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Fra l’Appennino e Trump

Al centro del mondo / di Alessio Torino. - Milano : Mondadori, 2020. - 264 p. - 978-88-04-72466-7
di Alessandra Calanchi - giovedì 29 ottobre 2020 - 427 letture

Quando ci si trova davanti a un romanzo come quest’ultimo di Alessio Torino (Al centro del mondo, 2020), le tentazioni sono due e sono opposte: divorarlo, oppure centellinarlo. Io ho scelto la seconda. Già autore di Undici decimi (2010), Tetano (2011), Urbino, Nebraska (2013) e Tina (2016), questo scrittore approdato a Mondadori da Minimum Fax – non più esordiente, e giovane ma non più giovanissimo – ha ancora molte frecce al suo arco e nonostante sia riconoscibile per stile e contenuti, riesce a sorprendere e incantare dalla prima all’ultima pagina. Sarà vero che insegna latino all’Università, ma dentro il suo romanzo c’è tanta letteratura americana da far girare la testa – da Billy Budd (citato esplicitamente) a Faulkner (la cui Yoknapatawpha County occhieggia discreta dietro il suo magico Appennino marchigiano) – e anche tanto cinema (basti pensare a certo Pupi Avati, ma non solo).

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Copertina del libro di Alessio Torino, Al centro del mondo

Non si racconta mai il plot in una recensione. Mi limiterò pertanto a sviare le legittime congetture dicendo che è un plot fatto di miele afrodisiaco e delle stesse frittelle di riso che faceva mia nonna (in Emilia, però: non siamo poi così distanti), di un pozzo magico che funziona come un barometro, di una quercia posseduta da un Demonio e dei mitici metallari di Cagli est. L’inglese irrompe a tratti in un mondo che è, o potrebbe essere, fiabesco – Business is business, Made in China – e tra le oche che riconoscono i rumori familiari si muovono personaggi la cui vita non cambierà (o forse sì?) con l’elezione di Trump a novembre (quella del 2016 ovviamente).

È un mondo vertiginosamente in bilico fra l’arcaico e il post-umano, quello di Alessio Torino: un mondo di Madonne, preghiere, funghi rotondi e cetriolini del Conad, un mondo dove il vento porta le voci giù dal camino e la gente non va dai carabinieri perché “Non siamo mica in Texas”. Uno spazio piccolo e forse angusto quello che calcano i personaggi, ma che, appunto, sta al centro del mondo – “Si vengono a sapere più cose sotto un condotto tra Cagli e Candiano […] che alla Casa Bianca”. Mentre la Terra – e ne siamo ben consapevoli – has enough of humans.


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