Festa dell’inclusione

In questo momento storico avremmo bisogno di uomini e donne che si fanno tessitori di pace mediante il rifiuto delle armi.

di Salvatore A. Bravo - lunedì 9 marzo 2026 - 413 letture

La Presidente del Messico Claudia Sheinbaum nel giorno della Festa della donna ha elogiato le donne militari. Ancora una volta l’inclusione è la possibilità eguale dei due generi di essere omologati nell’accesso alle carriere militari in funzione dell’attacco e della difesa. La Presidente del Messico ha condannato la politica di Trump e si batte per sostenere i servizi sociali, ma è in linea con l’orientamento liberale di sinistra, poiché afferma l’inclusione nella forma di un sistema sociale, in cui ciò che conta è la partecipazione al regno della forza:

"Noi donne messicane siamo state e siamo tessitrici della patria, tessitrici di una nazione libera e sovrana", ed ancora "Per molto tempo — alle bambine è stato detto cosa non potevano essere. Oggi gli diciamo tutte le mete che possono raggiungere".

In questo momento storico avremmo bisogno di uomini e donne che si fanno tessitori di pace mediante il rifiuto delle armi. Dove sono presenti eserciti per la patria sono pronte le armi e le armate per attaccare e uccidere. Nessun esercito è innocente, in quanto le forze armate sono parte del dispositivo di guerra e di sorveglianza. Non esistono armi per difendere il “bene”, uccidono e sono parte di enormi investimenti sottratti al sociale. Bisognerebbe tessere una internazionale per la pace per ridurre al minimo la presenza degli eserciti e limitare massimamente gli investimenti militari, so bene che sembra un’utopia, ma la via per la pace e per l’uguaglianza è nel percorso che conduce al disarmo. La cultura della pace, e questo è il punto essenziale, presuppone la logica del superamento della “cultura della guerra come naturale e necessaria”, pertanto l’inclusione in tale orientamento culturale non è da valutare come progresso politico e dei diritti, ma è parte di una visione bellicosa della realtà sociale in cui è la forza ad essere la vera protagonista.

L’inclusione è oggi la parola magica con cui si fa accettare all’opinione pubblica la massificazione dogmatica secondo le linee sociali ed economiche liberiste di destra o di sinistra. Nel discorso della Presidente del Messico le donne militari sono esaltate come modelli ed esempi alle nuove generazioni. I modelli da imitare non sono dunque uomini e donne dediti al sociale, alla cultura e al superamento della logica delle armi, ma uomini e donne che donano se stessi alle forze armate patrie.

La povertà non è un accidente o una casualità storica, ha tra le sue cause strutturali anche l’inclusione militare. Le forze armate gradualmente stanno entrando nelle istituzioni e stanno operando per normalizzare la logica della forza per risolvere i conflitti.

Ovunque la “parola” è sostituita dalla “pace armata” pronta a ribaltarsi in guerra. Sta a noi ricordare che la vera inclusione è la parola partecipata di “tutti” che si fa dialogo politico per mediare e risolvere i conflitti, solo in tal maniera avremo il cambiamento reale del paradigma culturale in cui siamo situati e nel quale è la violenza a governare la realtà sociale e nel quale i più fragili cadono e non hanno voce. Fin quando regnerà il paradigma della forza militare nessuno stato sarà sovrano, in quanto la forza militare comporta gerarchia e difesa di interessi particolari e disprezzo verso i deboli. Pur comprendendo le ragioni della Presidente in uno stato tormentato da narcos e delinquenza, i modelli sociali a cui ispirarsi per ridurre la violenza dovrebbero guardare verso altri orizzonti.


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