Fuori dal mondo

di Alberto Giovanni Biuso - lunedì 20 aprile 2009 - 2361 letture

Comincio a pensare che il non possedere un televisore mi stia mettendo davvero fuori dal mondo. Mi arrivano, infatti, strane notizie di ministri delle finanze erreammosciati che propongono davanti a Vespa il 5 per 1000 per l’EMERGENZA terremoto e sembrano quindi ignorare che il 5 per 1000 viene versato DOPO ANNI ai suoi destinatari; notizie di vecchi maghi -Silvan- rimproverati in diretta perché pronunciano senza ossequio il nome del Supremo Bottegaio; notizie di ministri-sciacalli che scorrazzano tra le macerie del terremoto alla famelica ricerca di voti e di pubblicità; notizie di vignettisti -Vauro- ammoniti ed espulsi dalla RAI (Rete Adulatori Incalliti); notizie di inchieste giornalistiche -Report- che sono a rischio di sospensione anche perché dopo aver descritto che landa sia Catania (e quanto servi siano i suoi “intellettuali”) mostrano a tutti come facciano dei presidi scolastici condannati per latrocinio a continuare a dirigere le loro scuole e come nelle università domini il leggendario “familismo amorale” che mette in cattedra mogli, amanti, figli; notizie di telegiornalisti e quotidianisti i cui toni e contenuti fanno apparire, al confronto, le cronache ducesche dell’Istituto Luce delle espressioni quasi sobrie e democratiche; notizie di milioni di italiani che in tutto questo stanno a bocca aperta davanti a fattorie, grandi fratelli, xfactor; sigle inquietanti e oscure... No, il mondo vero non è questo, l’Italia non può essersi ridotta a una merda simile, a questo incubo.

www.biuso.eu


Rispondere all'articolo - Ci sono 1 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Moni Ovadia sull’ultimo stalinista d’Italia
27 aprile 2009, di : Alberto Giovanni Biuso

Moni Ovadia, Voci d’autore. Il piccolo padre di Arcore, "l’Unità", 18 aprile 2009

Jossip Vissarionovich Dzugasvili detto Stalin, come tutti i potenti, i dittatori e i tiranni ha pronunciato frasi memorabili. Una di queste suona così: "Un popolo felice non ha bisogno di umorismo". Se dobbiamo fare fede all’adagio di Karl Marx: "La storia si ripete in forma di farsa", non possiamo fare a meno di constatare che il grande filosofo di Treviri ci ha azzeccato. Il provvedimento censorio e illiberale nei confronti di Vauro Senesi, è insieme ridicolo e disgustoso. I piccoli stalinisti, ossequienti ai voleri e ai dispiaceri del "piccolo padre" di Arcore, anticipano i suoi desideri e hanno subito espulso dalla RAI il nemico del popolo. Stalin, quando il suo segretario Poskrebishev gli segnalava che qualche funzionario, delegato o membro di qualche soviet creava problemi, era solito rispondere: "Niet cielovieka niet problem", se non c’è l’uomo, non ci sono neanche i problemi e si comportava di conseguenza. La grande guida del popolo (della libertà) si esprime in modo analogo: "Se non c’è l’uomo, in tv, non ci sono problemi". Dice che Vauro ha offeso gli abruzzesi con le sue vignette, parla di vergogna e la sua corte [da ieri, 25 aprile, dilagata senza alcun residuo pudore anche nel campo di Agramante] di yes men gli fa eco. Parla lui che ha umiliato milioni di italiani con i suoi numeri da guitto di serie Z, con le sue battute volgari ed infelici. Accusa Santoro di informazione sbilanciata, lui, che è lo sbilanciamento fatto persona. Non conosce l’abc della satira il cui magistero è quello di far venire il mal di pancia e il far vedere i sorci verdi al potere non quello di ossequiarlo. Ma cosa può capire di satira un barzellettiere goffo senza talento che ha meno senso dell’umorismo di una beghina. Lo chiamano statista, c’è da scompisciarsi dalle risate, se fosse uno statista accetterebbe con fair play gli strali del grande Vauro. Già, ma per essere uno statista non basta fare le corna e dare pacche sulle spalle, ci vuole ben altro.