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Ferragosto a Fontanarossa

L’Etna si è proprio scatenata e non accenna a calmarsi. Di positivo ha messo a nudo la vulnerabilità di un sistema aereo da rivedere al più presto.

di Piero Buscemi - lunedì 17 agosto 2026 - 890 letture

Mettiamoci subito nei panni di un passeggero che, nell’ultima settimana, sia stato coinvolto dai disagi che l’eruzione dell’Etna ha distribuito equamente sia per le destinazioni da raggiungere che per le provenienze che hanno interessato lo scalo aereo di Fontanarossa.

Se abbiamo il coraggio di farlo, e ci riferiamo anche a coloro che gestiscono il traffico aereo, sommati ai titolari delle varie compagnie aeree, ci renderemmo conto che a nessun passeggero interesserà mai conoscere chi ha, nella pratica, la responsabilità del disservizio, quando una calamità imprevista viene a sconvolgere le attività quotidiane di un aeroporto.

Ci siamo messi proprio nei panni di queste migliaia di passeggeri che, recandosi nella scalo catanese, hanno dovuto fare i conti con notizie sommarie, cambiamenti di programma e, a volte, anche a dichiarazioni che sfioravano le leggende metropolitane.

Così ci siamo recati a Fontanarossa il giorno più caratteristico e confusionario dell’anno, insieme forse al 24 dicembre. Ci riferiamo a Ferragosto, quando mentre milioni di italiani e turisti si riversano nei lidi della penisola o in qualche località montana, quelli costretti a partire prendono immediatamente coscienza che lo spirito della festa è l’ultima cosa da pensare.

Se poi, il viaggio di ritorno (o di arrivo, ovviamente) si trasforma in quella inflazionata Odissea, tanto tornata di moda negli ultimi tempi, allora qualsiasi immaginazione risulta insufficiente a comprendere lo stato d’animo di chi sarà costretto a verificare gli orari sui pannelli luminosi, nella vana speranza che il proprio volo rientri tra quelli non cancellati.

In queste anomale circostanze, emergono le problematiche e le domande che, in condizioni di normalità, non sfiorano neanche lontanamente i passeggeri. Quello che abbiamo riscontrato, dopo qualche ora trascorsa in mezzo ai viaggiatori in attesa di notizie confortanti, è che qualsiasi informazione è stata delegata al personale di terra al servizio assistenza che, senza elementi tangibili, ha provato a dare risposte che potessero calmare gli animi, ormai duramente messi alla prova.

Le testimonianze raccolte sono degne del miglior paese del terzo mondo, al quale a volte ingiustamente, ci rivolgiamo per fare un confronto sul nostro ipotetico livello di evoluzione. Autobus che avrebbero dovuto risolvere il problema dei transfer (usiamo una terminologia per stare al passo del linguaggio burocratese o politichese, se preferite), e che diventavano inutilizzabili per molti ai quali veniva vietato l’accesso per aver raggiunto la copertura totale dei posti a sedere.

Privati dotati di van a svariati posti che sono arrivati a chiedere 1.600,00 euro per trasportare coloro che si erano visti trasferiti i voli presso gli scali di Palermo e Comiso. A dirla tutta, dubitando che queste cifre potessero essere "fiscalmente" e "legalmente" giustificabili, ci siamo chiesti, forse ingenuamente, il perché le forze dell’ordine incontrate presso lo scalo non siano intervenute a "legalizzare" la situazione.

Potremmo aggiungere che molte compagnie, dopo ore di attesa dei propri clienti, a poco più di un’ora dalla agognata partenza, hanno inviato una email o un messaggio per comunicare che l’atteso volo era stato definitivamente cancellato e rinviato al giorno seguente.

Mettendoci nuovamente nei panni di questi passeggeri, abbiamo provato ad ipotizzare come avrebbero risolto il problema su dove trascorrere la notte in attesa del giorno dopo, senza alcuna certezza che sarebbe stato più propizio. Dopo aver visto famiglie con bambini di pochi anni sistemarsi in alcuni angoli dell’aeroporto, per provare almeno a dormire, ci ha dato le risposte.

Sulle compagnie, poi, si dovrebbe fare un discorso a parte. Dando uno sguardo alle norme che autorizzano le compagnie aeree ad operare presso uno scalo nazionale, emergono diversi accordi e autorizzazioni che passano per le mani dell’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile). Non vogliamo addentrarci sul "ceneroso" terreno dei requisiti, degli obblighi ed anche dei doveri che autorizzano le compagnie a partire e ad atterrare da uno scalo italiano. Ci preme, però, sottolineare che in presenza di un’emergenza straordinaria, quale può essere considerata quella dell’eruzione, che obblighi hanno queste compagnie nei confronti dei passeggeri che, inutile ribadirlo, hanno pagato il biglietto, non sempre così economico, per ritrovarsi abbandonati a se stessi, dovendo provvedere a eventuali dirottamenti di scali e variazione di orari?

Se la correttezza e i diritti del passeggero dovrebbero essere imprescindibili in un rapporto tra cliente e chi fornisce un servizio, al mancato rispetto di queste condizioni, le autorizzazioni e le concessioni non dovrebbero essere riviste e, magari, revocate?

Non siamo in grado di dare questa risposta. Ci limitiamo a sottolineare come, in Italia, qualsiasi emergenza diventi sempre oggetto di propaganda politica. Le proposte aleggiate su varie fonti di informazioni, che vanno dalla possibilità di spostare lo scalo di Fontanarossa in un luogo più idoneo, dalla realizzazione di una pista straordinaria distante dallo scalo e dal vulcano, fino ad arrivare a ribadire che la soluzione stia dietro alla costruzione del ponte sullo Stretto, sono più che dei segnali di improvvisazioni e palliativi che non propongono una vera soluzione.

Nel frattempo, l’Etna, incurante delle nostre diatribe e giochi di potere, continua a rivendicare la sua presenza sul territorio, risalente all’era quaternaria, quando l’uomo si muoveva a mala pena a piedi.

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Tabelloni orari
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Viaggiatori al check-in
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Viaggiatori in partenza

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