Festa della Repubblica (?)
La nostra non è una repubblica ma una monarchia plutocratica, in cui una corte di privilegiati che possiedono l’informazione, i mezzi di produzione e la politica governano
Il 2 giugno è festa della Repubblica. In tanti non festeggeranno. Il potere glorificherà se stesso con la solita stanca liturgia di “vuote parole e infiniti raggiri”. Non si dovrebbe festeggiare, in quanto la repubblica non è del popolo ma di un manipolo di oligarchi che con il suo servidorame domina su un popolo ridotto a plebe precarizzata. La realtà quotidiana è una barriera di privatizzazioni e aziendalizzazione in cui il pubblico si dilegua e i servizi sono solo per benestanti. Il popolo può attendere tempi biblici per servizi essenziali tanto la vita di alcuni vale molto di più delle vite di altri.
Il valore della vita nella repubblica cannibalizzata e sfregiata si misura in base al censo. Il popolo è trattato con sommo disprezzo al punto che i padroni credono che noi crediamo alle loro parole. Si festeggia la Repubblica che non c’è, ovvero uno spettro che serve solo alla propaganda per vendere il prodotto “repubblica” (r minuscolo volutamente) per illudere i sussunti di essere parte di una comunità nazionale il cui progetto è la Costituzione.
La nostra non è una repubblica ma una monarchia plutocratica, in cui una corte di privilegiati che possiedono l’informazione, i mezzi di produzione e la politica governano su un popolo impoverito nello spirito e materialmente. Siamo abitatori di un sistema di potere non più stato-nazione. Non c’è la dimensione del futuro, hanno divorato anche il tempo. Si vive come se ci fosse l’Apocalisse, si strappano i giorni come se non ci fosse un domani.
L’antiumanesimo governa e al suo posto impera il calcolo. Si insegna a vendersi e a comprare. I nostri giovani vivono uno stato di abbandono regressivo, in nome del liberismo sono consegnati al mercato che li manipola e li priva della coscienza politica, nazionale e comunitaria. I loro modelli sono le veline che insegnano l’individualismo della seduzione.
La repubblica ha la sua drammatica emotività. La grammatica a cui si obbedisce è l’avere, un popolo senza mani ma con gli artigli, vorrebbero eclissare la dimensione del dono e dello scambio disinteressato con la sola categoria del possesso. I nostri giovani, e non solo, sono nuda vita consegnata ai mercati e devono solo adattarsi senza la mediazione della coscienza etica. Sono spesso violenti nel cuore e nella carne, perché nulla è insegnato loro. Si chiede ad essi il ruolo di consumatori e di imprenditori barracuda di se stessi. Non è repubblica, ma è mercato in cui si annega e muore nel silenzio e nell’indifferenza.
A scuola come nei social impregnati della cattiva politica del mercato imparano a dimenticare di essere persone e italiani, sono solo barracuda che devono imparare ad addentare le occasioni che un mercato in perenne tempesta offre. Non importa se il boccone è mortifero, l’importante è il risultato. Il mercato disabilita ad essere umani.
La Repubblica (r maiuscola) avrebbe dovuto insegnare l’umanizzazione comunitaria delle relazioni nel rispetto delle individualità. La pace parola della condivisione e dell’ascolto è stata sostituita dagli slogan e dal semplicismo senza profondità. Si addestra alla guerra, perché il mercato è lotta e competizione. Tutto è diventato mercato, non ci sono spazi da cui osservare liberamente gli effetti. In questo grigiore plutocratico c’è l’agonia della Repubblica. Oggi ne constatiamo il fallimento quotidiano soffuso dalle parole che oscurano volutamente le cause reali del degrado umano e civile. L’OSCURANTISMO TOTALITARIO è fra noi. Riprendiamoci la Repubblica e la Costituzione, ricominciamo a spargere semi di verità e a coltivare la nostra e le altrui menti per poter uscire dalla spelonca del mercato e umanizzarci nel reciproco riconoscimento. Disertiamo la liturgia della festa, per riprenderci la Repubblica ogni giorno e difendere con essa i diritti sociali e la dignità di ogni lavoratore.
Nel giorno della retorica e delle passerelle rileggiamo la Costituzione e osserviamo il potere con lo sguardo critico degli articoli della Costituzione per comprendere che essi non la difendono, ma vorrebbero mutarla per abbattere l’ultimo limite formale al contenimento della cannibalizzazione assoluta del mercato di ogni realtà umana e istituzionale. Loro sono veri monarchici, perché ragionano secondo logiche proprietarie e feudali, sta al popolo e a quel che ne resta riaffermare la Repubblica. Imparare a riprenderci le nostre tradizioni, i nostri dialetti e la nostra lingua italiana è passo fondamentale per riprendere il cammino repubblicano accanto ai popoli offesi e umiliati. Le patrie senza nazionalismi e guerre sono comunità di vita e di deposito culturale di cultura e di umanesimo.
Siamo nell’anno zero della civiltà o quasi, solo partendo dalla realtà è possibile l’esodo delle coscienze dalla retorica che vorrebbe velare il “crudo vero che viviamo ogni giorno”. Repubblica da “res publica – res populi” cosa pubblica, ovvero vita comunitaria e socialista che accoglie la vita per farle fiorire nella sua unicità. Da questo dato dovremmo partire per capire il nostro tempo e riprendere “la lunga marcia” che conduce alla Repubblica.
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