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Gli USA non sanno dove sono finiti i due terzi delle armi inviate in Ucraina

Un articolo di Giorgia Audiello

di Redazione - giovedì 11 agosto 2022 - 765 letture

I vertici militari americani potrebbero non sapere dove si trova una parte consistente delle armi inviate a Kiev: è quanto riporta l’emittente americana CBS, che ha condotto un’inchiesta sulle forniture di armi all’Ucraina da parte dei Paesi occidentali, esposta nel documentario “Arming Ukraine”: dal reportage in questione emerge che solo il 30% delle forniture di armi arriva effettivamente in Donbass, lungo la linea del fronte. Mentre il restante 70% nella migliore delle ipotesi sarebbe fermo nei centri di smistamento allestiti in Europa o nei depositi situati nell’ovest dell’Ucraina; nella peggiore, sarebbe addirittura sparito. Ciò che preoccupa di più è il fatto che le armi in questione possano cadere nelle mani del mercato nero ucraino che ha prosperato grazie all’intensificarsi della corruzione specialmente dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

L’inchiesta della CBS ha di recente suscitato il risentimento e le proteste del governo ucraino che ha accusato il canale americano di fare disinformazione: «servirebbe un’inchiesta internazionale per stabilire chi lo ha permesso e perché» ha scritto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba su Twitter. In seguito alle polemiche, l’emittente newyorkese ha deciso di aggiornare i contenuti del documentario e degli articoli ad esso inerenti alla luce di nuovi fatti. Tuttavia, non ha smentito quanto precedentemente riferito, ma si è limitata a riportare che, secondo alcune fonti, la consegna di armi «è notevolmente migliorata dalle riprese con la CBS alla fine di aprile».

Ad alimentare i sospetti che le armi inviate non arrivino al fronte e ad avvalorare dunque la tesi del reportage della CBS, è la recente missione del generale americano Garrick Harmon in Ucraina: Harmon è uno degli uomini più importanti nelle gerarchie militari americane ed è il capo del centro di assistenza che gestisce gli aiuti bellici americani ai Paesi stranieri. Da lui dipende, dunque, il sostegno all’esercito di Kiev. Sebbene i suoi movimenti dovrebbero essere coperti dal più stretto riserbo, è stato lo stesso governo di Kiev a rivelare che il generale si trova «da alcuni giorni nel Paese». Il che può significare un’unica cosa: i vertici militari americani non si fidano della gestione ucraina del materiale bellico inviato dai Paesi NATO ed è un forte segnale che la Casa Bianca invia a Zelensky. Come ha riportato l’editorialista del New York Times, Thomas Friedman, «c’è profonda sfiducia nei confronti di Zelensky» da parte dei funzionari americani.

In particolare, sono due i fattori che preoccupano Washington: la tenuta dell’Ucraina di fronte alla crisi interna, evidenziata dal recente cambio ai vertici dell’intelligence di Kiev, dovuto – secondo la versione ufficiale – ai tradimenti interni. In realtà pare molto più probabile che la decisione di Zelensky di rimuovere i capi dei vertici della sicurezza sia dipesa proprio dall’incapacità di gestire il poderoso traffico di armi e denaro che giunge al Paese est europeo. Il secondo fattore, invece, è rappresentato dalle divergenze tra Kiev e Washington sul futuro post-bellico dell’ex Stato sovietico.

Le tensioni tra Zelensky e l’amministrazione americana erano già cominciate prima dell’operazione militare russa nel Paese, quando il Presidente ucraino aveva accusato gli Stati Uniti di «alzare la tensione», e si è acuita per via della questione del traffico di armi: non è un caso, infatti, che il documentario della CBS abbia suscitato l’ira dell’amministrazione di Kiev. Il generale Harmon ha voluto accertarsi di persona su dove si trovino le armi inviate, in quanto non è previsto alcun sistema di tracciamento che ne monitori il percorso e la destinazione, rendendo così estremamente semplice il traffico illecito e la creazione di zone grigie non controllabili.

Al riguardo, Jonas Ohman – una delle fonti principali del documentario della CBS e fondatore di un’organizzazione con sede in Lituania che ha fornito all’Ucraina aiuti militari – ha affermato che quello del traffico illegale di armi è uno dei motivi per cui l’Ucraina deve vincere la guerra: «Se perdiamo la guerra, se abbiamo questo tipo di zona grigia, uno scenario di Stato semi-fallito o qualcosa di simile, allora molte risorse letali si incaglieranno in un Paese che hai perso e dovrai affrontarne le conseguenze», ha dichiarato.

Non stupisce, dunque, che il generale Harmon sia corso in visita a Kiev agli inizi di agosto per il controllo e il monitoraggio degli armamenti, cercando di rimediare all’evidente incapacità dell’amministrazione di Zelensky di gestire in autonomia la situazione. L’invio di armi all’Ucraina – oltre a prolungare il conflitto – si sta rivelando un problema sia per Washington che per Kiev. Ciononostante, proprio ieri il Pentagono ha annunciato l’invio di ulteriori aiuti militari all’Ucraina per il valore di un miliardo di dollari.


L’articolo di Giorgia Audiello, è stato pubblicato su L’Indipendente e dal circuito Pressenza.



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