Giornalisti uccisi a maggio
Cosimo Cristina – Giuseppe Impastato – Walter Tobagi – Almerigo Grilz – Guido Puletti – Fabio Polenghi – Andrea Rocchelli
→ MAGGIO Cosimo Cristina – Giuseppe Impastato – Walter Tobagi – Almerigo Grilz – Guido Puletti – Fabio Polenghi – Andrea Rocchelli
COSIMO CRISTINA – Termini Imerese, Palermo 11 agosto 1935 / Termini Imerese 5 maggio 1960
CHI ERA - Giornalista pubblicista dal 1958, corrispondente dell’Ora di Palermo e dell’Agenzia Ansa, collaboratore del Corriere della Sera, del Giorno e del Gazzettino di Venezia, nel 1960 aveva fondato Prospettive Siciliane.
COM’E MORTO – Quando viene assassinato aveva 24 anni, era corrispondente del quotidiano L’Ora da Termini Imerese, aveva scritto articoli e inchieste sugli intrecci tra mafia e politica nella zona delle Madonie. Il 3 maggio erano circa le 11 del mattino quando Cosimo Cristina uscì da casa ben vestito, con il solito cravattino, rasato di fresco e profumato. La sera, non vedendolo rincasare, i genitori e le tre sorelle si impensierirono. Cosimo non tornò in famiglia neanche dopo due giorni. Vane le ricerche dei parenti, degli amici, dei carabinieri. Furono due giorni di cupa, profonda, assoluta disperazione. Il cadavere del giovane cronista fu trovato alle 15,35 del 5 maggio lungo la strada ferrata della linea Palermo-Messina, tra le stazioni di Termini Imerese e Trabia. Il padre, impiegato delle Ferrovie, apprese dalla radio la notizia della presenza di un corpo senza vita sui binari del treno e accorse sul luogo del ritrovamento. Per anni si seguì la pista del suicidio. Negli anni ’90 il caso venne riaperto, ma non trovò una spiegazione giudiziaria diversa per la sua morte.
֎֎
GIUSEPPE IMPASTATO – Cinisi, Palermo 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978
CHI ERA – Nato a Cinisi, a 30 chilometri da Palermo, da una famiglia mafiosa, ancora ragazzo Giuseppe Impastato (Peppino per parenti e amici) ruppe con il padre e avviò un’attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965, a 17 anni, fondò il giornalino L’Idea Socialista e condusse le lotte dei contadini, degli edili e dei disoccupati. Nel 1976 diede vita a Radio Aut, emittente libera autofinanziata con cui denunciò i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e della vicina Terrasini; il programma più seguito era Onda Pazza, trasmissione in cui Peppino sbeffeggiava mafiosi e politici. Nel 1978 si candidò alle elezioni comunali nella lista di Democrazia Proletaria.
COM’E MORTO – Fu assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978 con una carica di tritolo messa sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Aveva 30 anni. Dapprima si parlò di atto terroristico in cui l’attentatore era rimasto ucciso, poi di suicidio. Grazie anche all’attività del Centro Impastato venne infine individuata la matrice mafiosa del delitto. Il 5 marzo 2001 la Corte d’Assise di Palermo condannò il boss Gaetano Badalamenti all’ergastolo e il suo vice Vito Palazzolo a 30 anni di reclusione.
֎֎
WALTER TOBAGI – Spoleto 18 marzo 1947 – Milano, 28 maggio 1980
CHI ERA – La carriera giornalistica di Walter Tobagi cominciò al ginnasio come redattore della Zanzara, il celebre giornale del liceo milanese Parini. Dopo il liceo, entrò all’ Avanti! di Milano, ma pochi mesi dopo passò al quotidiano cattolico Avvenire. Furono anni di pratica alla scuola di “cronista sul campo” che lo portarono prima al Corriere d’Informazione e infine al Corriere della Sera. Il suo interesse prioritario era per i temi sociali, l’informazione, la politica e il movimento sindacale. Ma il suo impegno professionale maggiore Tobagi lo dedicò alle vicende del terrorismo. Al Corriere della Sera seguì tutte le vicende relative agli “anni di piombo”. Uno dei suoi ultimi articoli sui terroristi rossi è considerato tra i più significativi sin dal titolo: “Non sono samurai invincibili”.
COM’E MORTO – Walter Tobagi – 33 anni, moglie e due figli, scrittore e docente universitario, presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti – venne ucciso alle 11 di mattina sotto casa con cinque colpi di pistola da un gruppo di assassini della Brigata 28 Marzo poco dopo essere uscito di casa. A sparare furono Marco Barbone e Mario Marano.
֎֎
ALMERIGO GRILZ – 11 aprile 1953 / Caia (Mozambico) 19 maggio 1987
CHI ERA – Quando Almerigo Grilz decide di abbracciare definitivamente e in via esclusiva la professione giornalistica si dimette dalla carica di consigliere comunale della sua città natale, Trieste, senza tuttavia abbandonare quella militanza politica, sempre a destra, che lo ha visto prima dirigente e capo del Fronte della Gioventù triestino, fino a diventare nel 1977 sempre di FdG vicesegretario nazionale e poi esponente di spicco fra le fila del Movimento Sociale Destra Nazionale. Dalla fine degli anni Settanta in poi Grilz è, come ama definirsi, inviato di guerra indipendente, freelance, nei territori più “caldi”: dall’Afghanistan occupato dalla Russia, al Libano contrapposto a Israele, all’Etiopia sconvolta dalle guerriglie, alla Cambogia, alla Thailandia, alle Filippine, all’Angola. I suoi resoconti vengono rilanciati da Cbs, France 3, Nbc, Panorama e Tg1. Nel 1983 con Gian Micalessin e Fausto Biloslavo fonda la Albatros Press Agency, un’agenzia giornalistica che produrrà servizi scritti, fotografati e filmati in aree del mondo interessate da fenomeni bellici o rivoluzionari.
COM’E MORTO – Il 19 maggio 1987, Grilz verrà ammazzato da un “proiettile vagante” a Caia in Mozambico mentre con la cinepresa sta filmando una battaglia fra i miliziani del fronte Renamo e quelli fedeli al governo in carica. Dal 2001 il capoluogo giuliano ha una strada intitolata ad Almerigo Grilz, giornalista, una piccola via sul lungomare di Barcola.
֎֎
GUIDO PULETTI – Buenos Aires (Argentina), 29 giugno 1953 / Gornij Vakuf, Bosnia 29 maggio 1993
CHI ERA – Guido Puletti nasce in Argentina. Il padre è un emigrato italiano della provincia di Perugia; la madre ha ascendenti spagnoli e inglesi. Studia alle scuole superiori italiane e inglesi e si avvicina ai gruppi della sinistra peronista. Dopo l’avvento della dittatura militare (1976) pagherà con il carcere e le torture il suo impegno politico e sindacale e nel 1977 viene espulso dall’Argentina, insieme alla moglie e ai due figli. Si trasferisce in Italia dove, nel 1981, comincia la carriera di giornalista scrivendo per il quotidiano Bresciaoggi, collaborando con agenzie e periodici, viaggiando per il mondo e affermandosi quale specialista di politica ed economia internazionali. Tra il 1989 e il 1991 concentra la sua attenzione sui profondi sconvolgimenti politici e sociali nell’Europa dell’Est. La guerra nella ex Jugoslavia diventa centrale nella sua attività giornalistica e di analista politico.
COM’E MORTO – Muore il 29 maggio del 1993, ad appena 40 anni, in Bosnia, durante il conflitto nella ex Jugoslavia. Quel viaggio in Bosnia, che non era il primo, era finalizzato alla realizzazione di un progetto di solidarietà a favore delle città di Vitez e di Zvidovici. Da questa seconda località, come era stato concordato, cinque volontari italiani, tra i quali Guido Puletti, dovevano portare in Italia, con un pullman, 62 persone: un gruppo di vedove con i loro figli, per sottrarle alla guerra. Vicino a Gornji Vakuf il convoglio viene assalito dai “Berretti Verdi” del comandante “Paraga”, al secolo Hanefija Prijc, che fanno scendere i cinque volontari, li scortano fino a una vicina radura per fucilarli. Due riescono a fuggire. Muoiono, insieme a Guido Puletti, Sergio Lana, studente di 21 anni di Gussago, e Fabio Moreni imprenditore cremonese di 40 anni. Nel settembre del 1998 il ministero di Grazia e Giustizia italiano ha riconosciuto l’eccidio come un “delitto politico”.
֎֎
FABIO POLENGHI – Monza 13 febbraio 1962 / Bangkok 19 maggio 2010
CHI ERA – Fabio Polenghi aveva 48 anni quando fu ucciso in Thailandia. Era nato a Monza nel 1962 e aveva ben presto scelto il mondo come casa e la fotografia come un caleidoscopio per raccontarne le mille realtà diverse: dalla moda al reportage nei luoghi dimenticati”: con queste parole lo ricorda il sito dedicato alla sua memoria e voluto in particolare dalla sorella Elisabetta.
COM’E MORTO – Fabio fu ucciso il 19 maggio del 2010 a Bangkok, colpito da un proiettile in dotazione all’esercito thailandese. Come fanno i fotoreporter freelance più coraggiosi, stava documentando, stando insieme ai più deboli, la fase finale delle manifestazioni di protesta del movimento antigovernativo delle “Camicie rosse”, che da due mesi invocavano elezioni anticipate. Quel 19 maggio, l’esercito pose con un blitz sanguinoso la parola fine a settimane di scontri che avevano già causato decine di morti e di feriti da entrambe le parti. Diede infatti l’assalto finale al luogo dove i manifestanti erano accampati, nel centro della Capitale. Fabio cadde colpito al cuore da un proiettile e morì durante il trasporto, improvvisato su una motocicletta, in ospedale. La stessa mattina vennero feriti anche altri tre giornalisti, un olandese, un canadese ed un americano. L’esercito sostenne inizialmente che il fotoreporter era morto per l’esplosione di una granata lanciata da un “terrorista” che aveva ucciso anche un soldato, e poi continuò a negare di avere mai colpito civili. Il 29 maggio 2013 la sentenza di un processo penale iniziato circa un anno prima stabilì invece che Fabio era stato colpito al cuore da un proiettile di fucile M16, in dotazione ai militari. Era stato trafitto alla schiena mentre correva con i “rossi” che si stavano ritirando per sfuggire all’offensiva armata dell’esercito, che quel giorno causò almeno una quindicina di altre vittime. Il bilancio finale di due mesi di proteste fu di almeno 91 morti e quasi 2mila feriti. Il 10 aprile era stato ucciso il reporter giapponese Hiro Muramoto, con altre 25 persone.
֎֎
ANDREA ROCCHELLI – Pavia 27 settembre 1983 / Sloviansk (Ucraina) 24 maggio 2014
CHI ERA – Fotoreporter, faceva parte del collettivo di fotografi “Cesura”, di cui era uno dei fondatori. Originario di Pavia, dopo una laurea specialistica al Politecnico di Milano, aveva lavorato per l’Agenzia fotografica Grazia Neri e poi viaggiato molto: in Nord Africa (in Tunisia e Libia aveva seguito le rivolte del 2011), Russia ed Europa dell’Est, area per la quale aveva uno spiccato interesse e dove aveva documentato le violazioni dei diritti umani in Kirgizistan e Inguscezia. In Italia aveva lavorato anche sulle condizioni dei migranti nelle regioni del sud e documentato il loro sfruttamento da parte della criminalità organizzata. Le sue foto sono state pubblicate da testate italiane ed internazionali come Newsweek, Le Monde, The Wall Street Journal, Novaya Gazeta.
COM’E MORTO – È morto a 30 anni, è stato ucciso insieme al suo collega ed amico Andrej Mironov (giornalista e attivista politico russo, iscritto per alcuni anni al Partito Radicale), nelle vicinanze della città di Sloviansk, nell’Ucraina Orientale, mentre documentava le condizioni dei civili intrappolati durante il conflitto del Donbass. I due, inermi, furono colpiti da una scarica di mortaio durante gli scontri fra l’esercito e la Guardia nazionale ucraina, da una parte, e gli indipendentisti filorussi. Insieme a loro si trovavano un autista locale e un fotoreporter francese, William Roguelon, rimasto gravemente ferito.
- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -