Festa dell’inclusione
In questo momento storico avremmo bisogno di uomini e donne che si fanno tessitori di pace mediante il rifiuto delle armi.
La Presidente del Messico Claudia Sheinbaum nel giorno della Festa della donna ha elogiato le donne militari. Ancora una volta l’inclusione è la possibilità eguale dei due generi di essere omologati nell’accesso alle carriere militari in funzione dell’attacco e della difesa. La Presidente del Messico ha condannato la politica di Trump e si batte per sostenere i servizi sociali, ma è in linea con l’orientamento liberale di sinistra, poiché afferma l’inclusione nella forma di un sistema sociale, in cui ciò che conta è la partecipazione al regno della forza:
"Noi donne messicane siamo state e siamo tessitrici della patria, tessitrici di una nazione libera e sovrana", ed ancora "Per molto tempo — alle bambine è stato detto cosa non potevano essere. Oggi gli diciamo tutte le mete che possono raggiungere".
In questo momento storico avremmo bisogno di uomini e donne che si fanno tessitori di pace mediante il rifiuto delle armi. Dove sono presenti eserciti per la patria sono pronte le armi e le armate per attaccare e uccidere. Nessun esercito è innocente, in quanto le forze armate sono parte del dispositivo di guerra e di sorveglianza. Non esistono armi per difendere il “bene”, uccidono e sono parte di enormi investimenti sottratti al sociale. Bisognerebbe tessere una internazionale per la pace per ridurre al minimo la presenza degli eserciti e limitare massimamente gli investimenti militari, so bene che sembra un’utopia, ma la via per la pace e per l’uguaglianza è nel percorso che conduce al disarmo. La cultura della pace, e questo è il punto essenziale, presuppone la logica del superamento della “cultura della guerra come naturale e necessaria”, pertanto l’inclusione in tale orientamento culturale non è da valutare come progresso politico e dei diritti, ma è parte di una visione bellicosa della realtà sociale in cui è la forza ad essere la vera protagonista.
L’inclusione è oggi la parola magica con cui si fa accettare all’opinione pubblica la massificazione dogmatica secondo le linee sociali ed economiche liberiste di destra o di sinistra. Nel discorso della Presidente del Messico le donne militari sono esaltate come modelli ed esempi alle nuove generazioni. I modelli da imitare non sono dunque uomini e donne dediti al sociale, alla cultura e al superamento della logica delle armi, ma uomini e donne che donano se stessi alle forze armate patrie.
La povertà non è un accidente o una casualità storica, ha tra le sue cause strutturali anche l’inclusione militare. Le forze armate gradualmente stanno entrando nelle istituzioni e stanno operando per normalizzare la logica della forza per risolvere i conflitti.
Ovunque la “parola” è sostituita dalla “pace armata” pronta a ribaltarsi in guerra. Sta a noi ricordare che la vera inclusione è la parola partecipata di “tutti” che si fa dialogo politico per mediare e risolvere i conflitti, solo in tal maniera avremo il cambiamento reale del paradigma culturale in cui siamo situati e nel quale è la violenza a governare la realtà sociale e nel quale i più fragili cadono e non hanno voce. Fin quando regnerà il paradigma della forza militare nessuno stato sarà sovrano, in quanto la forza militare comporta gerarchia e difesa di interessi particolari e disprezzo verso i deboli. Pur comprendendo le ragioni della Presidente in uno stato tormentato da narcos e delinquenza, i modelli sociali a cui ispirarsi per ridurre la violenza dovrebbero guardare verso altri orizzonti.
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