Giuliano Santoro “Un Grillo Qualunque” (Castelvecchi)

Un saggio piuttosto complesso che sguarcia le tante ombre che circondano il movimento politico fondato da Beppe Grillo
di Emanuele G. - venerdì 16 novembre 2012 - 1631 letture

All’inizio della lettura del saggio “Un Grillo Qualunque” ero piuttosto prevenuto nei confronti dell’autore Giuliano Santoro. Pensavo. Ecco il solito libro concepito per proseguire su altri lidi la devastante “guerra civile informale” che sta dilaniando da anni il nostro paese. In certi momenti storici del recente passato la pubblicazione di giornali o libri ha determinato il corso degli eventi. Come non fare riferimento al periodico OP di Mino Pecorelli che sul finire degli anni settanta provocò non pochi sussulti all’interno degli assetti della politica e della società italiana? Pertanto, un minimo di pregiudizio era d’uopo. Meglio essere dubbiosi poiché il dubbio apre a una lettura meno falsata di un qualsiasi scritto. Detto questo addentriamoci nell’analisi di “Un Grillo Qualunque”.

Un primo fatto salta subito all’attenzione. Riguarda l’estrema perizia con cui il saggio è stato redatto. Non si tratta di un qualcosa messo su tanto per fare la solita quanto noiosa cronistoria di una persona o di un evento. L’autore, al contrario, dimostra una conoscenza non indifferente dei fatti e delle persone. Nel senso che non si è fermato ai “si dice” o all’apparenza. Tutt’altro. Ha compiuto un enorme lavoro di scavo all’interno della personalità di Beppe Grillo e del mondo che lo circonda. Una ricostruzione precisa, puntualissima, arguta e documentata. Ciò fa sì che il saggio sia un bel saggio in ogni suo addentellato. Rivelandosi una miniera inesauribile su quello che è il fenomeno socio-politico più importante degli ultimi anni in Italia.

Secondariamente, “Un Grillo Qualunque” attiva tutta una serie di riflessioni sulla storia recente del nostro paese. Beppe Grillo è sì oggetto di analisi, ma Beppe Grillo viene utilizzato dall’autore per andare oltre a fatti ed eventi che hanno costruite l’Italia del presente. Mi riferisco al ’68, agli anni c.d. “di piombo”, all’avvento della televisione commerciale, a Mani Pulite, alla discesa in campo di Berlusconi e al travaglio senza fine che contraddistingue la Seconda Repubblica. Il quadro che ne esce non è dei più esaltanti. L’Italia appare un paese diviso per fazioni, sornione, opportunista, cinico e avvezzo a nefandezze di qualsiasi specie. Che guarda caso sembrano le caratteristiche che danno la cifra del personaggio Beppe Grillo. A un certo punto nasce una domanda: Beppe Grillo è un prodotto dell’Italia degli ultimi sessant’anni oppure Beppe Grillo è uno che cavalca i vizi nazionali?

A me pare – e sono confortato dalla lettura del saggio di Giuliano Santoro – che Beppe Grillo sia un gran recitante. Ha capito che se intende aver peso nella società italiana non può giocare al ruolo dello sciocco. Essere sciocchi in un paese come l’Italia non porta da nessuna parte. Piuttosto deve giocare sapendo cavalcare ad arte quanto la realtà quotidiana gli offre. Beppe Grillo ha una tattica attendista. Aspetta che un evento si manifesti per intervenire con un fiuto che non ha pari nella storia politica italiana. Forse soltanto Mussolini e Berlusconi ci hanno dato esemplari lezioni in tal senso. Lui non ha interesse a produrre un evento. A lui gli basta che la realtà lo produca per intervenire con un consolante “ve lo avevo detto”. Su questa modalità Beppe Grillo ha costruito la sua cifra di personaggio pubblico. Il che non lo rende un rivoluzionario, ma piuttosto un qualunquista opportunista che sa usare le corde del populismo in maniera davvero egregia e con un senso dell’orientamento encomiabile.

L’avvento di internet e la conoscenza con il famoso guru Gianroberto Casalegno hanno raffinato le doti primigene di Beppe Grillo. In un certo senso gli hanno permesso di effettuare un decisivo quanto definitivo passo in avanti. Aver strutturato una macchina liquida telematica che tende sempre a lui è un capolavoro che non ha riscontri nel mondo di oggi. Tutto sembra nascere dal caso, ma è un caso voluto. Il che è una contraddizione senza precedenti. Il mondo telematico di Beppe Grillo appare come l’apoteosi di quella democrazia diretta coniata dai greci nell’età classica. Invece non è così poiché questo coacervo di meetup e troll rispondono alla logica del capo e non della base. Base che ha un ruolo molto marginale. Di semplice notaio di una democrazia diretta che non è nella realtà delle cose. Internet come baccello di coltura di un nuovo populismo dove il peggio della persona umana viene messo in evidenza al fine di controllarla meglio e plasmarla secondo i propri scopi politici.

Beppe Grillo un’altra occasione mancata per la democrazia italiana e soprattutto per il nostro paese? Mi pare che questo emerga in maniera preponderante dal saggio di Giuliano Santoro. Un ragionamento che condivido in pieno. La democrazia non ha bisogno di personalismi e manipolazioni. Ha solo necessità di avere persone modeste capaci di sentire la drammaticità del momento e per ciò impegnarsi senza se e senza ma per il bene reale di tutti noi. Si parla tanto di beni in comune. Orbene, l’unica via che abbiamo per uscire dall’attuale infernale “cul de sac” che ci attanaglia è quella della politica fatta in comune da più gente. I battitori liberi servono, ma solo a un certo punto. In qualità di detonatori, ma poi è la politica in comune che deve lavorare e muoversi.


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