Giri di poltrone per direttori quotidiani
Le paghe dei giornalisti – L’Unità licenzia (di nuovo) – Era di casa Pound l’aggressore – Vendite quotidiani: sempre peggio – Le contraddizioni della presidente Meloni – “Domani” compie gli anni – Nuova App per La Sicilia – Tutti influencer
QUANTO GUADAGNANO I GIORNALISTI? – Virgilio Sapere ha pubblicato un’analisi del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali sulle professioni che hanno redditi più elevati. I professionisti sportivi sono coloro che guadagnano mediamente di più che dichiarano, in media, circa 250mila euro l’anno mentre fra i liberi professionisti in testa ci sono i Notai (164.758 euro). E i giornalisti? Qua bisogna chiarire il tipo di contratto che hanno. Per quanto riguarda i Giornalisti dipendenti, una media di 70.220 euro. Situazione diversa per i Giornalisti liberi professionisti che dichiarano 18.341 euro e i Giornalisti co.co.co. 10.857 euro. Per stare in tema, i Giornalai dichiarano 17.300 euro l’anno. Ricordiamo che per ogni copia di quotidiano che vendono, i giornalai hanno un aggio (percentuale di compenso) di 0,38 cent. lordi.
L’UNITÀ LICENZIA – Secondo il quotidiano Libero, la Romeo Editore il 14 settembre scorso ha licenziato i cinque dipendenti de l’Unità la cui pubblicazione è ferma dal 7 luglio scorso. I licenziati sono il direttore Piero Sansonetti, tre redattori e un grafico. I licenziati hanno impugnato il provvedimento. Resta aperta la cessione della testata che sembrava interessare al Pd ma, poi, le trattative si sono arenate. L’Unità era stata acquistata, nel 2023, dalla Romeo Editori dopo che per sette anni non usciva. Al momento della nomina a direttore, Piero Sansonetti aveva dichiarato: «L’Unità vuole essere una sintesi tra il grande spirito di quel passato – la cultura, la saggezza, la responsabilità, il conflitto – e la ricerca della modernità. Nella certezza che la modernità sia uguaglianza. E libertà. E disarticolazione del potere. Saremo un giornale socialista, garantista e cristiano. Che cercherà di tenere insieme Gramsci, Rosa Parks, Roncalli, Mandela e Pannella». Non c’è l’ha fatta, Sansonetti, a tenere assieme papa Roncalli e Pannella.
SECHI NUOVO DIRETTORE AGENZIA DIRE – Mario Sechi, dallo scorso 22 settembre, è il nuovo direttore dell’agenzia Dire. Sechi ritorna a dirigere un’agenzia di stampa dopo aver diretto, dal 2019 al 2023, l’agenzia Agi ed essere stato portavoce della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni nel 2023. A fine maggio 2026 aveva lasciato la direzione di Libero perché, a suo dire, era stato licenziato dall’editore Angelucci. Come giornalista, Sechi ha diretto l’Unione Sarda e il Tempo. L’agenzia di stampa Dire era stata fondata nel 1988 da Antonio Tatò, segretario di Enrico Berlinguer dal 1969 al 1984 e responsabile stampa del Pci. Dal 2022, l’editore dell’agenzia Dire – Stefano Valore di Villanueva de Castellòn – è stato al centro della cronaca per i ritardi nel pagamento degli stipendi ai giornalisti dell’agenzia e i relativi contrasti con il Dipartimento per l’Editoria. All’agenzia Dire lavorano 60 giornalisti.
DE BELLIS ALLA DIREZIONE DEL SOLE 24 ORE – Giuseppe De Bellis, dal 7 dicembre, sarà il nuovo direttore responsabile del Sole 24 Ore. Sostituisce Fabio Tamburini confermato alla direzione Editoriale del Gruppo Il Sole 24 ORE. De Bellis, 48 anni, ha una vasta esperienza da direttore avendo lavorato in quotidiani cartacei e digitali, periodici, tv e anche alle piattaforme editoriali. Dal 2019 era alla guida di Sky TG24 che con la sua direzione si è trasformato da canale alla news a un sistema informativo integrato fra Tv, app, web, social, eventi.
ERA DI CASAPOUND L’AGGRESSORE – L’agenzia Ansa c’informa che la Procura ha individuato in Luca Marsella, portavoce nazionale di CasaPound, come uno dei tre aggressori del giornalista Alessandro Sahebi. La vicenda risale al 24 ottobre dello scorso anno quando Sahebi è stato aggredito a Roma mentre passeggiava con la compagna e il figlio di sei mesi. I tre aggressori sono stati individuati. «La questione, per la procura – spiega il giornalista – ha radici politiche. Sia chiaro: la sede di CasaPound a Roma non dovrebbe essere sgomberata perché abusiva. Nella capitale esistono occupazioni che danno un tetto agli ultimi (e anche le famiglie nello stabile, per quanto ‘antipatiche’, per me non meritano di finire in mezzo ad una strada). La sede di CasaPound a Roma andrebbe chiusa perché è un avamposto quasi militare di un organismo politico che fa della violenza il proprio principale canale di azione. Il mio è un caso fortunato, perché ho fatto un video in primis ma anche perché ha avuto eco. Ma chi abita a Roma, e soprattutto chi abita in quel quartiere, sa quanto il loro modo di agire stia diventando una vergognosa normalità». Il giornalista era stato aggredito perché indossava una felpa antifascista.
LE CONTRADDIZIONI DELLA PRESIDENTE – Giorgia Meloni alla fine del suo discorso rivolto ai giovani di Fratelli d’Italia, presa dall’eccitazione prende lo smartphone, si gira verso la platea e fa partire un video-selfie con centinaia di ragazzi alle spalle, tra bandiere, sorrisi, abbracci. Tutto bene, ognuno si diverte come vuole. Ma… Sì, c’è un ma perché proprio in quei giorni il governo si dava da fare per spiegare ai giovani che da quegli smartphone, e soprattutto dai social, dovrebbero imparare a stare un po’ più lontani. Sul tema il governo ha scelto una linea piuttosto netta: limiti di età per l’accesso alle piattaforme, maggiori controlli, cellulari fuori dalle scuole e una responsabilità più forte affidata anche alle famiglie. Giuseppe Valditara, dopo gli ultimi fatti di cronaca, è tornato a chiedere ai genitori di non lasciare i figli in balìa del telefonino, indicando nella rete uno dei problemi da affrontare.(A meno che devi andare alla festa di Fratelli d’Italia, giovani).
BALLERINE? CALCIATORI? NO MEGLIO INFLUENCER – Non più calciatori o attrici. Ora sognano di diventare influencer. È il sogno degli adolescenti italiani perché avere milioni di adepti e fedeli è considerato importante dal 60% dei teenager così da significare di essere popolari all’interno del proprio gruppo e aprire la via per diventare influencer. Lo dice uno studio riportato dall’Adnkronos. Il sogno del 45% degli adolescenti non è quello di diventare calciatori o veline/ballerine. Fama e ricchezza, oggi, si avverano facendo l’influencer. Sono alcuni dati dell’edizione 2026 dell’Indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca Iard con il patrocinio della Società Italiana di pediatria (Sip). Tutto bene? Non proprio perché il 27% di questi giovani ha avuto esperienze di gioco d’azzardo online. I social, inoltre, sono anche diventati il ‘luogo’ preferito dagli adolescenti per attingere informazioni sulla salute. Il 57% (65% delle femmine) lo fa abitualmente e solo il 15% non lo fa mai. E sempre i social sono di gran lunga la prima fonte di informazione riguardo a temi attinenti alla sessualità e agli organi genitali (41,5%), con buona pace della mamma (12%) e del proprio medico (2,4%).
NUOVA APP PER LA SICILIA – Il quotidiano La Sicilia continua il proprio percorso di trasformazione digitale e lancia una nuova App che riunisce, in un’unica esperienza, «le diverse anime de La Sicilia: le notizie e gli approfondimenti della redazione, l’Edicola digitale e i contenuti video de La Sicilia Tv, insieme a nuovi strumenti di personalizzazione e scoperta dei contenuti. Un’esperienza costruita intorno al lettore». «La Sicilia ha una storia straordinaria – afferma Salvatore Palella, editore de La Sicilia, fondatore e Ceo di Palella holdings – ma il valore di questa storia sta anche nella capacità di continuare a evolvere. Stiamo investendo in tecnologia, prodotto e nuove competenze perché vogliamo costruire un gruppo editoriale capace di guardare ai prossimi decenni, raggiungendo nuovi lettori senza perdere il legame con il territorio e l’identità che hanno sempre contraddistinto il quotidiano. La nuova App rappresenta un passo concreto in questa direzione».
DOMANI COMPIE GLI ANNI – A settembre, esattamente il 15, il quotidiano Domani ha compiuto gli anni. Ne ha compiuti sei, essendo nato il 15 settembre 2020. Diretto da Emiliano Fittipaldi, il quotidiano è stato fondato da Carlo De Benedetti e diretto, a quell’epoca, da Stefano Feltri, in quel momento vice direttore de Il Fatto (nessuna parentela con Vittorio Feltri). Vendono circa 14 mila copie al giorno. Il 6 aprile 2023 il consiglio di amministrazione di "Editoriale Domani S.p.A." promuove Emiliano Fittipaldi, già vicedirettore di Domani, come direttore del quotidiano al posto di Stefano Feltri. Anche De Benedetti ha lasciato. Nel settembre 2025, De Benedetti ha lasciato la proprietà e ha trasferito l’impresa a una fondazione apposita.
VENDITE QUOTIDIANI: SEMPRE PEGGIO – Mediastorm ha presentato un’interessante analisi sulle vendite delle copie dei quotidiani italiani. Nel 2021 si vendevano, in media, 2 milioni di copie al giorno. Oggi, anno 2026, le copie vendute (carta+digitale) sono poco meno di 1,5 milioni. Nella pratica il 35% in meno che nel 2021. Altro dato importante è che non c’è nessun travaso da una testata all’altra. Quando un lettore abbandona la sua testata preferita, non passa a un’altra. Non acquista più quotidiani. Ma qualcosa cresce e sono le copie regalate (omaggio). Nel 2021 e 2022 in media sono state 72 mila; nel 2023 addirittura 163 mila (+129%). Nel 2026 si riducono a 132 mila. Nella pratica 1 copia omaggio ogni 10 diffuse negli ultimi tre anni. Le copie-omaggio non sono generalizzate ma concentrate, soprattutto su due testate, la Repubblica e Gazzetta dello Sport con, rispettivamente, 26mila e 39mila copie medie date gratis nel 2026, che sommate sono circa la metà (49%) del totale. Ma perché regalare copie? Per la profilazione-utente (per sottoscrivere un abbonamento super-scontato si devono fornire cognome, email e carta di credito). E veniamo alla classifica. Primo posto per il Corriere della Sera. Fra vendite in edicola, copie digitali a più del 30 per cento del prezzo pieno e digitali fra 10 e 30 per cento del prezzo pieno (“discount”), vende 186.950 copie al dì; cinque anni fa ne vendeva 234mila. La Repubblica è lontanissima, a 87.912 copie; cinque anni fa era a 162,5mila. Il Sole 24 Ore terzo a 77.297; nel 2021 vendeva 106mila. Poi, La Stampa 54.311 (erano 96mila), Il Messaggero 38.077 (erano 53mila). Dati positivi per Il Fatto Quotidiano che vende 60.912 copie al giorno (con un aumento percentuale del 14% sul 2021). Ma anche per questo dato, indubbiamente, positivo, Mediastorm ricorda che «Le copie vendute in edicola sono le uniche a prezzo pieno. Nel confronto tra il primo semestre 2021 e il primo semestre 2026, a fronte di un guadagno di circa 62mila copie digitali ‘discount’ nel giorno medio, l’edicola ne ha perse oltre 527mila: in termini di volumi puramente numerici, per ogni copia ‘discount’ acquisita sul digitale ne sono state perse 9 sul cartaceo. Assegnando valore 100 alla copia da edicola e il valore massimo di 30 a quella ‘discount’, il divario si amplifica: per ogni euro di valore potenziale guadagnato con il digitale super-scontato, l’industria ne ha persi quasi 28 dal canale edicola».
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