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Goliarda Sapienza e "L’arte della gioia"

L’arte della gioia s’impara costruendo il proprio destino, oltre le regole, nell’amore per la vita e nel piacere del proprio corpo

di Pina La Villa - mercoledì 7 aprile 2010 - 4793 letture

Goliarda Sapienza, L’arte della gioia, Einaudi, 2008

Pubblicato da Stampa Alternativa parzialmente nel 1994, integralmente nel 2000 e nel 2003, il libro era passato inosservato; scoperto da un’editrice tedesca nel 2005, rilanciato, fra il 2005 e il 2006, da un’editrice francese, solo dopo il successo di queste edizioni estere (soprattutto in Spagna) viene finalmente pubblicato in Italia da Einaudi, nel 2008.

Per chi fosse interessato a capire i misteri dell’editoria italiana, è utile la lettura della prefazione di e della postafazione di Domenico Scarpa.

Qui mi interessa riuscire a dire e ricordare alcune cose di un bel “romanzone”, come lo definì all’epoca Enzo Siciliano, uno dei primi lettori e sostenitori del manoscritto a cui Goliarda Sapienza aveva lavorato dal 1967 al 1976.

“Libertà” e “costruirsi un destino” sono le parole chiave del libro: l’arte della gioia s’impara costruendo il proprio destino, oltre le regole, nell’amore per la vita e nel piacere del proprio corpo. Questo impariamo da Modesta, la protagonista straordinaria di questo romanzo.

Difficile ricostruire la trama di questo romanzo. In realtà si tratta della storia di una vita, un romanzo di formazione che ha per protagonista una donna e che, al contrario di altri romanzi di formazione, non si ferma alle soglie dell’età adulta, ma continua per tutta la vita, come in genere accade nella realtà.

Modesta, questo è il nome della protagonista, è nata nel 1900, vive gli anni della prima guerra mondiale, del fascismo, della seconda guerra mondiale,della guerra fredda, della ricostruzione, fino agli anni ’60. Una storia fatta di dolore, perdita, violenza, contro la quale Modesta fa valere la forza del suo desiderio e della sua libertà. Ma c’è anche un’altra storia, diversa, sotterranea, piccola, alla quale nel romanzo si fa spesso riferimento, con personaggi più o meno riconoscibili. Una storia che spiega bene però la forza del desiderio di libertà di Modesta: è la storia della tradizione libertaria e femminista, che Goliarda ha respirato da sempre nella sua famiglia (i suoi genitori, Maria Giudice e Giuseppe Sapienza, socialisti e antifascisti, non la mandano neanche a scuola, per evitarle l’influenza nefasta dell’educazione fascista). La gioia, la forza, la vitalità e l’anticonformismo di Modesta sono il frutto di questa storia, la storia delle lotte operaie e soprattutto la storia dell’emancipazione delle donne e delle idee che hanno accompagnato questo percorso. Nel personaggio di Modesta questa storia diventa corpo, sorriso, vita, emozione. E le lettrici di oggi possono imparare da lei come essere donne accoglienti e sensuali, ma libere.

L’inizio è in una casa povera, dove Modesta vive con la sorella e la madre.

"Ed eccovi me a quattro, cinque anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono né alberi né case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno. Affondo nel fango sino alle caviglie ma devo tirare, non so perché ma lo devo fare. Lasciamo questo mio primo ricordo così com’è: non mi va di fare supposizioni o d’inventare. Voglio dirvi quello che è stato senza alterare niente."

Da un’infanzia senza tempo, in una Sicilia gialla e immensa, la scena si sposta nella storia di lunga durata del potere della Chiesa cattolica, in un monastero di suore. La formazione di Modesta continua poi presso una famiglia nobile governata dalla principessa Gaia ( e ci troviamo in pieno nell’atmosfera de "I Viceré" di De Roberto), che sarà sua avversaria e maestra di vita. Inizia presto, Modesta, a imparare a cavarsela, ad accettare la fatica, il dolore, i lati oscuri della vita, a tirare fuori il coraggio e la grinta, e sì, anche l’egoismo, quell’istinto di sopravvivenza, quel desiderio di futuro che non la lascerà mai.

Modesta prenderà a poco a poco le redini della casa nobiliare, subirà ancora violenze e umiliazioni, ma conoscerà anche l’amore e da quel momento la musica cambierà. Modesta governerà la casa a modo suo, creando una famiglia allargata di figli ufficiali, naturali ed elettivi, di nipoti e orfani adottati, tutti educati alla libertà.

Una Sicilia bellissima, vista da questo palazzo nobiliare sulla costa ionica, contribuisce a esprimere una cultura della vita che passa attraverso i sensi, il corpo, gli incontri-amplessi di Modesta con uomini e donne amati/e allo stesso modo, con voracità.

Una cultura della vita che si oppone alla cultura della morte. Una cultura della morte a cui Modesta oppone una ribellione continua, concreta. Una cultura della morte appresa da piccola fra il monastero e la casa aristocratica, e che ha imparato a riconoscere. La riconoscerà anche fra i compagni antifascisti, in Joyce, psicoanalista, donna “emancipata”, nel figlio, avvocato comunista negli anni cinquanta.

“Ribellarsi a un figlio...questo lei non lo sapeva, ribellarsi a un figlio dà un dolore incontenibile, vero Modesta?”

“ribellarsi a un padre avviene quando credi d’ essere giovane e di avere l’eternità davanti, ma ribellarsi a un figlio quando sei forse vicino alla meta del viaggio schiude pensieri di solitudine carnale che sanno di morte. E allora, che fare? [...] Se hai resistito in quel palmo di roccia sferzato dal vento a tutte le ore [si riferisce al confino, subito dopo la guerra ], se hai resistito allora, non puoi annullare quell’azione con una resa totale verso Prando [è il figlio con cui litiga] (o verso la paura della morte?), o verso la paura della vecchiaia che t’hanno inculcato per non portare disordine nella società, per non intaccare quella fortezza di prima linea che, fascismo o no, è sempre la famiglia, palestra di futuri soldati, madri-soldato, nonne-regine [...] Anche la parola vecchiaia mente, Modesta, è stata rimpinzata di fantasmi paurosi come la parola morte per farti stare calma, ossequiosa di tutte le leggi costituite”.

In questi giorni a Catania un’iniziativa su Goliarda Sapienza, un progetto di Villaggio Maori Edizioni dal titolo

“GOLIARDA E LE ALTRE” evento multidisciplinare in memoria di Goliarda Sapienza

Catania, 7 - 8 - 9 aprile 2010 Facoltà di Scienze Politiche – Università di Catania Zo – Centro Culture Contemporanee Majazè – Magazzino Culturale


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