Gaza tra cento anni

di Salvatore A. Bravo - giovedì 28 agosto 2025 - 729 letture

L’occidente non ha immaginazione etica, ha perso la capacità di pensarsi nel futuro. Se manca la progettualità e l’identità, non c’è prospettiva alcuna al di là dei vili e miseri interessi immediati. Il nichilismo è incuria dell’altro, per cui il dogma irriflesso dell’occidente continua la sua corsa verso il niente con le tragedie annesse, ma nulla sembra accadere.

Bisogna imparare ad essere osservatori del nostro tempo ordinario; Gaza brucia e i palestinesi sono costretti all’autodeportazione dopo la decimazione, per le strade assistiamo al susseguirsi frettoloso di giovani e meno giovani che si dedicano al gioco della seduzione narcisistica o al veloce turismo che assedia i nostri centri storici.

Al bar e in pizzeria è tutto un vago opinare. Si discute di viaggi e vacanze e si pianificano le successive. Gaza è la grande assente, non è oggetto di dialogo tra amici e parenti, è come se non esistesse, è come se ogni giorno si guardasse solo uno spettacolo che ripete quotidianamente un copione sempre eguale. Gaza sembra così distante da essere inesistente.

Per poter cogliere le evidenti contraddizioni sarebbe sufficiente svolgere un semplice e lampante raffronto, la Nato, anche senza il rispetto delle leggi internazionali, è intervenuta nei casi di sospetto o conclamato genocidio mediante i “bombardamenti etici”. Evidentemente i bombardamenti non erano etici, ma interessati e il popolo palestinese non è valutato eguale ad altri popoli meritevoli di difesa. La conclusione non può che condurre alla seguente constatazione: il diritto è solo un mezzo per celare gli interessi di pochi contro i popoli. Ora dinanzi al tragico che avanza l’immaginazione etica dovrebbe indurci a chiederci cosa penseranno della nostra democrazia gli storici, tra cento anni o anche molto meno. Il giudizio che daranno su di noi abitatori del tempo dell’assoluta indifferenza sarà terribile.

Probabilmente il loro giudizio sarà più duro della valutazione che oggi diamo sui popoli che vissero i totalitarismo del Novecento. Molti di loro non sapevano dei campi di concentramento e di sterminio, o quanto meno, sospettavano che vi fossero, ma non avevano certezza. Nel nostro caso, sappiamo e vediamo, ma ciò malgrado si continua a vivere con somma normalità.

Forse gli storici del futuro ci giudicheranno colpevoli e complici, perché si dirà sapevano, ma preferirono vivere solo per i proprio personale piacere, mentre si consumava una mostruosità senza precedenti.

Per capire il nostro tempo dovremmo con un gioco di decentramento temporale guardarci con lo sguardo degli uomini del futuro. Oggi noi giudichiamo severamente i popoli che sostennero i totalitarismi, ma anche noi non siamo esenti da colpe. Facciamo fatica a riconoscere il totalitarismo liberale che concede a taluni popoli il benessere e annichilisce altri. Questo siamo, solo la verità può emanciparci dall’inferno che abita il deserto del nostro stanco occidente.


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