Gli houthi e l’occidente assediato
Iraniani e Houthi sono l’avanguardia di un nuovo ordine mondiale plurale che facciamo fatica a riconoscere.
Gli Houthi, uno dei popoli tra i più poveri del pianeta, dal 2023 assediano il Mar Rosso e limitano l’afflusso di petrolio dell’Arabia Saudita. Il razzismo vera sostanza del capitalismo liberista ha sottovalutato gli Houthi, popolo dello Yemen del Nord sostenuto da iraniani e palestinesi, essi, oggi governano parzialmente il flusso petrolifero in tale area.
L’Iran, invece, ha il controllo di Hormuz. La somma delle due crisi in atto nella ghiandola pineale dell’occidente si integrano con la guerra non vinta contro la Russia e con l’economia cinese che sta surclassando gli USA.
Il risultato finale è l’assedio a cui è sottoposto l’occidente e a cui reagisce, senza agire politicamente, con le armi e con il sogno, ormai incubo, di ristabilire il governo imperiale del pianeta e delle fonti energetiche. Il governo imperiale USA con il servidorame europeo e sionista è dunque l’obiettivo di una strategia senza futuro.
La sconfitta delle classi dirigenti occidentali e dei popoli, ormai senza riferimenti ideologici e politici, è palese. Le guerre di faglia, sono in realtà guerre di sistema. L’occidente è uno stato di psicosi generalizzato, esso ha sostituito la realtà con nostalgie imperiali e di onnipotenza che ormai sono solo incubi del passato che ritornano come spettri in forme di autoritarismo utili a occultare le vere cause della crisi. Lo stato di marcescenza è talmente profondo da rimuovere un dato inaggirabile, ovvero si combatte contro una cultura e un modo di vivere presenti tra di noi. L’assedio è doppio e lo si vuole infrangere con le guerre sui fronti esterni e con l’assimilazione sul fronte interno.
Il nemico ha raggiunto livelli di coscienza identitaria e storica che si integrano con capacità tecnologiche e di sviluppo economico sempre più accelerato e competitivo. La parola “competizione” alle classi dirigenti occidentali provoca un insano e sadico piacere, ma solo quando essa “giustifica moralmente” la vittoria delle classi padronali, mentre la competizione vittoriosa delle ex colonie è rappresentata come violenza e disumana, in realtà nella competizione geopolitica essi sono vincenti, in quanto identità nazionale, comunità, valori saldi e sviluppo tecnologico si armonizzano con una popolazione in crescita e spesso culturalmente preparata.
In Iran il numero dei laureati e delle laureate supera la media europea. La stato di psicosi e di rimozione della realtà spinge l’occidente verso un lento suicidio per s per il ridursi dell’afflusso delle fonti energetiche da cui dipende. In una condizione al limite della catastrofe il totalitarismo della chiacchiera continua la sua corsa.
Nei media le analisi geopolitiche sono occupate da fatti di cronaca e da provvedimenti autoritari che dovrebbero rassicurare la popolazione impaurita. Solo i popoli occidentali possono con la loro azione politica consapevole portare il conflitto verso il multipolarismo paritario.
Siamo dinanzi ad una svolta: “catastrofe o socialismo”. La catastrofe è la guerra suicida dell’occidente, mentre il socialismo è la cura al male che divora l’occidente. Socialismo democratico e radicale tutto da costruire nella pratica e fortemente radicato nella pluralità delle comunità e delle lingue di questo necessitiamo per uscire dal totalitarismo del turbo-capitalismo.
Socialismo significa “riconoscimento” dei bisogni dell’altro e della pari dignità. Il socialismo comunitario è l’alternativa alle guerre e alla deriva autodistruttiva dell’occidente che ai popoli della terra dona ormai solo guerre e genocidi. I popoli occidentali hanno il compito di riconquistare ciò che i padroni ci hanno tolto: identità, cultura, lingua, religione e politica. Siamo privi di tutto anche se immersi tra le merci e, dunque, non sappiamo far fronte ad una realtà pericolosa e assolutamente nuova.
Un popolo con una identità chiara e priva di steccati è maggiormente predisposto a riconoscere nel nemico il “fratello” con cui dialogare e commerciare senza il limite del desiderio del dominio.
Iraniani e Houthi sono l’avanguardia di un nuovo ordine mondiale plurale che facciamo fatica a riconoscere. Rompere l’assedio significa disporsi ad uscire dalla violenza del dominio e dall’incubo coloniale e solo i popoli possono operare la transizione culturale, perché vivono nella carne le violenze di un sistema che non ha altra prospettica che la guerra per sopravvivere.
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