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Gian Antonio Stella & Sergio Rizzo "Se Muore il Sud" (I Fuochi-Feltrinelli)

Un raggelante viaggio all’inferno
di Emanuele G. - lunedì 19 ottobre 2015 - 2283 letture

Leggere il saggio “Se Muore il Sud” è un qualcosa che ti deprime oltre l’indicibile. Già Benedetto Croce aveva vergato di un Sud abitato da “diavoli”. Purtroppo si è andati oltre. Su una strada – temo – di non ritorno. Il saggio scritto a quattro mani da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo è un raggelante viaggio all’inferno. Dove l’inferno è il nostro Mezzogiorno. Un Mezzogiorno sempre più distante da tutto e da tutti. Un luogo non-luogo che rappresenta le omissioni, l’ipocrisia, l’ignavia, la malafede, la superficialità e la tracotanza di ognuno di noi. Si di ognuno di noi perché al Sud non ci sono vincitori e vinti, ma siamo tutti vinti come scriveva nell’Ottocento Giovanni Verga. Si di ognuno di noi perché al Sud non ci sono colpevoli e innocenti, ma siamo tutti colpevoli in quanto abbiamo abdicato al nostro ruolo di cittadini responsabili.

E’ inutile rappresentarvi le cifre, i dati, le realtà e i fatti espressi nel saggio. Sono un pugno allo stomaco che dovrebbe atterrirci. Invece, non succede nulla. E’ da decenni che sappiamo che il nostro Sud è un luogo disgraziato e maledetto. Tuttavia, nessun risorgimento vi è stato oppure è in atto. Siamo fermi. In attesa di non so che cosa. Di Gesù Cristo che ritorni sulla terra? Suvvia! Si registra, al contrario, la morte civile del Meridione. Un organismo inanimato e ridotto allo stato vegetativo a cause di omissioni, ipocrisia, ignavia, malafede, superficialità e tracotanza. Qui si tocca con mano cosa significhi “morte civile”. Nessuna tensione morale. Alcun senso civico. Apologia dell’arroganza. L’indifferenza colpevole elevata a sistema di vita. Siamo ridotti allo stremo. Ci siamo lasciati abbindolare. Gli unici ruoli che possiamo giocare sono quelli di consumatori – magari chiedendo aiuto agli strozzini – oppure di prestatori d’opera perché siamo sempre pronti a partire. Altro non facciamo. Non sappiamo dove andare. Non abbiamo la benché minima idea di una visione di avvenire. Siamo nel vuoto più totale.

Una società capace di governarsi è una società simile a un motore. Per andare avanti un motore ha bisogno che tutti i suoi pistoni funzionino a regime. Un pistone può essere la stampa. Oppure la magistratura. Od ancora la politica. Ma anche, e soprattutto, i cittadini. Tutti questi quattro pistoni non hanno funzionato in maniera corale per dare fondamento a principi come comunità, sviluppo, senso civico e lavoro. Ognuno di essi ha funzionato “pro domo sua” a costo di danneggiare gli altri. Che importa il bene collettivo. L’importante è che io stia bene. Gli altri sono solo uno spiacevole impedimento. Al limite se mi servono li utilizzo. Poi li butto nella pattumiera. Così si è ragionato nel Meridione da tanti troppi decenni a questa parte. Siamo – lo ripeto – allo stremo. Forse siamo già in coma “depassé” e non ce ne accorgiamo tanto siamo ignavi.

Alla fine del saggio ci sono alcuni esempi di un Sud che funziona. Un contentino. Fiori in un deserto che vuole essere deserto perché non si ribella mai. Aspetta. Ma quando passerà all’azione – mi riferisco al Meridione – altri avranno scelto per lui e rimarrà per l’ennesima volta gabbato. Passerà all’azione? Non credo…


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