Fonte Amara. La versione di Francesco Paolo

Sentito il pigolio dei passeri Francesco Paolo fece squillare il cellulare e ordinò una zuppa di vongole veraci in crosta con zafferano e pistacchi.

di Deborah A. Simoncini - martedì 4 maggio 2021 - 653 letture

È una vicenda amara. Il mio nome compare in un elenco di iscritti di cui non so nulla, tantomeno di farne parte: la “Loggia Ungheria.” Che sarà mai, dicono! Io sono un Padre Generale e con quelle attività non ho mai avuto nulla a che fare, svolgo compiti di tipo informativo da sempre richiestimi.

Per quanto mi riguarda ho sempre agito in accordo totale con scienza e coscienza, seguendo le direttive ministeriali datemi. Ho sempre messo al servizio dello stato tutto il mio personale patrimonio di esperienze e conoscenze, soprattutto quando mi sono dovuto occupare di argomenti rilevanti. Ho saputo e dovuto mantenere, sviluppare, rapporti paralleli e segreti, alleandomi con competenza. Me lo dovete riconoscere! Mi avete affidato la trattazione di materie delicate e di allestire operativamente un meccanismo di ricatti, da quando gli attacchi si sono intensificati.

Chi li istiga? Chi ispira la campagna denigratoria? La decisione di avvicinare Gillo è scaturita dalla necessità di capire la ragione di alcuni attacchi, a mezzo stampa, rivolti ai vertici del governo. Sotto la mia diretta responsabilità ho dovuto prendere contatto con chiunque potesse essermi utile. Ho deciso di incontrare personalmente Gillo, per conoscere i motivi dell’aggressione e ridurne la portata. Fargli comprendere che il suo è un comportamento ingiusto, malvagio e deleterio per la persona di Mariano e per lo Stato.

Non ho mai avviato pratiche di iniziazione. Gillo mi ha considerato affiliato “bocca a orecchio”, almeno lui si è convinto di questo e io non l’ho dissuaso. Posso dire che non gli ho mai dato un euro, né ho ricevuto tessere di affiliazione. Ci siamo visti cinque o sei volte. Qualche volta all’Hotel Excelsior, l’albergo del libero scambio, e qualche volta al ristorante “La Posata.” Mi ha mostrato lettere minatorie a Mariano indirizzate e da lui intercettate, gli ho consigliato di consegnarle alla questura. In questi incontri Gillo non mi ha chiesto mai nulla attinente alle mie funzioni e nulla gli ho chiesto sulle sue amicizie influentissime. Insisto sulla correttezza del mio operato.

Tutto quello che ho appreso su Mariano – in particolare i suoi legami con i più alti livelli del potere – l’ho tenuto nascosto, di mia iniziativa e non su specifica richiesta, ma l’ho comunicato a chi di dovere. La sua è una storia profondamente radicata in famiglia. Matteo da sessista, ritiene le donne inferiori, meno adatte al mondo del lavoro e ai ruoli politici, più a quelli domestici. Perché non stanno a casa, a prendersi cura di sé, come natura comanda? Il documento era incompleto, la firma chiaramente artefatta e c’era un video hard che risaliva a tanto tempo fa. Diverse ragazze ballavano seminude o nude. Alcuni uomini le osservavano, se le mangiavano con gli occhi avidi. “Se non lo vedo, non ci credo” sentì dire a Mariano alle sue spalle. Me ne uscii dicendo: “Mia madre faceva la puttana sai? E io sono cresciuto circondato da magnaccia come te e puttane come lei.” Mi richiese ulteriori precisazioni e relative atti documentali. L’atto fu ritenuto “molto inquietante.” Nessuna misura punitiva fu intrapresa.

Mi hanno inferto ferite sanguinose e umilianti, ma esercito il potere nell’ombra e non posso essere smascherato. La mia figura non può essere sfiorata dal pubblico scandalo. Gillo è una sorta di gran cerimoniere, ma con i suoi discorsi, senza alcun interesse particolare, annoia; sostanzialmente è un cretino che dice banalità tremende, ma sa persuadere. Chi va da lui, lo trova disposto a tutto. La sua frase tipica è: “lascia fare a me.” Nell’intrallazzo ci sta benissimo e fa soldi a palate. Per lui il ricatto rientra in un progetto articolato di destabilizzazione politica. Più che un uomo di potere è un uomo d’affari, senza un interesse particolare a rompere il sistema in cui sta tanto bene. “Io vivo delle parole che sono giuste.”

I fatti non cambiano, ma cambia la percezione. Muta la prospettiva da cui guardiamo l’accaduto, emergono particolari e connessioni trascurate. Gillo mi ha procurato parte del materiale necessario. Interpellato in forma riservata mi ha fornito notizie e indicazioni che in mio possesso sono state utili nella fase iniziale dell’indagine. Fluido nel parlare, lo sguardo accattivante, benevolo, rassicurante. A incontrarlo si rimane convinti di aver trovato la persona giusta a cui rivolgersi. Sa fregare la gente, per accattivarsela. Capace di rivolgersi con sfrontatezza ai potenti, senza subire conseguenza alcuna. Un numero corposo di documenti sono privi di controllo e catalogazione. Gestisco e tengo a libro paga centinaia di informatori sparsi in gran parte del territorio. Il mio ruolo, al vertice di una struttura piramidale, rimane ancora oscuro. Filtro i risultati di ogni indagine e faccio giungere alla magistratura solo ciò che vuole. Ti avverto che ti stai infilando in un gran casino. Io non leggo libri come fai tu, ma fino a qui ci arrivo.

Francesco Paolo sospirò e dopo un istante di esitazione senza distogliere lo sguardo mosse leggermente la testa. Non preoccuparti puoi dire quello che vuoi. Ma dimmi tutto e bene. A cosa amara tenitilla cara. Le carte nel cassetto alimentano la cultura del sospetto. In nome della giustizia violo sistematicamente la legge che dico di rappresentare. Per costringere a collaborare alla soluzione dei problemi ne minaccio i familiari. Un predatore domina vittime e carnefici, non crede nelle passioni per lui l’amore è “una parola di cinque lettere”. Per lui non ho stima e simpatia alcuna. È una figura poco conosciuta, certamente un importante e influente dirigente, scrupoloso e rigoroso.

Una coraggiosa ed efficace giornalista televisiva lo attaccò aspramente con una serie di servizi e ne mise sotto accusa l’operato, indicato come assai discutibile; si crearono le condizioni politico-mediatiche per eliminarlo. Francesco Paolo all’esame attento della documentazione disponibile, mostrò tutti i suoi sospetti. Mantenuta intatta la propria autonomia e capacità operativa, ebbe anche il merito di esercitare una vigilanza attenta contro scorrerie e imbrogli di finanzieri d’assalto e speculatori. Chiese di rimanere nascosto, quantomeno defilato. Non aveva tutti i torti. Sentito il pigolio dei passeri Francesco Paolo fece squillare il cellulare e ordinò una zuppa di vongole veraci in crosta con zafferano e pistacchi.



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