inverno, in tutta la sua potenza, tra temperature fredde, nubifragi e quanto la natura è in grado di esprimere con le sue manifestazioni meteorologiche.

Negli ultimi anni, poi, come a voler assecondare e mettere in pratica le varie teorie dei metereologici di tutto il mondo e degli studiosi di variazioni climatiche, legate al livello di inquinamento e di emissioni nell’atmosfera, qualsiasi episodio tipicamente della stagione diventa una probabile minaccia sulla sicurezza e l’incolumità dei cittadini che lo subiscono.

Nella parte jonica della Sicilia, in modo particolare la zona geografica che va dal capoluogo peloritano a quello etneo, della quale le nostre pagine si sono occupate in diverse occasioni, l’arrivo di febbraio, se da un lato ha rappresentato l’ultimo sforzo e gli ultimi rischi da dovere affrontare prima dell’avvento della stagione primaverile, non così stabile come si crederebbe, è anche il mese caratterizzato da forti acquazzoni e da mareggiate di una certa entità che si scatenano sul litorale, provocando spesso danni enormi alle strutture che si affacciano sul mar Jonio.

In questi ultimi giorni, quasi a smentire gli occhi preoccupati dei pescatori che, senza indugio, avevano messo al riparo le loro imbarcazioni già da qualche giorno, nonostante una certa diffidenza, siamo stati sorpresi nell’assaporare, dopo i famosi giorni della merla, coincidenti con la fine di gennaio, tradizionalmente freddi oltre misura, un clima più mite e costretti a fare i conti col dilemma se cominciare a spolverare l’abbigliamento più adatto ad un imprevisto cambiamento climatico. In effetti, un’impennata improvvisa della temperatura, si era registrata già dai primi giorni di febbraio. Temperature diurne che, addirittura nello scorso fine settimana, avevano raggiunto i 16 e anche i 18 gradi, nelle ore centrali della giornata.

Il tutto dovuto a un vento di scirocco insistente che, come risaputo, porta correnti calde da sud. Come conseguenza, il mare Jonio ha cominciato a far sentire la sua presenza con onde sempre più lunghe ed alte, tanto da averci costretto a dare ragione ai vecchi pescatori che avevano "annusato" per tempo, quello che ci saremmo visti piombare addosso già da domenica notte. Puntuale, la timida pioggia si è trasformata in nubifragio, o se preferite una terminologia dei nostri tempi, una bomba d’acqua che, dalle ore serali di lunedì e per tutta la notte, ha scaricato sulla zona in questione decine di millimetri di pioggia intensa, in alcuni momenti trasformata anche in grandine.

Il primo pensiero è andato ai punti nevralgici di questa costa. Il martoriato Capo Alì, interessato spesso da frane ed interruzioni della viabilità, anche in condizioni meteo normali. Le prime notizie che sono pervenute nella notte di lunedì, ci hanno informato di alcune località isolate, a causa delle prevedibili frane. Un altro tratto che suscita sempre una certa apprensione, è l’autostrada A18, la Messina-Catania, protagonista di molta cronaca stradale degli ultimi mesi, tra incidenti mortali, cantieri a lungo termine e condizioni del manto stradale, in così pessime condizioni, da averle riconosciuto il titolo di una delle grandi strade di comunicazione, tra le più pericolose d’Italia.

Il resoconto di questa nottata di temporali ha registrato enormi disagi alla circolazione, in modo particolare nel tratto autostradale già interessato dalla frana di oltre tre anni fa, sopra il paese di Letojanni. Oltre trenta auto, a causa delle forti piogge che hanno reso il manto stradale un’accozzaglia di buche non visibili dalle pozzanghere venutesi a formare, sono state costrette a fermare la loro corsa per le forature dei pneumatici. Un disagio vissuto anche da una vettura della Polstrada che è intervenuta per verificare la situazione e soccorrere gli automobilisti.

Si sta raggiungendo un livello di ridicolo del quale, inevitabilmente, se ne pagheranno le conseguenze, sia a livello di immagine di questa costa, particolarmente ambita durante il periodo estivo, sia in termini economici per i mancati realizzi che il mercato turistico rischia di vedere vanificare. Le vite umane, sacrificate a questo gioco al ribasso, con un vero e proprio scaricabarile tra gli enti preposti a risanare una situazione che sta diventando ingestibile e, forse, volontariamente, irrisolvibile, non meritano questo lassismo e questa sufficienza dimostrata in questi anni.

"Per la Sicilia c’è un piano di investimenti per 4 miliardi di euro. L’isola non ha bisogno di nuove strade ma di ammodernare quelle esistenti". Queste erano le dichiarazioni di un anno fa, rilasciate l’ad di Anas, Gianni Armani, a Palermo, per fare il punto sui cantieri aperti e quelli da aprire assieme al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. Alla fine dell’anno precedente, Nicola Dinnella, Responsabile del settore Barriere di sicurezza presso la Direzione Operation dell’Anas di Roma, ha annunciato che "l’obiettivo dell’Anas è di arrivare a quota 600 Km protetti dalle nuove barriere entro il 2021 e che degli investimenti programmati dalla società al Sud, circa 80 milioni di euro saranno destinati alla Sicilia". Questi esempi, dimostrano come, in presenza di autostrade fatiscenti (sulla Catania-Palermo e sulla Messina-Palermo si potrebbero scrivere trattati dedicati), anche la percorribilità delle strade statali non rappresenta il massimo dell’efficienza dell’isola. E su questo argomento, occorre anche considerare la precarietà delle strade che si affacciano sul Tirreno. Esempio ne è la strada collinare crollata sopra il comune di Patti. Tralasciamo opportunamente, almeno in questa occasione, di toccare l’argomento ferroviario.

Si parla da anni di un rilancio del turismo isolano, unica vera fonte di sviluppo economico da sempre, dopo i falsi e drammatici investimenti nel settore industriale, tra tutti quello delle raffinerie, ma le varie giunte regionali hanno trasformato i risultati positivi dell’incremento in percentuale delle presenze in Sicilia durante le stagioni estive, in un mero slogan propagandistico che, seguitando su questa strada, non sarà in grado di proporre altri specchi per quelle allodole che sapranno trovare, in tempi brevi, destinazioni più serie, più facili da raggiungere e, soprattutto, più sicure. Senza tralasciare le tariffe, talvolta esorbitanti che, da siciliani, dovremmo avere il coraggio di ammettere, non sono giustificate dalle offerte proposte. Dove le proposte, sono i servizi, le vie di comunicazione e l’accesso a quei siti culturali ed archeologici dei quali, è bene ricordarlo, rimaniamo solo ed esclusivamente, degli eredi. Indegni...

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La mareggiata di questi giorni (copyright Piero Buscemi)
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Mareggiata sulla costa jonica messinese (copyright Piero Buscemi)
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Mareggiata sullo Stretto di Messina (copyright Piero Buscemi)


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