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Freedom in Amsterdam

"Capisco che c’è tanta tolleranza perché c’è tanto rispetto per gli altri. Le prostitute non si rivolgono mai ad un uomo accompagnato da una donna, in tram vedo puntualmente i più giovani alzarsi per lasciare il posto agli anziani...."
di Giuseppe Artino Innaria - mercoledì 2 settembre 2009 - 2739 letture

Appena atterrati a Schipol, un gruppo di adolescenti italiani alle mie spalle scherza, immaginando che ai piedi della scaletta di discesa dall’aereo li aspetti un pusher con una canna fumante pronta per loro.

Una volta in albergo, mi documento. Un avviso in camera proibisce severamente di fare uso di droghe sotto la minaccia di denuncia alle autorità di polizia. Un opuscolo per turisti spiega che in Olanda l’uso di sostanze stupefacenti è vietato: solo in alcuni caffè autorizzati è possibile acquistare e consumare sul posto droghe leggere.

Mentre passeggio tra i canali nel quartiere a luci rosse e nella zona intorno a piazza Dam, l’odorino inconfondibile di “fumo” aleggia, però, ripetutamente. Visito il Museo dedicato alla canapa e alla marijuana, dove non solo si ripercorre la storia della droga, ma si illustrano pure le virtù terapeutiche mediche del principio attivo della cannabis indica e si scoprono i molteplici usi civili dei materiali derivati dalla pianta, tra cui spiccano il tessuto di tela e la corda.

La gente beve birra a fiumi, la sera. Ci si mettono anche i tifosi inglesi, la loro nazionale affronta in amichevole gli olandesi all’Amsterdam Arena, l’ultramoderno stadio dell’Ajax. La polizia vigila attenta.

Le prostitute in vetrina, rigorosamente in abbigliamento intimo, ammiccano ai potenziali clienti, mentre famiglie con bambini in passeggino transitano imperturbabili. Davanti al Teatro Casa Rosso una fila di turisti, curiosi e voyeur attende di entrare per lo spettacolo di live sex. Travestiti, gay, eterosessuali sono tutti confusi in un melting – pot vivace e divertente in Zeedijk, la via degli appuntamenti amorosi, con tanti cuori appesi in alto a fare da richiamo e buon auspicio.

Effettivamente, si respira un’aria di grande libertà qui. Devo scoprirne il segreto.

Tutto è al limite. C’è chi ubriaco ogni tanto lancia un urlo belluino, ma nessuno trascende, anche le squillo non scadono mai nella volgarità, anzi sembrano quasi essere messe lì a mo’ di ornamento coreografico piuttosto che ad esercitare il mestiere.

I poliziotti sono sempre presenti, con le volanti, a piedi, in bicicletta, a cavallo. La loro presenza è rassicurante, ma non oppressiva, ti dà la sensazione che di loro non ci sia alcun bisogno e al tempo stesso ti ammonisce che c’è un limite da non superare. La prima sera ne incontro tre a passo di marcia spedito e con manganello in pugno, decisamente diretti verso il teatro di qualche disordine. Dei turisti italiani mi raccontano di alcuni tifosi inglesi sopra le righe prontamente prelevati dalle forze dell’ordine. Robe di poco conto. Di persona non assisto ad alcun episodio sgradevole.

Capisco che c’è tanta tolleranza perché c’è tanto rispetto per gli altri. Le prostitute non si rivolgono mai ad un uomo accompagnato da una donna, in tram vedo puntualmente i più giovani alzarsi per lasciare il posto agli anziani.

In treno passano un paio di volte dei ferrovieri, io preparo il biglietto per mostrarlo e loro invece mi lanciano battute amichevoli. Evidentemente si dà per scontato che nessuno faccia il furbo.

La verità è che alla base di una libertà così estesa c’è, comunque, l’adesione spontanea e condivisa alle regole basilari del vivere civile, un senso della legalità radicato e diffuso che crea una solida atmosfera di fiducia. Una lezione di civiltà per chi pensa che essere liberi significa solo farsi i propri porci comodi.


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