Gigino se n’è ghiuto. E soli ci ha lasciato!...

La rottura tra i due si consumò definitivamente. L’alterco fu così furioso che provocò in Giuseppi un collasso nervoso che lo costrinse ad allettarsi per un’intera settimana.

di Deborah A. Simoncini - sabato 25 giugno 2022 - 1456 letture

Beppe gli afferrò il polso di scatto con la sinistra e lo colpì forte in viso: “facci di lanna teni ‘cca!” Lo schiaffeggiò a palmo aperto e fu uno schiocco sonoro sgradevole. Gigino spaventato gridò di dolore. “Smettila!” strillò e si toccò la faccia. “Niente botte! Ti ho detto solo che me ne vado e lo faccio! Non ne posso più di sto Giuseppi …” Da tempo si era allattariato col Conte che gli riusciva sempre più insopportabile. Gli faceva calari ’u latti solo a sentirlo parlare, col suo cantillare. “Con la politica dell’inganno voleva anche stavolta cogliere il bersaglio, e segnare un nuovo corso del movimento, per attuare un drastico mutamento della posizione internazionale dell’Italia”. Deciso ho bruciato i tempi e ordinato la mobilitazione generale.

La rottura tra i due si consumò definitivamente. L’alterco fu così furioso che provocò in Giuseppi un collasso nervoso che lo costrinse ad allettarsi per un’intera settimana. I maldicenti sostenevano che la sua indisposizione fosse “una malattia politica”. Giuseppi dichiarò che si era trattato di una “dannata influenza,” che aveva dato luogo a molte chiacchiere sulle sue condizioni di salute, ma niente a che vedere col Covid: l’aveva costretto a stare a casa per otto giorni. “Gigino da “guerraiolo” vuole darmi del russofilo, ma ci sono altri silenzi sprezzanti che mi irritano massimamente. Che stiano sereni …. E’ la più sciagurata delle sue scelte, altro che mutamento di passo: “un mutamento di rotta, inaspettato e repentino”. A luglio i colloqui internazionali iniziarono in un clima di calda cordialità. Gigino voleva arrivare a un piano per favorire e arrivare alla nascita di “una Grande Ucraina indipendente”. Fece una secca comunicazione e ingiunse a Mariano di interrompere ogni negoziato “contenente assicurazioni sul piano politico, in particolare sul futuro assetto dell’Ucraina”. La bozza di Giuseppi prevedeva il pieno riconoscimento della preminenza dell’Italia nel Mediterraneo. Nei mesi successivi pochi dubitarono e all’accordo si guardò con benevolenza. “Gigino da miope e tardigrado è incapace di vedere i cirri temporaleschi che si profilano sul cielo del Mediterraneo. E’ capace solo di sostenere che L’ottimismo deve prevalere sul realismo, con un atteggiamento di guardinga fiducia. Il partito della guerra e quello della pace si pareggiano”. L’espressione del viso fissa durante tutto il discorso con la voce rotta dall’emozione alla fine, Giuseppi in chiusura affermò: “Ha un profondo disprezzo per il popolo ed è convinto che i cittadini siano privi della capacità di pensare con la propria testa”. Gli venne un nodo alla gola e tossì per schiarirsi la voce che diventò brusca e tesa, si sforzò di tenerla sotto controllo. Sono consapevole di aver commesso degli errori e me ne assumo le responsabilità. All’inizio visibilmente nervoso, nelle sue parole c’era qualche incertezza, ma man mano che procedeva era sempre più sicuro. Parlò solo per due minuti e mezzo. Disse che nulla sarebbe cambiato e che il suo appoggio tutelava il governo. Propose di alzare i bicchieri per un brindisi: “al nuovo futuro dell’Italia che avanza!”

A un certo punto cessò di colpo il tono pacato e si lanciò in un attacco verbale violento. La campagna elettorale ebbe inizio. “Gigino si presenta sempre agghindato, ma non è l’uomo gentile che sembra, è arrogante e prepotente, ossessionato dai soldi e dal potere: io farò una vera alternativa”. Un finanziere in divisa scese dall’auto e si mise al suo fianco: “Facciamo strada”. Con la mano agitata e la testa bassa, nell’aspetto assomigliava a un monacello, un novizio dall’aria stupita. Giuseppi la testa all’insù come se annusasse l’aria lo guardava dall’alto in basso. Fu messo sull’avviso delle insinuazioni del presidente che parlava apertamente di macchinazioni pericolose ed era pronto a sacrificare i rapporti diplomatici. “Si lamenta dei negoziatori stranieri: lo considerano una figura intrigante ed enigmatica. lui dice che emana un fascino virile e popolare, ma si sente emarginato ed è tenuto in disparte. Cominciarono ad avanzare nei suoi confronti qualche dubbio. Incaricato di organizzare un appuntamento tra i due contendenti non manifestò particolare entusiasmo. Gigino euforico si mise a viaggiare di città in città.

“Nell’estremismo c’è la libertà dell’altro e mi piace incontrare giovani estremisti. E’ necessaria una presa di coscienza non più rinviabile e una sovversione nuova. C’è sempre più necessità di riposo e silenzio. Abbiamo bisogno di una guida forte, di un salvatore che porti stabilità, ordine e soprattutto un futuro insieme più luminoso. Sono un figlio del popolo, un uomo della strada, uno di voi”. Rispetto la terra perché ci da quanto necessario per una vita serena. I resistenti godono il vantaggio di un forte appoggio aereo, ma è insufficiente ad assicurare loro la vittoria. Il mestiere di soldato va conosciuto, per guidare gli uomini ed essere capaci di combattere. Gigino non lo sa, a stento ha udito una sola schioppettata quando per sbaglio partecipò a una battuta di caccia. Il proposito ambizioso verrà ridimensionato e le speranze frustrate trasformate in un incubo. Di me dicono: “E’ solo un coordinatore, un grande mediatore, un campione dell’azione cooperativa e da questi punti di vista sono ben pochi quelli che gli possono stare alla pari. Ha una veduta piuttosto formalistica, pur estremamente abile e dotato di forte personalità. Ma cos’è poi questo centro politico? Te lo dico senza offesa e con tanto affetto personale. Ti riconoscano pure un’autorità superiore e si inchinino davanti alla tua esperienza e presunta superiorità, ma diventerai un nano tra i nani della politica italiana e rimarrai da solo. L’eredità del conflitto coinvolge in parte l’opinione pubblica, ma la cultura e la politica se smarrite e difficile recuperarle”. La casa dell’ex Primo ministro che aveva paura di venir prelevato durante la notte e per questo non vi dormiva, fu saccheggiata, senza che le forze dell’ordine intervenissero. Mariano fu accusato di aver falsificato i documenti che aveva addosso. Si sollevò un’indignazione internazionale.


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