Fragili

Sulla progressiva infantilizzazione del corpo sociale

di Alberto Giovanni Biuso - domenica 20 settembre 2026 - 689 letture

Qualche giorno fa i dipendenti dell’Università di Catania hanno ricevuto la seguente comunicazione, proveniente dall’Area Risorse Umane:

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Gentili Professori,

Dallo scorso mese di luglio è attivo il Servizio di ascolto psicologico e counselling, rivolto a tutto il personale dell’Ateneo e curato dalla dott.ssa ***, psicologa del lavoro e psicoterapeuta.

https://www.unict.it/it/ateneo/parla-con-l%E2%80%99ateneo-servizio-di-ascolto-psicologico

Il servizio è stato pensato come uno spazio neutro, riservato e professionale, nel quale i lavoratori possono ricevere supporto psicologico e counselling per affrontare situazioni di stress, ansia, conflittualità o altre forme di disagio connesse al contesto lavorativo.

Al fine di garantire la massima riservatezza a quanti desiderino usufruirne, lo sportello è ubicato presso ***.

Gli incontri possono essere richiesti esclusivamente tramite l’indirizzo e-mail dedicato: ***

Gli orari di ricevimento, sempre previo appuntamento concordato attraverso la mail dedicata, sono stati individuati anche con l’obiettivo di agevolare il personale nella fruizione del servizio, prevedendo fasce orarie compatibili con il normale svolgimento dell’attività lavorativa:

Lunedì: dalle 14.30 alle 17.30 Mercoledì: dalle 14.30 alle 17.30 Giovedì: dalle 9.30 alle 12.30

Si ricorda, infine, che per ciascuna problematica lavorativa segnalata è possibile effettuare fino a un massimo di 5 incontri.

Un cordiale saluto.

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E così la palma sale, per utilizzare una celebre metafora di Leonardo Sciascia.

Sale dai bambini, protetti sino a togliere loro ogni apprendimento dell’autonomia, apprendimento che è fondamentale nei primi anni di esistenza.

Sale dagli adolescenti, coccolati sino a impedire loro di ribellarsi ai genitori, come è necessario per plasmare un proprio stile e pensiero di vita.

Sale dai giovani, ai quali viene tolta ogni difficoltà e ogni possibilità di iniziazione (studio severo, esami, bocciature se è il caso) da parte della famiglia, della scuola, delle istituzioni; tanto da indurli a forme di iniziazione attuate in ambito privato e di clan generazionale, forme spesso assai pericolose e autodistruttive (come ‘correre a fari spenti nella notte’, per citare Mogol / Battisti).

Sale dagli studenti universitari, ai quali viene sempre più offerto non un percorso didattico e scientifico coerente ma lo spezzatino di materie ridotte a poche pagine per volta e dunque prive di un significato epistemologico e formativo unitario (prove in itinere le definiscono). Agli studenti di Unict (ma è molto probabile anche di altri Atenei) si offre un Kit di sopravvivenza per la sessione di esami (lo hanno davvero chiamato così), come se un esame costituisse un pericolo di vita. Li trattano come infanti ai quali bisogna evitare ogni difficoltà, ogni pur piccolissimo ‘trauma’. Li lasciano bambini come sono arrivati. E infatti non pochi studenti universitari sono sempre più incapaci di reggere le difficoltà che ogni percorso di vita autentico e fecondo comporta, pronti a piangere come bimbi e ad accusare i pochi adulti che non li lusingano e ingannano, che non li «comprendono», come se fossero dei dodicenni e non dei ventenni.

E la palma è salita dunque sino ai professori, ai funzionari, al personale tecnico e amministrativo, ai quali la IUM, la solerte Istituzione Universitaria Mammina offre consulenza gratuita per le difficoltà relazionali, avvertendo però che non si potrà essere ‘ascoltati e seguiti’ per più di cinque volte. Si tratta di un’ulteriore manifestazione delle pratiche paternalistiche che caratterizzano l’esercizio dell’autorità nel XXI secolo.

Il sito indicato nella lettera intende dunque proporre anche ai professori universitari - i quali non sono certo immuni da difficoltà nell’ambiente di lavoro ma che dovrebbero essere abbastanza vaccinati da affrontarle con serena determinazione - «un canale protetto di ascolto e supporto psicologico». E tale «servizio si inserisce tra le azioni promosse dall’Università, in coerenza con il piano delle azioni positive proposto dal CUG e confluito nel PIAO, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un ambiente professionale sempre più inclusivo, partecipativo e sostenibile».

Ecco svelate due delle fonti di questa lettera: gli oscuri acronimi della più pura burocrazia ministeriale (CUG, Comitato Unico di Garanzia / PIAO, Piano Integrato di Attività e Organizzazione) e alcuni famosi luoghi comuni dell’Unione Europea, quali ‘inclusivo’ e ‘sostenibile’.

Dobbiamo diventare tutti inclusivi, includenti e inconcludenti; sostenibili, sostenuti e sottratti alla nostra adultità. Le istituzioni che tanto si prendono cura della nostra fragilità amano lasciarci nella condizione infantile in cui siamo nati.

Un infante piange, si lamenta e arriva sino a protestare battendo i piedi e urlando, ma non ha altra possibilità che obbedire a chi lo guida, senza mai ribellarsi davvero, senza che abbia neppure l’idea che ciò che gli impone l’adulto possa e debba essere rifiutato. Certo, tutto questo (per ora) è volontario, rivolto soltanto a chi desidera un aiuto ma la dimensione simbolica di tale paternalismo è dirompente.

Ha ragione Nietzsche (e altri con lui): al cuore di ogni bontà abita la ferocia, al cuore di ogni valore sta il dominio. O, per parafrasare Lenin, ‘il fragilismo, malattia infantile del pedagogismo’.

www.biuso.eu


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