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Giorgio Cremaschi, una vita controcorrente: “La mia bussola è la lotta contro lo sfruttamento e la guerra”

Già segretario nazionale della Fiom e presidente del comitato centrale del sindacato dei metalmeccanici, Giorgio Cremaschi non ha mai smesso di partecipare alle barricate del conflitto sociale...

di Laura Tussi - mercoledì 5 agosto 2026 - 426 letture

Per decenni il suo nome è stato sinonimo di lotte operaie, tute blu e resistenza sindacale nei momenti più caldi della storia recente d’Italia. Già segretario nazionale della Fiom e presidente del comitato centrale del sindacato dei metalmeccanici, Giorgio Cremaschi non ha mai smesso di partecipare alle barricate del conflitto sociale, anche quando il panorama politico ed economico intorno a lui mutava radicalmente. Lo abbiamo intervistato.

Oggi, da saggista, attivista e voce critica radicalmente fuori dal coro, Giorgio Cremaschi continua a smontare le narrazioni mainstream con la stessa lucidità e intransigenza che lo hanno reso una delle figure più coerenti della sinistra. In un’epoca dominata dalla precarietà strutturale, dal declino dei diritti salariali e da scenari di guerra globali, lo abbiamo incontrato per un’analisi senza sconti sullo stato della democrazia, sul futuro del lavoro e sulle prospettive di una reale alternativa sociale. Ecco cosa ci ha raccontato.

La complicità dell’Occidente e il ruolo dell’Italia

Lei ha più volte denunciato il silenzio e la complicità dei governi occidentali davanti a quella che definisce senza mezzi termini l’operazione di genocidio a Gaza. Quali sono, secondo lei, le responsabilità specifiche e strutturali del governo italiano e dell’Unione Europea?

Penso che le generazioni future giudicheranno malissimo i governi, i politici, le istituzioni e i media europei e occidentali che hanno coperto o addirittura sostenuto il genocidio commesso da Israele in Palestina. Quando ci fu l’Olocausto degli ebrei per opera dei nazifascisti molti dissero: io non sapevo. Oggi nessuno può usare questa scusa: quello a Gaza e in Palestina è il primo genocidio in diretta di cui possiamo vedere e sapere tutto ogni giorno. Il governo italiano e quelli europei non hanno prodotto una sola sanzione contro Israele, mentre ne hanno decise più di venti contro la Russia. È la dimostrazione della complicità e della malafede. Tecnicamente la UE, i governi europei e quello italiano dovrebbero essere considerati complici di criminali è sottoposti a giudizio penale. Se non lo faranno le Corti de l’Aia lo farà sicuramente la storia.

Guerra e economia di guerra

Oggi assistiamo a una spinta fortissima verso l’aumento delle spese militari in tutta Europa, spesso a discapito del welfare, della sanità e dei servizi pubblici. In che modo la congiuntura di guerra globale influisce direttamente sulle condizioni di vita dei lavoratori italiani?

La decisione della NATO, su ordine di Trump, di portare le spese militari al 5% del PIL, confermata al vertice di Ankara, non è solo un lungo passo verso la terza guerra mondiale, ma un attentato a ciò che resta dello stato sociale in Europa. Pensiamo all’Italia, che già spende la folle cifra di 48 miliardi di euro all’anno e che dovrebbe arrivare a 100! Poco meno della spesa sanitaria attuale. È chiaro che lavoratori e popolo, donne e bambini in particolare, pagheranno i costi di questa economia di guerra. Chi, come Draghi, Ursula von der Leyen e Meloni, promette che gli investimenti in armi produrranno posti di lavoro non dice il vero.

Il militarismo lo pagheranno tutto le classi più povere, mentre speculatori, ricconi e finanzieri ingrasseranno i loro profitti. Siamo tornati indietro ai tempi che precedettero la prima guerra mondiale: militarismo e imperialismo sono il primo nemico del benessere e della vita dei popoli.

L’impegno della sinistra e dei movimenti di massa

Oltre all’indignazione diffusa nelle piazze, nei campus universitari e tra i cittadini quali azioni ulteriori intraprendere?

Bisogna fare della lotta intransigente al militarismo e alla guerra la priorità delle priorità, bisogna avere l’obiettivo di uscire dalla NATO e di metter in crisi questa alleanza guerrafondaia.

Oltre che mobilitarci, boicottare, contestare dobbiamo con più chiarezza denunciare le complicità che ci sono qui con Trump e Netanyahu. Che non sono solo quelle del governo Meloni, ma di un bel pezzo del PD e di tante amministrazioni di centrosinistra, ad esempio quelle di Roma e Milano.

E le tante aziende che fanno affari con Israele? E Leonardo? Noi non possiamo arrivare direttamente a Trump e Netanyahu, ma ai loro complici qui da noi sì e questo possiamo e dobbiamo fare.

Il diritto alla resistenza e la “doppia morale” internazionale

Il dibattito pubblico italiano tende spesso a schiacciare il contesto storico della Palestina, liquidando la resistenza come terrorismo o applicando due pesi e due misure rispetto ad altri conflitti (come quello in Ucraina). Come si scardina questa narrazione egemone nei media e come si spiega all’opinione pubblica il concetto di diritto internazionale alla resistenza di un popolo occupato?

Non bisogna accettare o subire nulla della narrazione dominante, che un giornalista onesto licenziatosi da La Repubblica ha definito: “la scorta mediatica al genocidio”.

Le piccole viltà anche a sinistra sono tante. Penso a tutti quei leader che quando hanno arrestato attivisti palestinesi, si sono subito dissociati da loro. Io invece sto con Hannoun e con tutti i palestinesi ingiustamente colpiti qui da noi, perché la solidarietà ad un popolo oppresso non è un reato; e la resistenza in tutte le forme ad una potenza occupante e genocida è un diritto. Sancito dall’ ONU.

Il primo terrorismo oggi è quello di Stato di Israele. E temo che anche il governo ucraino, con l’appoggio della NATO, stia copiando il modello israeliano.

Il rischio di un’escalation globale e il futuro del dissenso

La congiuntura attuale mostra tensioni altissime non solo in Medio Oriente, ma in un quadro di multipolarismo frammentato che evoca scenari da Terza Guerra Mondiale. In Italia, parallelamente, vediamo una crescente repressione del dissenso politico e sindacale. Qual è la strada per costruire un’alternativa reale a questa deriva autoritaria e militarista prima che sia troppo tardi?

Bisogna costruire un campo indipendente dai principali schieramenti politici, che si alternano in Italia e in Europa in una gara di scavalcamento a destra. Ci vogliono rigore e coerenza. Se critichi l’aumento delle spese militari, ma allo stesso tempo proclami l’alleanza con gli USA e l’appartenenza alla NATO, non hai detto nulla e ti prepari ad obbedire a tutto. A destra come nel centrosinistra, e sul piano sociale bisogna rompere il patto sociale, il sistema concertativo che sussiste da decenni tra CGILCISLUIL e sistema delle imprese. Ci vogliono rotture politiche e sociali, altrimenti si continuerà a scivolare verso il disastro,

L’eredità politica di Vittorio Arrigoni

Vik Utopia, ossia Vittorio Arrigoni, prima del suo assassinio denunciava al mondo intero che Liberman, allora ministro israeliano, aveva lanciato la terribile minaccia di usare l’arma nucleare. Lei che ne pensa di questa assurda minaccia?

Penso che la denuncia di Vittorio Arrigoni fosse lungimirante. Penso che lo Stato razzista e genocida di Israele potrebbe davvero usare la bomba atomica. Penso che quella di Israele sia la più pericolosa minaccia nucleare al mondo.

E ora il vertice NATO di Ankara dello scorso luglio ha rilanciato esplicitamente le armi atomiche, mentre con i bombardamenti intima all’Iran di non avere un’arma nucleare che quello Stato non possiede. Siamo entrati in un’epoca nella quale l’uso della bomba nucleare non è più un tabù, anzi è trattato come uno degli scenari possibili dagli esperti militari. E dagli stati maggiori. Ma ci rendiamo conto?

La Germania ha persino fissato la data per la guerra alla Russia, il 2030? Chi prevede la guerra farà la guerra, e una guerra totale in Europa scatenerebbe la terza guerra mondiale. E allora si userebbero le atomiche. Bisogna fermare ora questa escalation verso la distruzione totale. Bisogna denunciare tutta la criminalità della politica del riarmo e del sostegno Israele, come aveva fatto Arrigoni, pagando con la propria vita.


Questa intervista uscita su Unimondo Atlante delle guerre, è stata diffusa anche da Faro di Roma.



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