Giornalista catanese condannato
Confermato sciopero 16 aprile – Senza Mondiali, batosta economica – Times: tutta colpa dell’AI – Tensioni mondiali: il linguaggio si adatta – Minacce dai guardiani della rivoluzione
GIORNALISTA CATANESE CONDANNATO PER I COMMENTI DI ALTRI – Ha dell’incredibile la vicenda che ha interessato Fabio Butera, giornalista della Rai di Catania. Andiamo con ordine. Una sentenza ha condannato Fabio Butera a pagare 33 mila euro per commenti fatti da altri sotto un suo post di critica, giudicato legittimo. Nel 2018, Butera pubblica su Facebook una critica nei confronti di un articolo apparso sul Giornale di Vicenza. L’articolo, a firma Valentino Gonzato, ricostruiva una vicenda riguardante richiedenti asilo che, a giudizio di Butera, era imprecisa. Gonzato porta Butera in tribunale e, questo, stabilisce che la critica di Butera era legittima e documentata. Cosa era avvenuto? Il Giornale di Vicenza aveva titolato: «I richiedenti asilo voglio Sky, scatta la protesta». Incipit del pezzo: «Vogliono Sky per guardarsi il campionato, una ventina di richiedenti asilo è andata in questura per protestare…». Intervenne l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Questi signori sono pregati di trovarsi un’altra sistemazione. Chi scappa dalla guerra non ha bisogno di Sky…». Butera non è convinto e vuole approfondire. Telefona a Questura, Prefettura. Ma a loro non risulta nulla. Telefona, allora, all’autore dell’articolo, Valentino Gonzato il quale spiega che non può divulgare il nome della fonte e che non aveva avuto tempo di sentire i migranti. Butera scrive un post Facebook, dove riporta il contenuto delle telefonate, senza fare mai il nome dell’autore dell’articolo. A distanza di qualche giorno lo stesso Giornale di Vicenza aggiusta il tiro: «Tra le diverse richieste dei migranti c’era stato anche qualcuno che aveva chiesto la tv a pagamento per guardare le notizie dei paesi d’origine». La richiesta di guardare il campionato di calcio sparisce. Il post di Butera diventa virale, viene ripreso da molte testate e condiviso da migliaia di persone in tutta Italia: «Il mio obiettivo, con il post su Facebook, era proprio cercare di capire perché non si siano interpellati i diretti interessati, ovvero i migranti. Chiediamoci, noi giornalisti, se avremmo fatto la stessa cosa di fronte a una notizia che avesse riguardato un’altra categoria, ad esempio, quella dei negozianti». Il giornalista Valentino Gonzato inizia a minacciare querela nei suoi confronti e dopo tre anni porta Butera in Tribunale. Ad aprile del 2023 il Tribunale di Verona emette la sentenza: il post di Butera non può essere considerato diffamatorio perché frutto di una ricerca documentata, perché risponde ad un interesse pubblico ed è formalmente corretto. Ma la giudice lo condanna a dare a Valentino Gonzato 33 mila euro (risarcimento più spese legali), per non aver rimosso alcuni commenti fatti da sconosciuti sotto il suo post.
QUOTIDIANI: CONFERMATO SCIOPERO 16 APRILE – È stato confermato lo sciopero dei quotidiani di giovedì 16 aprile. Lo ha confermato Alessandra Costante segretaria nazionale della Federazione Nazionale della Stampa italiana. «Dopo lo sciopero del 27 marzo dagli editori silenzio totale», ha dichiarato Costante. «La loro scommessa – ha continuato – è che gli scioperi non riescano e che quindi la categoria si sfaldi, ma avranno una pessima sorpresa perché la categoria è forte e unita. Anzi non è mai stata tanto unita come in questo momento perché sotto sulla stessa bandiera ci sono tante rivendicazioni salariali, di tutele, di diritti, che vogliamo portare avanti tutte insieme».
TIMES: INTERROTTA COLLABORAZIONE PER COLPA DELL’AI – È stato un attento lettore a determinare l’indagine del Times e l’interruzione della collaborazione con Alex Preston. Il lettore aveva notato somiglianze tra la recensione del libro Watching Over Her (dell’autore Jean-Baptiste Andrea) firmata da Alex Preston lo scorso gennaio e quella che Christobel Kent aveva pubblicato sul Guardian ad agosto. Da qui l’indagine del Times e l’interruzione della collaborazione con Preston. Ricordiamo che in Italia la prima segnalazione all’Ordine dei Giornalisti per l’uso dell’intelligenza artificiale da parte di un giornalista si è verificata lo scorso gennaio.
MINACCE DAI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE – Le grandi compagnie Tech americane saranno gli obiettivi dei Pasdaran se saranno uccisi altri esponenti di spicco del regìme di Teheran. Questa la minaccia a Google, Meta e Apple e tante altre (in tutto sono 18 le società citate da un comunicato del corpo militare). Di fatto l’Iran ha già iniziato a colpire strutture riconducibili alle big tech presenti nei paesi del Golfo. In particolare, a inizio marzo droni hanno danneggiato i data center di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein.
CALCIO: QUANTO PERDIAMO SENZA MONDIALE? – Il fatto che l’Italia non partecipi ai Mondiali di calcio, sembra sia un salasso economico. Secondo alcuni calcoli, il conto complessivo dei mancati guadagni supera i 570 milioni di euro. La Tv tra diritti acquistati e minori ricavi pubblicitari, registra mancati guadagni stimati in circa 95 milioni di euro. In calo anche il valore degli abbonamenti e della raccolta pubblicitaria, mentre l’editoria sportiva perde parte significativa dei ricavi stagionali. I diritti erano stati acquistati prima dei playoff, scommettendo sulla qualificazione degli azzurri. La RAI si era assicurata la trasmissione in chiaro di 35 partite — inclusa la gara inaugurale, le semifinali e la finale — per un importo che con l’Italia in gara sarebbe stato di circa 120 milioni di euro, cifra non lontana dagli oltre 160 milioni investiti per i Mondiali di Qatar 2022. La clausola contrattuale ha ridotto l’esborso a 70 milioni senza gli azzurri, attutendo il colpo sul fronte dei diritti, ma non risolve il problema vero: la raccolta pubblicitaria. Rai Pubblicità aveva già venduto spazi agli inserzionisti assumendo la presenza degli azzurri almeno fino ai quarti di finale. Gli ascolti previsti scendevano da una media di 6,9 milioni di spettatori con l’Italia a 5,4 milioni senza, un calo del 20-25% che si traduce in sconti, restituzioni di spazi e una raccolta complessivamente ridotta di almeno 25 milioni. A titolo di confronto, durante Euro 2024 l’esordio dell’Italia aveva superato 11,5 milioni di spettatori, mentre una partita senza azzurri come Spagna-Georgia si era fermata a 4,4 milioni: la differenza di interesse è netta e si riflette direttamente sul valore degli spazi pubblicitari. C’è poi l’editoria sportiva: i quotidiani come la Gazzetta dello Sport vivono di Mondiale, con copie vendute e accessi digitali che nelle edizioni con gli azzurri in gara moltiplicano i ricavi estivi. La perdita stimata si attesta attorno ai 5 milioni. Aggrava ulteriormente il quadro un fattore logistico: gran parte delle partite andranno in onda in seconda serata o addirittura di notte a causa del fuso orario con Stati Uniti, Canada e Messico, riducendo ulteriormente gli ascolti anche per le partite delle altre nazionali. Il sistema televisivo italiano perde complessivamente circa 95 milioni di euro di mancati guadagni. L’impatto più ampio si registra nel commercio e nei consumi. Bar, ristoranti e locali pubblici, tradizionali punti di aggregazione durante le partite della Nazionale, subiscono una contrazione stimata in circa 330 milioni di euro.
IL LINGUAGGIO SI ADATTA ALLE TENSIONI – L’agenzia Adnkronos ha presentato un interessante saggio di Marco Brando pubblicato su Treccani.it. Il saggio sottolinea come il nostro linguaggio si stia adattando e stia assumendo toni sempre più “bellicosi”. D’altronde nel mondo, in questo momento, ci sono 32 guerre 22 aree di crisi e, quindi, il linguaggio si adatta. E così si utilizzano termini come “minaccia esistenziale”, “trincea”, “prima linea”, “raid chirurgico”, “operazione militare speciale”, “deterrenza”, “danno collaterale”, “drone” nel nostro linguaggio quotidiano. In questo processo risulta determinante il ruolo dei media e social network che hanno riportato alla luce parole come “genocidio” e “arma” e così leggiamo che «Le sanzioni da sole non bastano, l’arma contro Putin è anche l’informazione».
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