Francesco: "So dove trovare i soldi"

Ricostruire, la parola d’ordine. Ma per farlo, occorrono tanti soldi. Vuoi vedere che abbiamo trovato come... trovarli?
di Piero Buscemi - mercoledì 19 giugno 2019 - 1754 letture

La visita, attesa con trepidazione dalla popolazione, non ha deluso le aspettative. E come avrebbe potuto, se si considera che ogni qualvolta Francesco si muove incontro al suo popolo, l’adrenalina sale a livelli incontrollabili? Tra giornalisti, fedeli, semplici curiosi, gestire il controllo delle reazioni istintive, votate la misticismo più fanatico, il seguito a queste uscite pubbliche del pontefice, è già di per sé un evento.

La location, poi, della nuova apparizione pubblica rientra tra quelle che verranno archiviate nei futuri libri di storia da tramandare alle nuove generazioni. La terra martoriata dal terremoto, nel maceratese, nella patria della cultura accademica, quale si può definire Camerino, meritava l’agognata visita del papa, pronto ad elargire le giuste parole di speranza e di conforto ad una popolazione che attende che qualcuno, finalmente, metta in pratica i buoni propositi di ricostruzione e di rilancio degli antichi fasti di questi luoghi.

Le intenzioni, le belle parole di circostanza che, da qualche tempo, ci sentiamo trasmettere dai politici di turno. Gli slogan, sempre un po’ ripetitivi, ma dettati da un dedizione completa alla solidarietà e al sostegno a chi ha subito un danno materiale e spirituale, come un terremoto riesce a trasmettere a chi lo subisce. E poi, quei sogni ad occhi aperti che, chissà perché, da uno stato di distruzione e sconforto, debba essere sempre sostituito da uno ricco di miglioramenti e di frasi altisonanti, quali "più bella e più...", il resto mettetecelo voi.

Quindi, andare ad ascoltare un uomo così prodigo di entusiasmo e sempre pronto a tendere una mano a chi ha bisogno, non poteva non attirare migliaia di persone che, almeno alla preghiera, provano a consegnare un futuro più roseo, dopo mesi, anni di rassegnazione e quel sempre sano ricordo dell’arte dell’arrangiarsi.

Come è noto, però, a parte i buoni propositi e tutte le buone intenzioni, mettere in pratica la macchinosa "macchina" della ricostruzione, non è sicuramente cosa semplice. I soldi necessari per realizzare il sogno dei cittadini di potere rientrare nelle proprie case, rivivere i ricordi con l’intento di percorrere un filo di continuità tra il passato, violentato dal sisma, e i progetti del futuro, temporaneamente accantonati, non è facile neanche immaginare come quantificarli.

Milioni di euro. Uno. Cento. Centomila? A volte, è più facile giungere alla conclusione che Pirandello ci suggerì a suo tempo. Nessuno. E’ più facile che coltivare vane speranze che, al momento del loro crollo, si trasformano in magre delusioni che, spesso, sfociano in depressioni e opportune rassegnazioni che, in queste circostanze, aiutano a pensare al giorno successivo. Un modo per superare le difficoltà, illudendosi di vivere una vita normale.

Dove trovare, quindi, i finanziamenti della speranza? Le ipotesi, in questi anni, sono state le più variegate e, a volte, degne delle più illustri menti economiche del mondo. Non sufficienti, però, per mettere in pratica i progetti e le chimere architettoniche del rilancio. E’ per questo che, in occasione della visita del papa, oltre alle agognate parole di conforto, molti hanno pensato che un uomo venuto dal Sud America potesse suggerire la parolina magica per trasformare i discorsi in muratori al lavoro.

Così è stato. La soluzione era lì, davanti agli occhi di tutti. Così evidente che, come capita in questi casi, ci passa davanti senza che ce ne accorgiamo. Bastava che la saggezza spirituale di un papa rendesse lo scontato in qualcosa di tangibile, che tutti i presenti, anche quelli a casa davanti alle televisioni. I politici, gli imprenditori, tutti gli uomini dotati di un minimo di buon senso, tutti in assoluto, rispondessero all’appello pontificio con un sorriso ed uno sguardo ottimista al futuro.

Ed eccola la soluzione. Duemila miliardi di euro, come valore immobiliare posseduto dalla Chiesa. DUE-MI-LA-MI-LIAR-DI di euro. Diventa pure difficile scriverlo. Magari è pure una valutazione al ribasso, ma comunque già questa cifra è sufficiente per progettare la ricostruzione e il risanamento di molte opere lasciate in letargo da troppo tempo. Francesco lo ha sbandierato ai presenti, ma il messaggio è rimbalzato in tutti gli angoli del mondo. L’impegno è quello di pagare l’IMU, almeno per l’anno 2019, per tutto il patrimonio immobiliare del Vaticano.

Certo, un sacrificio lo dovremmo fare anche noi. Ci dovremmo accontentare di un’aliquota percentuale pari a quella della prima casa. Diciamo agevolata. Ma, si sa, ogni angolo del mondo è la casa di Dio. Quindi, non si potevano considerare seconde case. Non si poteva pretendere di più. Facendo i calcoli... e si, facendo i calcoli. Come se fosse facile. Dunque, applicando un’aliquota del 4 per mille, come concordato dal pontefice con l’agenzia delle entrate... 2.000.000.000.000 di euro... 7 e riporto 1, come diceva Totò...

Vabbé, noi andiamo a procurarci un pallottoliere. Ci vediamo più tardi...


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